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Ucraina: vertici a raffica per la pace verso il G20 di Miami, ma l’Italia resta fuori dai tavoli chiave.

Kiev, 4 Nov 2026 – S’intensificano i round diplomatici tra Europa e Medio Oriente per individuare una via d'uscita dalla guerra in Ucraina. Una forte accelerazione legata a doppio filo alla tornata elettorale negli Stati Uniti, con Donald Trump intenzionato a puntare sul G20 di Miami di metà dicembre come potenziale cornice per la sigla di un'intesa di pace.

Il primo appuntamento è fissato per oggi a Palazzo Berlaymont: alla Commissione Europea i negoziatori statunitensi si confronteranno con i delegati di Kiev, Francia, Germania, Regno Unito, Consiglio Europeo, Nato e Banca Mondiale. Un tavolo a prevalente trazione economica, centrato sui fabbisogni finanziari aggiuntivi dell'Ucraina e sui temi di ricostruzione e prosperità, a cui prenderanno parte figure tecniche senza la presenza di Witkoff e Kushner. Giovedì l'attenzione si sposterà invece al quartier generale della Nato per un confronto più ristretto tra Stati Uniti, vertici dell'Alleanza atlantica e il formato «E3» (Londra, Parigi e Berlino), cabina di regia della Coalizione dei Volenterosi. Al centro del vertice ci sarà il dossier delle garanzie di sicurezza per Kiev, che fa seguito alle interlocuzioni avviate a Miami e a Oslo.

Proprio sul piano militare, dal 9 al 22 novembre la Polonia ospiterà l'esercitazione «Koalicja», guidata da Regno Unito e Francia. Le manovre testeranno schieramento, protezione e rifornimento della neonata Forza multinazionale per l'Ucraina (MNF-U), destinata a supportare la riorganizzazione delle forze armate ucraine al termine delle ostilità. All'operazione parteciperanno circa 2.800 militari provenienti da undici nazioni (tra cui Polonia, Germania, Spagna, Turchia, Paesi Bassi e Svezia), con la vistosa assenza dell'Italia. L'esclusione di Roma sia dalle manovre sul campo sia dal tavolo dell'E3 ha subito innescato la protesta delle opposizioni: il vicepresidente del M5S Stefano Patuanelli ha denunciato il rischio che l'Italia finisca «relegata al ruolo di spettatrice, pagante peraltro», mentre il capogruppo Pd Alessandro Alfieri ha sollecitato Giorgia Meloni e Antonio Tajani a farsi sentire, giudicando l'E3 «non adeguato a rappresentare le diverse posizioni europee». La linea del governo italiano di puntare su un unico negoziatore Ue incontra tuttavia fortissime resistenze a Bruxelles, dove funzionari comunitari definiscono «quasi impossibile» trovare un nome condiviso con un mandato a ventisette.

Il calendario di novembre proseguirà il 10 e l'11 ad Abu Dhabi con un trilaterale Usa-Russia-Ucraina, volto principalmente a riaprire formalmente il canale di dialogo. Da Berlino, ospite di Merz, Volodymyr Zelensky ha ribadito che «senza l'Europa non può esserci una pace stabile», auspicando un vertice tra leader con Trump e Putin, pur escludendo trasferte a Mosca o a Kiev e bollando come inutile l'opzione di un contatto telefonico, mentre sul terreno si fa il conto dei 33 morti e 50 dispersi dell'ultimo raid a Komyshuvakha. Sullo sfondo restano infine le indiscrezioni del Financial Times su possibili contatti per un incontro Putin-Trump-Xi a margine del summit Apec di Shenzhen, assieme a un vertice dei Volenterosi convocato da Merz per il 19 novembre: scenari il cui reale esito rimarrà vincolato ai pesi politici che sono usciti (con larga vittoria sia alla Camera che al Senato dei Democratici americani) dal voto di metà mandato negli Stati Uniti.

Iniziativa a sorpresa della First Lady Melania Trump, che riunirà personalmente alla Casa Bianca rappresentanti di Russia e Ucraina per fare il punto sugli sforzi negoziali e sul cessate il fuoco.

A renderlo noto è una nota ufficiale della presidenza americana, che definisce l'evento un passaggio straordinario e sottolinea come la consorte del presidente abbia «dato il via autonomamente a un impegno tra le due nazioni in guerra», rivendicandole il merito di un'«iniziativa diplomatica senza precedenti per una First Lady americana».

Al centro dell'azione promossa da Melania Trump c'è la recente tregua umanitaria a Oleshky e nell'area circostante di Kherson — sotto controllo russo —, che ha consentito l'evacuazione di decine di civili (stimati in circa 800) e la consegna congiunta di aiuti, un'operazione per la quale si era speso anche papa Leone XIV con colloqui diretti con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. La First Lady, già impegnata sul fronte della restituzione alle famiglie dei bambini ucraini trasferiti in Russia, terrà un discorso pubblico proprio giovedì prossimo alla Casa Bianca per illustrare gli sviluppi dell'intesa, auspicando che possa fare da apripista a un percorso di pace duraturo.

Sui contenuti e l'effettiva portata dell'appuntamento regna però forte incertezza. Non sono stati diffusi dettagli sul livello o sui nomi dei delegati attesi al tavolo e da Mosca è subito arrivata una doccia fredda: interpellato in conferenza stampa, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha infatti smentito di essere al corrente dell'evento, dichiarando seccamente: «Non so nulla di tutto questo. Non ne sono a conoscenza».

Dura condanna del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, per i ripetuti raid russi contro le città ucraine, responsabili di un «numero record di vittime civili, tra cui numerosi bambini». A renderlo noto è stato il portavoce Stephane Dujarric, richiamando l'attenzione sui recenti attacchi che hanno colpito una struttura sanitaria e un centro di assistenza a Kharkiv e Dnipro.

Particolare allarme è stato espresso per il bombardamento avvenuto nella regione di Zaporizhzhia contro una scuola adibita a rifugio e punto di distribuzione degli aiuti umanitari, dove si contano decine di morti e dispersi. Nel denunciare anche i pesanti danni arrecati alle infrastrutture energetiche del Paese, il Palazzo di Vetro ha rinnovato l'appello per un'«immediata de-escalation».

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