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Rincari energetici. Confcooperative Cagliari e Federsolidarietà Sardegna: “Servono interventi tempestivi, a rischio i servizi alle persone più fragili”.

Cagliari, 30 Ott 2026 - Rincari energetici, aumento dei costi di gestione, carburanti e alimentari alle stelle stanno mettendo sempre più sotto pressione le cooperative sociali e socio sanitarie della Sardegna. Una situazione che, se non si interverrà con urgenza attraverso interventi concreti a sostegno delle strutture, rischia di ripercuotersi sulla continuità dei servizi alle persone fragili e sulla vita delle famiglie che ogni giorno si affidano a questa rete di assistenza. A lanciare l'allarme sono Confcooperative Cagliari e Federsolidarietà Sardegna, la federazione che riunisce le cooperative sociali di Confcooperative. La richiesta è di garantire interventi urgenti per tutelare le cooperative, i lavoratori e continuare a garantire servizi adeguati. In Sardegna, Confcooperative rappresenta 220 strutture tra comunità alloggio, servizi per minori e strutture integrate, che garantiscono almeno 2.200 posti di lavoro diretti. A questi si aggiungono centinaia di altre figure professionali, tra psicologi, educatori, pedagogisti, personale sanitario e specialistico, oltre all'indotto legato alla manutenzione, ai fornitori e ai servizi di pulizia e ristorazione.

“Un sistema che costituisce non soltanto una rete assistenziale essenziale per le persone più fragili, ma anche una realtà occupazionale ed economica di grande rilevanza per i territori - sottolinea Fabio Onnis, presidente di Confcooperative Cagliari - un sistema che, per continuare a svolgere la propria funzione, ha bisogno di condizioni economiche sostenibili e interventi che da tempo vengono indicati dai nostri associati. Non possiamo continuare a chiedere alle cooperative di assorbire ogni rincaro, soprattutto quando operano in settori essenziali e con tariffe che non rispecchiano più i costi reali. Serve un confronto concreto con le istituzioni per dare seguito a soluzioni strutturali che permettano alle cooperative di poter continuare a svolgere il proprio ruolo".

A delineare le dimensioni dell'emergenza è Antonello Pili, vicepresidente nazionale e presidente regionale di Federsolidarietà. “L'allarme riguarda l’aumento ormai insostenibile dei costi di gestione delle strutture socio-sanitarie, a partire dall'energia elettrica e dai beni alimentari e non food, con rincari che ormai incidono per oltre il 40%, mentre per frutta e verdura gli aumenti della componente alimentare sono arrivati a lievitare intorno al 50% solo nell’ultimo anno - spiega - una situazione che mette in seria difficoltà le cooperative, già vincolate a rette e tariffe stabilite nei bandi, che restano sostanzialmente invariate per tutta la durata degli affidamenti, con adeguamenti Istat minimi e del tutto insufficienti a compensare gli aumenti registrati. A questo si aggiunge, per i servizi domiciliari, il problema dei costi sostenuti dagli operatori che utilizzano le proprie auto per gli spostamenti di lavoro, anche nelle zone disagiate, con il costo del carburante che, senza rimborsi pubblici, ricade interamente sulle cooperative o sui singoli lavoratori. Come Federsolidarietà chiediamo un intervento straordinario della Regione, che, così come sta facendo per altri settori individui anche per il comparto socio-sanitario strumenti di sostegno e compensazione. Il nodo, infatti, non riguarda soltanto l'entità degli aumenti, ma anche la difficoltà di adeguare le entrate a spese che continuano a crescere - conclude Pili - per le strutture l'unica fonte di entrata è la retta e l'alternativa sarebbe aumentarla fino a raggiungere livelli insostenibili per gli assistiti. Occorre ripensare complessivamente il sistema e rivedere le condizioni dei bandi sottoscritti prima di questi rialzi dei costi e dare il giusto riconoscimento alle comunità integrate che sono realmente quelle che reggono il sistema. In Sardegna, infatti, le RSA sono in totale meno di 20 e contano circa 1.300 posti letto. Una dotazione assolutamente insufficiente a rispondere ai bisogni del territorio. Le comunità integrate aderenti a Confcooperative sono 211 e garantiscono 5.100 posti letto”. Le conseguenze dei rincari si riflettono direttamente anche sull'organizzazione quotidiana come racconta Renata Melas, vicepresidente di Confcooperative Cagliari e presidente della Cooperativa Lago e Nuraghe. "Rispetto allo scorso anno, il costo dell'energia elettrica per le strutture che gestiamo è aumentato di oltre il 40%, ma a pesare è l'insieme dei rincari, dai generi alimentari anche se continuiamo a scegliere fornitori locali perché crediamo nel valore di sostenere l'economia del territorio, ai carburanti, fino a tutte le spese necessarie per garantire l'assistenza quotidiana – rimarca Melas - siamo arrivati al punto che le spese di gestione superano quelle degli affitti, una situazione mai verificatasi prima senza contare che per le strutture in concessione non è possibile investire autonomamente nel fotovoltaico per contenere i costi energetici. In gioco, se pensiamo che oltre la metà delle cooperative sociali aderenti a Federsolidarietà Sardegna afferisce a Città Metropolitana di Cagliari, Sulcis e Medio Campidano, ci sono tanti posti di lavoro per tante persone da assistere.  A questa situazione si aggiunge una disparità che penalizza da tempo la Sardegna che ha le tariffe riconosciute alle comunità integrate tra le più basse d'Italia. Nella Penisola, strutture come le nostre sono classificate come RSA, mentre in Sardegna questa classificazione è riservata alle strutture che assistono pazienti con livelli di gravità molto elevati. Quindi a parità di struttura, il rimborso riconosciuto in Sardegna è fino a quattro volte inferiore rispetto a quello della Penisola. Oltre all’equiparazione tra comunità integrate e RSA urgono interventi concreti per affrontare questa fase di emergenza: ristori straordinari per i rincari di energia e carburanti, sgravi fiscali, voucher per le imprese del Terzo settore, riduzione delle addizionali regionali, maggiore flessibilità e semplificazione burocratica, sostegni alle famiglie con persone non autosufficienti, soglie ISEE regionali più alte e la garanzia che le risorse destinate ai Comuni arrivino effettivamente alle strutture sociosanitarie. Stiamo resistendo grazie all'impegno quotidiano e allo spirito di cooperazione, ma garantire assistenza 24 ore su 24, senza poter ridurre consumi indispensabili come riscaldamento, luci, macchinari sempre attivi, è sempre più difficile. Senza sostegni adeguati, il rischio, per alcune strutture è persino la chiusura. Una prospettiva preoccupante, considerando che tutte sono già al completo e le liste d'attesa sono lunghissime. Nelle nostre strutture, tra comunità integrate, comunità alloggio e centri diurni socio-educativi ci sono anche persone che non hanno nessuno e che trovano nell'assistenza un punto di riferimento fondamentale – evidenzia la vicepresidente di Confcooperative Cagliari - eppure, spesso, il valore di questo lavoro sembra essere compreso solamente da chi vive direttamente la necessità di assistere una persona fragile. Le difficoltà sono ancora maggiori nei piccoli paesi, dove le strutture hanno meno risorse per affrontare i rincari e il tessuto economico e sociale è diverso da quello delle città. Per questo chiediamo che la sanità sociale venga riconosciuta e sostenuta come una componente essenziale del sistema di assistenza: dietro ogni struttura ci sono lavoratori, famiglie e, soprattutto, persone che non possono essere lasciate sole". Com

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