Teheran, 15 Giu 2026 – È prevista per venerdì 19 giugno a Ginevra la cerimonia ufficiale per la firma tra Usa e Iran del memorandum d'intesa che stabilisce i principi per la fine dei combattimenti su tutti i fronti, estendendosi esplicitamente anche al teatro bellico del Libano. Il protocollo iniziale non rappresenta una risoluzione definitiva dei nodi strutturali che dividono le due potenze, bensì l'architettura di una tregua. Tra i punti dell'accordo ci sarebbe anche la riapertura dello Stretto di Hormuz. Sulla questione nucleare prevista una soluzione definitiva entro 60 giorni.
In una dichiarazione congiunta Regno Unito, Francia, Germania e Italia affermano che collaboreranno strettamente con gli Stati Uniti, l'Iran e i partner regionali per "cogliere questo momento" e intanto si dichiarano pronte a revocare alcune sanzioni contro l'Iran. Che però "non dovrà mai acquisire armi nucleari", specifica il Gruppo E4.
L'accordo di Trump per porre fine alla guerra con l'Iran "non vincola Israele" che è "una nazione indipendente e sovrana" e "non è subordinata agli Stati Uniti". A dirlo è il ministro per la sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, che in un lungo post su X ricorda come il dovere dell'esecutivo sia "di garantire la sicurezza agli ebrei nella terra d'Israele". "Ogni volta che ci siamo arresi alla pressione internazionale a scapito della sicurezza di Israele, abbiamo pagato un prezzo in sangue con gli interessi. Lo è stato negli Accordi di Oslo, lo è stato nell'accordo in Libano nel 2006, e lo è stato in tutto il periodo di contenimento a Gaza che ci è esploso in faccia". Ben Gvir sottolinea di "amare gli Stati Uniti" e di essere "grato al presidente Trump" e "tuttavia, lo Stato di Israele non è una repubblica delle banane". "La mia posizione è chiara: non siamo parte di questo accordo che non tutela la nostra sicurezza, e non ci vincola in alcun modo" continua il ministro, "Non dobbiamo compromettere su meno dello smantellamento di Hezbollah, non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato e ripulito dalle nostre forze dalle infrastrutture terroristiche, non dobbiamo tornare a una situazione in cui migliaia di terroristi siedono sulle recinzioni degli insediamenti del Nord, e certamente non dobbiamo tacere nemmeno per un momento di fronte a un fuoco diretto contro lo Stato di Israele".
Israele non si ritirerà dal Libano e non si considera vincolato dalla clausola contenuta nell'accordo con l'Iran. Lo ha detto il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Secondo fonti israeliane, Netanyahu ha chiarito che le Forze di Difesa Israeliane manterranno le loro attuali posizioni in Libano e continueranno a operare per contrastare la minaccia di Hezbollah, distruggendo le infrastrutture terroristiche e rispondendo a qualsiasi attacco contro Israele. Tra i ministri del governo vi è la convinzione che Israele difenda i propri interessi in Libano e Netanyahu ne ha ricevuto il pieno sostegno durante la riunione di gabinetto del 14 giugno.
"Molti Paesi hanno chiesto di sanzionare il ministro israeliano Ben-Gvir ma dalle consultazioni informali che ho avuto con gli Stati membri non c'è la necessaria unanimità". Lo ha detto l'alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando in Lussemburgo per il consiglio affari esteri.
I prezzi del petrolio sono crollati di circa il 5% dopo che Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo di pace volto a porre fine al conflitto in Medio Oriente e a riaprire lo Stretto di Hormuz entro la fine della settimana.
Il presidente Donald Trump ha annunciato che le spedizioni di petrolio dal Golfo Persico potrebbero riprendere a breve, compresa la revoca del blocco statunitense sui porti iraniani. I mercati petroliferi hanno subito notevoli perturbazioni dallo scoppio del conflitto alla fine di febbraio, con la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz che ha interessato circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio. I future sul greggio Wti cedono il 4,94% a 80,6 dollari al barile, toccando il minimo degli ultimi due mesi, mentre quelli sul Brent arretrano del 4,44% a 83,44 dollari al barile.
Nel frattempo è stato anche reso noto che qualora l'Iran non raggiungesse un accordo nucleare definitivo con gli Stati Uniti, un processo che dovrebbe iniziare venerdì in Svizzera, Donald Trump ha minacciato di riprendere gli attacchi militari contro Teheran o di fare degli Stati Uniti "i custodi del Medio Oriente" in cambio del 20% dei ricavi della regione. Lo ha detto il tycoon in una conversazione telefonica di 28 minuti con il New York Times.
Trump ha aggiunto che l'Iran avrebbe garantito, in ultima analisi, uno stretto di Hormuz "permanentemente libero da pedaggi", sostenendo di aver salvato Israele dall'annientamento nucleare, malgrado le obiezioni del primo ministro Netanyahu.
"Questo grande accordo porterà pace e sicurezza a tutta la regione. Molti presidenti hanno cercato di fare la pace con l'Iran, e tutti hanno fallito prima di me", lo scrive il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su Truth dopo l'annuncio dell'accordo di pace concordato da Teheran e Washington. "I leader della regione hanno trovato, per la prima volta, un presidente in grado di aiutarli a raggiungere una pace reale. Con la riapertura dello Stretto, dopo la firma dell'accordo venerdì, per consentire le operazioni di rimozione delle mine, il petrolio tornerà a fluire in entrambe le direzioni per la regione e per il mondo".








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