Cagliari, 14 Giu 2026 - Trump ribadisce, 'l'Iran ha accettato di non avere l'atomica, a breve Hormuz aprirà' "Abbiamo la Repubblica Islamica dell'Iran che ha appena accettato di non avere mai un'arma nucleare, e lo Stretto di Hormuz aprirà a breve": è quanto affermato in un post su Truth dal presidente Usa, Donald Trump. Nel messaggio, che non specifica quando di preciso potrebbe riaprire lo Stretto, Trump annuncia il suo 'endorsement' al congressista Mike Collins, ora candidato repubblicano al Senato per la Georgia.
"La decisione finale di Teheran riguardo l'accordo è in fase di esame". Lo scrive l'agenzia di stampa iraniana Fars, considerata vicina ai Pasdaran, citando quella che definisce una fonte attendibile vicina al team negoziatore: "L'Iran non ha ancora annunciato la sua decisione finale riguardo l'accordo proposto. L'esame delle dimensioni politiche, giuridiche e tecniche delle proposte presentate è ancora in corso". Sempre secondo l'agenzia, che cita "fonti informate", "l'esame delle varie dimensioni delle proposte presentate continua ancora a livelli di competenza e decisionale, e le istituzioni responsabili stanno valutando attentamente gli aspetti politici, giuridici e tecnici della questione".
Il capo negoziatore e presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato in un post su X che l'attacco ai sobborghi meridionali di Beirut "ha dimostrato ancora una volta che gli Stati Uniti non sono disposti o non sono in grado di rispettare i propri impegni", accusando Washington di aver dato a Israele il "via libera". Così "non si ottengono vantaggi. Il gioco del poliziotto buono e poliziotto cattivo è passato di moda. Se non avete né la volontà né la capacità di adempiere ai vostri impegni, non è possibile parlare di proseguire lungo questa strada", ha affermato.
Nella bozza di accordo tra Washingtone Teheran, l'Iran si impegna a non "produrre o acquisire" un'arma nucleare: lo ha affermato un alto funzionario iraniano alla Reuters, che ne ha dato notizia sul proprio sito. La bozza prevede che i dettagli su come gestire l'uranio arricchito attualmente esistente in Iran verranno invece discussi in un periodo di 60 giorni successivo all'intesa preliminare tra le parti. La stessa fonte iraniana ha aggiunto che l'accordo prevede che gli Usa liberino asset di Teheran congelati per valore di 25 miliardi di dollari.
In base a quanto riferito a Reuters dall'alto funzionario iraniano citato, oltre alla questione della rinuncia all'arma nucleare da parte di Teheran, i principali punti del memorandum in fase di possibile finalizzazione tra Usa e Iran sono: riapertura immediata di Hormuz da parte delle forze iraniane al traffico di navi commerciali e rimozione del blocco marittimo applicato in zona dagli Usa; la sospensione temporanea delle sanzioni inflitte da Washington al petrolio iraniano; il via libera degli Usa allo scongelamento di 25 miliardi di dollari in beni iraniani bloccati; lo stop alla prosecuzione del programma nucleare iraniano fino al raggiungimento di un accordo definitivo e l'accettazione da parte degli Stati Uniti della condizione per cui l'Iran diluirebbe sul proprio territorio le scorte di uranio arricchito che detiene, in modalità da stabilire entro 60 giorni.
L'Iran è uscito dalla guerra più potente di prima, ha dimostrato la sua capacità di influenzare l'economia globale attraverso il controllo dello strategico stretto di Hormuz e di attaccare i Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti. Lo scrive su telegram il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. "Questo cambiamento di prospettiva non è dovuto semplicemente alle capacità di difesa del Paese; piuttosto, affonda le sue radici nella fermezza, nella solidarietà e nella resistenza della nazione iraniana, che sono state il principale sostegno del Paese nei giorni difficili", ha scritto Araghchi. Il ministro degli Esteri iraniano ha inoltre parlato dell'importanza dell'Iran per la sicurezza regionale in futuro: "L'esperienza della recente guerra ha dimostrato che la sicurezza regionale non può basarsi sull'eliminazione o sull'ignorare l'Iran". "I paesi della regione sono giunti gradualmente alla consapevolezza che la sicurezza sostenibile, lo sviluppo economico e la stabilità regionale sono possibili solo attraverso la cooperazione, la comprensione e la considerazione degli interessi comuni di tutti i paesi della regione, compresa la Repubblica islamica dell'Iran".
Il vice comandante delle Guardie Rivoluzionarie dell'Iran, Yadollah Javani, ha dichiarato che "la diplomazia e l'azione sul campo si completano a vicenda e il loro obiettivo comune è proteggere gli interessi e i diritti dell'Iran". "Tuttavia, le forze armate sono pronte a rispondere a qualsiasi male con gli occhi aperti e la mano sul grilletto", ha sottolineato, citato dalla televisione di stato.
La dichiarazione di Javani giunge nel mezzo della forte opposizione dei gruppi ultra-fondamentalisti in Iran a un possibile accordo con gli Stati Uniti, dopo che il presidente Donald Trump ha affermato che l'accordo potrebbe essere firmato domenica, a condizione che l'Iran non abbia un programma nucleare e che venga riaperto lo Stretto di Hormuz. I gruppi, tra cui 16 parlamentari membri del gruppo estremista Paydari, hanno organizzato manifestazioni di protesta davanti agli edifici del ministero degli Esteri a Teheran e Mashhad la scorsa notte, chiedendo le dimissioni dei negoziatori iraniani, del presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi. "Abbasso Araghchi, l'infiltrato e compromettente disonorato!" e "Che ne sarà del sangue del nostro leader martire?", hanno gridato.
Un parlamentare, Kamran Ghazanfari, ha definito Araghchi un "bugiardo", affermando che "non può fare una sola dichiarazione sul nostro programma nucleare". Un altro parlamentare, Mohammad Raisi, ha sottolineato che "l'accordo viola le linee rosse della Guida Suprema. Sarà un fallimento per l'Iran e una vittoria per gli Stati Uniti. Firmeranno un accordo proprio nel giorno del compleanno di Trump, l'assassino del nostro defunto leader Ali Khamenei".
Tuttavia, un alto funzionario del ministero degli Esteri, Hossein Noushabadi, ha invitato gli estremisti ad «evitare la discordia». «Qualsiasi negoziato o accordo non è una decisione personale dei negoziatori, ma di tutte le principali istituzioni del Paese".











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