Teheran, 14 Apr 2026 - Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, parteciperà ai colloqui diretti tra Israele e Libano in programma oggi a Washington. Lo ha detto alla Cnn un funzionario del dipartimento di Stato, precisando che al confronto, in programma al dipartimento di Stato, parteciperanno anche l'ambasciatore americano in Libano, Michel Issa, e il consigliere del dipartimento di Stato, Michael Needham. Le delegazioni israeliana e libanese saranno guidate dai rispettivi ambasciatori negli Stati Uniti, Yechiel Leiter e Nada Hamadeh. "Questo colloquio amplierà il dialogo in corso su come garantire la sicurezza a lungo termine del confine settentrionale di Israele e su come sostenere la determinazione del governo libanese alla piena sovranità sul proprio territorio e sulla propria vita politica - ha detto il funzionario americano - Israele è in guerra con Hezbollah, non con il Libano, quindi non c'è motivo per cui i due Paesi vicini non debbano dialogare".
La petroliera 'Rich Starry', di proprietà cinese ma battente bandiera del Malawi, ha completato l'attraversamento dello Stretto di Hormuz dopo il blocco imposto dagli Stati Uniti. E' quanto appare dai dati di tracciamento navale del sito MarineTraffic. La petroliera era tra quelle sanzionate dagli Stati Uniti per i rapporti della proprietà con l'Iran.
L'Iran ha inviato una risposta formale agli Stati Uniti lunedì, proponendo una sospensione di massimo 5 anni dei propri programmi di arricchimento dell'uranio. L'offerta, riportata dal New York Times sulla base di fonti diplomatiche di Teheran e Washington, rappresenta un netto scostamento rispetto ai 20 anni di blocco richiesti dalla delegazione americana durante i recenti e tesi colloqui di Islamabad.
Il Presidente Donald Trump ha tuttavia già respinto la proposta, giudicandola insufficiente rispetto ai termini posti dagli USA. Nonostante il muro contro muro, restano aperti i canali di comunicazione: i funzionari starebbero infatti valutando l'opportunità di organizzare un nuovo ciclo di negoziati in presenza, sebbene al momento non sia stato definito alcun piano concreto per un prossimo incontro.
l futuro dell'accordo tra Washington e Teheran dipende ora esclusivamente dalle decisioni che verranno prese nella capitale iraniana. In un'intervista rilasciata a Fox News, il Vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha fatto il punto sullo stallo dei negoziati, utilizzando una metafora sportiva per chiarire la posizione della Casa Bianca: "La palla è davvero nel loro campo".
Vance ha fornito dettagli inediti sulla conclusione dei colloqui in Pakistan, spiegando che il rientro della delegazione americana non è stato un atto di rottura definitiva, ma una conseguenza della strategia negoziale iraniana.
"Abbiamo capito che erano arrivati a una linea rossa", ha affermato il Vicepresidente. Secondo la ricostruzione di Washington, i negoziatori iraniani avrebbero raggiunto il limite del proprio mandato e avrebbero avuto bisogno di consultarsi direttamente con i vertici del potere: "Penso che la squadra dovesse tornare a Teheran, dalla Guida Suprema, per far accettare i termini che avevamo posto".
Nonostante il blocco dello stretto di Hormuz, il prezzo del petrolio oggi è in calo sotto i 100 dollari al barile sui mercati asiatici.
I future del greggio Wti cedono oltre il 2% a 96,83 dollari al barile, invertendo i guadagni della sessione precedente, mentre i future sul Brent perdono l'1,57% a 97,82 dollari al barile. Nel frattempo, un rapporto dell'Opec+ ha rivelato che la produzione del gruppo è scesa di 7,9 milioni di barili al giorno a marzo, principalmente a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz. Segnali più chiari sulle condizioni di offerta e domanda globale sono attese nel prossimo rapporto mensile dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE).
Nonostante il clima di scontro aperto, i canali diplomatici tra Washington e Teheran non si sono interrotti, sebbene abbiano subito una brusca frenata. Secondo quanto riportato dall'agenzia Reuters, che cita fonti vicine ai dossier, i negoziati svoltisi a Islamabad avrebbero portato le due potenze a un passo da una svolta storica, completando circa l'80% di un possibile accordo prima di precipitare in una fase di stallo.
I colloqui in Pakistan avrebbero dovuto sancire il superamento delle divergenze più critiche, ma il miglio finale si è rivelato insuperabile. Le fonti descrivono un'atmosfera tesa e ostile, in cui il progresso tecnico raggiunto non è bastato a colmare la profonda sfiducia politica tra le delegazioni.
La situazione attuale viene definita come uno "stallo indefinito": un punto di rottura che non chiude definitivamente le porte, ma che rende incerta la ripresa dei lavori nel breve periodo.
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato ad attaccare duramente la stampa tradizionale attraverso il proprio social network, Truth. Nel mirino del tycoon è finito nuovamente il New York Times, accusato di manipolare la realtà riguardo alla situazione geopolitica in Medio Oriente.
Secondo Trump, il prestigioso quotidiano starebbe diffondendo una narrazione distorta sulla tenuta dell'Iran, descrivendolo in una posizione di forza o, perlomeno, capace di resistere alle pressioni esterne. Al contrario, il Presidente sostiene che Teheran sia stata "totalmente annientata, militarmente e non solo".
Infine, l'onda d'urto del conflitto in Medio Oriente sta scuotendo le fondamenta dell'economia globale con effetti profondamente diseguali. È quanto emerge da una nota congiunta rilasciata oggi a Washington dai vertici dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale, riuniti per discutere le contromisure alla crisi in corso.
Secondo le tre organizzazioni, la guerra sta esercitando una pressione "rilevante e fortemente asimmetrica". Sebbene l'instabilità tocchi l'intero pianeta, il peso maggiore ricade sulle spalle dei paesi importatori di energia, con una criticità estrema per le nazioni a basso reddito. L'aumento dei prezzi di materie prime fondamentali come petrolio, gas e fertilizzanti rischia di innescare nuove spirali inflattive e crisi alimentari nei contesti già vulnerabili.
Di fronte a questo scenario, le istituzioni di Washington hanno annunciato una strategia comune basata su tre pilastri. Il monitoraggio costante con una valutazione in tempo reale delle oscillazioni sui mercati energetici. L'analisi dei rischi con lo studio dell'impatto macroeconomico sui singoli Paesi per prevenire default o crisi sistemiche. Una risposta coordinata con l'impegno a fornire sostegno finanziario e tecnico ai governi più esposti.
"Siamo determinati a coordinare la nostra risposta e il nostro sostegno", si legge nel documento ufficiale. L'obiettivo dichiarato è mitigare le conseguenze di una crisi che, partendo dal settore energetico, minaccia di frenare la crescita globale e di allargare ulteriormente il divario tra le economie avanzate e quelle in via di sviluppo.











Comments are closed.