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Legge di stabilità – Duro colpo al gambling: diminuiscono i punti in cui giocare, aumentano le tasse

Roma, 21 Nov 2015 - Anni per costruire un'industria, una legge per abbatterla. O quasi. La situazione del gambling in Italia è una delle migliori in tutta Europa, dietro soltanto al colosso inglese. Ma la tranquillità del settore rischia di essere scossa nelle fondamenta da un nuovo provvedimento parlamentare: la legge di stabilità.

Nel 2014 gli italiani hanno speso 84,4 miliardi di euro nel campo delle scommesse (dati dell’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane), un decimo di quanto hanno usato per consumi privati, un venticinquesimo del PIL. Dei 450 miliardi girati nel settore l'anno scorso, il 20% sono passati da mani italiane. Non male, se si considera lo sproposito tra la popolazione globale e quella del nostro Stato. Sorridono in particolare i gestori di slot machine e videolotteries, che insieme hanno raccolto più di 46 miliardi in 12 mesi. Perché le macchinette rimangono saldamente al comando nelle preferenze dei nostri connazionali, con un 53% che lascia poco spazio agli inseguitori, tutti sotto il 20%. Lasciava almeno, dato che con la nuova legge tutto può cambiare.

Meno casinò, più tasse. E' questa la ricetta dello Stato italiano per dare una mazzata al settore del gambling. Un colpo duro in grado di tramortire (e forse stendere definitivamente) l'intera industria. Dei 22.000 mini-casinò presenti sul territorio della penisola, 15.000 vedranno rinnovata la concessione, mentre altri 7.000 saranno costretti a chiudere. La tassazione sulle slot machine salirà dal 13 al 15% a partire da gennaio 2016, mentre quelle delle videolotteries saliranno fino al 5,5%. Inoltre la rata da versare per la proroga delle concessioni salirà da 2.800 a 5.000 euro per un mese, da 1.400 a 2.500 per due settimane o meno. Con questi piccoli ritocchi lo Stato conta di incassare almeno mezzo miliardo di euro in più, ma la cifra potrebbe aumentare ulteriormente. Mettendo in ginocchio tutti coloro che sono legati al settore dell'azzardo. Giocatori e non solo.

L'industria italiana del gambling conta infatti 6.600 imprese, in grado da sole di gestire 120.000 esercizi (Il Gioco d’azzardo in Italia, Gaming Report). Un numero così alto di attività richiede necessariamente un notevole impiego di lavoratori: 140.000 addetti e 20.000 impiegati contano sullo stipendio fornito dalle case per arrivare alla fine del mese. Con tutti questi tagli però la diminuzione degli incassi è inevitabile, e la mossa successiva delle aziende non potrà che essere fare qualche considerazione sul personale. In fondo, con l'avvento dell'online e del mobile, il lavoro umano è spesso sostituito da internet. Togliere denaro ai fondi sarà solo il primo passo verso una nuova ondata di disoccupazione. Già 3 milioni di italiani infatti si dedicano alle scommesse sul web, e la maggior parte dei neomaggiorenni sostituisce rapidamente la schedina al bar con qualche puntata sui siti dedicati. In fondo è talmente semplice che basta qualche click per avere di fronte un palinsesto incredibilmente completo.

Il rischio di abbattere il colosso gambling è molto alto, e non è pensabile riuscire a salvare tutti i posti di lavoro aumentando la trattenuta fiscale. Lo Stato deve trovare una soluzione differente, magari trovando introiti in altri settori. Se la scommessa della legge di stabilità andrà persa, non ci saranno più posti in cui effettuare puntate. Di nessun genere.

 

 

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