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Il ritorno al nucleare, cosa succede ora e perché le centrali non fanno più paura.

Roma, 24 Sett 2026 - Si torna al nucleare. Il primo passo, sancito dal voto di ieri dei due rami del Parlamento, a 39 anni dal 1987, l'anno in cui - un anno dopo il disastro della centrale nucleare di Chernobyl - un referendum cancellò le centrali dal territorio italiano.

Il disegno di legge sul nucleare approvato dai due rami del Parlamento conferisce al Governo la delega per disciplinare in modo organico l'introduzione del nucleare sostenibile nel sistema energetico nazionale, adottando uno o più decreti attuativi entro dodici mesi dalla entrata in vigore del provvedimento.

Il testo fa diretto riferimento al rispetto degli obblighi europei e internazionali e si inserisce nel quadro delle politiche comunitarie indirizzate al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, con l'obiettivo di rafforzare sicurezza e indipendenza energetica, contenendo i costi dei consumi. La delega prevede l'elaborazione di un Programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione e dell'utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione; nonché la definizione della disciplina relativa alla sperimentazione, localizzazione, costruzione, installazione ed esercizio di nuovi impianti di produzione. 

Rientrano nel perimetro della delega anche la disattivazione e lo smantellamento delle installazioni nucleari esistenti, la disciplina del combustibile nucleare, degli impianti di stoccaggio e smaltimento definitivo di rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito.

Sono oggetto del provvedimento anche il riordino della disciplina in materia di sicurezza, vigilanza e controllo, nonché della governance e il potenziamento della ricerca scientifica, industriale e la formazione di nuove competenze.

"Oggi l'Italia fa un passo verso il futuro: l'approvazione della delega al governo sul nuovo nucleare sostenibile da' compimento a un percorso avviato ormai tre anni fa, volto ad esplorare le potenzialità di questa nuova tecnologia, pulita e sostenibile. Il nucleare non è un ritorno al passato: è una tecnologia vincente, che integrata con le rinnovabili può dare straordinari risultati per la nostra sicurezza energetica, verso la neutralità al 2050", ha commentato Gilberto Pichetto, Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica. 

Più nel dettaglio la legge definisce il quadro entro il quale potranno essere valutati in futuro singoli progetti, quindi non autorizza oggi la costruzione di una centrale. La delega al Governo riguarda l'intero ciclo di vita: programmazione, localizzazione, costruzione, esercizio, sicurezza, combustibile, rifiuti e smantellamento finale. Il Governo avrà 12 mesi per adottare i decreti legislativi e altri 24 mesi per eventuali correttivi. Non viene scelta oggi una tecnologia.

Il perimetro comprende SMR, AMR, micro reattori e, con una disciplina specifica, la fusione. La legge prevede anche la possibilità di istituire una Autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare, valorizzando e rafforzando le competenze tecniche già esistenti presso Isin, l'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. Isin è già oggi l'autorità nazionale di regolamentazione competente per la sicurezza nucleare e la radioprotezione e svolge controlli sulle installazioni nucleari in disattivazione, sui reattori di ricerca oggi attivi in Italia, sulla gestione dei rifiuti e del combustibile esaurito, sulle sorgenti radioattive utilizzate anche in campo sanitario e industriale e sul trasporto dei materiali radioattivi. La legge non individua i siti delle future centrali. 

Il principio è quello della neutralità tecnologica: saranno i decreti a stabilire quali tecnologie potranno essere utilizzate sulla base di maturità, sicurezza e sostenibilità.

La localizzazione avverrà sulla base di criteri tecnici, ambientali e territoriali: sicurezza nucleare, sismicità, rischio idrogeologico, disponibilità di infrastrutture, connessione alla rete e caratteristiche del territorio. Sono previste forme di consultazione delle comunità interessate.  Il Pniec colloca l'eventuale ingresso del nuovo nucleare intorno al 2035.

Negli scenari al 2050 vengono valutati circa 8-16 GW di capacità nucleare, equivalenti a circa l'11-22% della domanda elettrica nazionale. Il nucleare verrebbe quindi integrato con rinnovabili, accumuli, reti e interconnessioni, non pensato in alternativa a esse. Il punto tecnico dell'integrazione è questo: eolico e fotovoltaico dipendono dalla disponibilità di sole e vento, mentre il nucleare è una fonte programmabile e a basse emissioni (in realtà è la fonte a più basse emissioni di CO2 nel ciclo di vita). In un sistema decarbonizzato bisogna garantire non soltanto abbastanza energia nell'arco dell'anno, ma anche potenza disponibile in ogni ora, stabilità della rete e sicurezza degli approvvigionamenti. 

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