Kiev, 11 Lug 2026 - La capitale ucraina è tornata sotto il fuoco russo nelle prime ore di sabato. Almeno cinque violente esplosioni hanno scosso diversi quartieri di Kiev, svegliando la popolazione nel cuore della notte. Stando a quanto riferito dai giornalisti sul posto dell'agenzia France-Presse, l'attacco ha colto di sorpresa i sistemi di difesa della città, tanto che le sirene dell'allarme antiaereo hanno iniziato a suonare soltanto diversi minuti dopo la prima detonazione.
La situazione nella città resta di massima allerta. Il capo dell'amministrazione militare di Kiev, Tymur Tkachenko, ha diffuso un messaggio d'urgenza attraverso i canali ufficiali di Telegram per avvertire la cittadinanza del pericolo in corso. Tkachenko ha confermato che il nemico sta attaccando direttamente il centro urbano con un fitto lancio di missili, esortando tutti i residenti a non abbandonare i propri rifugi e a rimanere all'interno di luoghi sicuri fino al termine dell'emergenza.
Infatti Kiev è stata colpita sabato mattina da un violento attacco missilistico russo. Due ondate di esplosioni hanno scosso la città prima dell'attivazione delle sirene antiaeree, spingendo il capo dell'amministrazione militare, Tymur Tkachenko, a ordinare ai cittadini di rifugiarsi nei sicuri. Il bilancio provvisorio è di almeno sei feriti, tre dei quali ricoverati in ospedale come riferito dal sindaco Vitali Klitschko. L'incursione, che segue l'uso crescente di missili balistici difficili da intercettare, arriva come rappresaglia dopo le recenti operazioni ucraine con droni contro le infrastrutture petrolifere russe e il porto di Taganrog.
Un lunghissimo tira e molla conclusosi con un preoccupante nulla di fatto. La riunione del Coreper II, il comitato dei rappresentanti permanenti dei 27 Paesi membri, è andata in archivio senza trovare la quadra sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. A differenza del passato, stavolta la colpa non è da attribuire ai veti dell'Ungheria di Viktor Orbán. Le resistenze sono diffuse e le lancette corrono veloci: il 15 luglio scatterà automaticamente l'innalzamento a 60 dollari a barile del price cap al petrolio russo, uno scenario che i vertici europei vogliono scongiurare a ogni costo.
L'obiettivo è ora intercettare un'intesa prima del Consiglio Affari Esteri di lunedì. Per sbloccare la situazione si valuta la convocazione straordinaria di un nuovo Coreper per domenica o, in alternativa, il mandato passerà direttamente ai ministri degli Esteri per raggiungere una mediazione.
A metà pomeriggio il quadro sembrava muoversi verso il sereno dopo l'ammorbidimento del divieto di ingresso in Ue per i veterani russi che hanno combattuto in Ucraina. Francia e Italia avevano espresso forti perplessità sul rischio di un blocco totale dei visti, data la difficoltà di stilare liste precise dei combattenti, una misura che avrebbe inflitto perdite economiche considerevoli a due delle mete predilette dal turismo russo.
Gli ostacoli rimasti sul tavolo rimangono comunque numerosi e complessi. Il blocco all'importazione del merluzzo russo vede la netta contrarietà di Germania e Portogallo e rischia seriamente di essere espunto dal testo. Parallelamente, permangono forti dubbi sia sulla durata del congelamento del price cap, sia sullo stop alla circolazione delle metaniere dedicate al trasporto del Gnl di Mosca. A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge l'inserimento nella lista nera del Patriarca Kirill, una misura osteggiata sin dall'inizio dalla Bulgaria a cui si è unita, nelle ultime ore, anche l'Italia.
Le uniche note positive della giornata arrivano sul fronte dell'allargamento a Est. È arrivata infatti la luce verde all'apertura del Cluster 6 sulle relazioni esterne per Ucraina e Moldavia, un passo in avanti verso l'integrazione salutato con entusiasmo dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Novità importanti si registrano anche sul sostegno militare, con l'Ue che si appresta a concedere a Kiev l'accesso alle armi britanniche sfruttando i fondi derivanti dal maxi prestito comunitario da 90 miliardi di dollari.
Lunedì il Consiglio Affari Esteri si preannuncia denso di tensioni non solo sul fronte russo. I ministri dovranno esaminare la proposta della Commissione per ridurre o vietare l'import dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani. Da Palazzo Berlaymont filtra un assoluto muro di silenzio, e il sospetto diffuso tra le cancellerie è che l'obbligo di unanimità verrà sfruttato da diversi Paesi come scudo procedurale per evitare di esporsi sulle politiche del governo Netanyahu in Cisgiordania.












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