Cagliari, 17 Apr 2026 - Donald Trump ha ribadito la propria posizione fermezza nei confronti dell'Iran, intervenendo sia sul piano diplomatico sia sulla recente polemica con Papa Leone XIV. Parlando con i giornalisti prima di partire per Las Vegas, il presidente ha sottolineato che l'obiettivo prioritario resta impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari, motivando il proprio dissenso con il Pontefice attraverso la necessità di garantire la sicurezza globale. Trump ha richiamato l'attenzione sulla repressione delle proteste interne in Iran, citando un bilancio di 42.000 vittime negli ultimi mesi per evidenziare la natura del regime e ribadire che la propria libertà di espressione è pari a quella del Papa.
Sul fronte bellico, il presidente ha accennato alla possibilità di non prorogare il cessate il fuoco previsto in scadenza per la prossima settimana, assicurando che le operazioni stanno procedendo con successo. Secondo Trump, l'efficacia del blocco navale nello Stretto di Hormuz, definito uno strumento "più potente delle bombe", avrebbe spinto l'Iran a una maggiore flessibilità negoziale. Il presidente ha affermato che Teheran sarebbe ora disposta a concessioni precedentemente negate, tra cui la consegna dell'uranio arricchito — definito "polvere nucleare" — situato nei siti sotterranei colpiti dai bombardieri B-2 e la sospensione a tempo indeterminato dell'arricchimento.
L'accordo, che secondo la Casa Bianca potrebbe essere finalizzato in un incontro previsto per il prossimo fine settimana, non prevedrebbe limiti temporali di vent'anni ma una garanzia permanente contro lo sviluppo di testate atomiche. Nonostante l'ottimismo espresso sul rapporto con l'Iran e sulla vicinanza di un'intesa definita "molto positiva", Trump ha concluso con un avvertimento: in assenza di una firma definitiva, i combattimenti sono destinati a riprendere immediatamente.
Il consigliere militare della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha avvertito che l'Iran avrebbe affondato navi americane nello Stretto di Hormuz se gli Stati Uniti avessero deciso di "controllare" questo importante punto di passaggio per la navigazione. Gli Stati Uniti stanno imponendo un blocco militare dello Stretto di Hormuz dopo che l'Iran ha bloccato la navigazione per oltre sei settimane di guerra, in un conflitto attualmente sospeso grazie a un fragile cessate il fuoco di due settimane.
"Il signor Trump vuole diventare il poliziotto dello Stretto di Hormuz. E' davvero questo il suo compito? E' questo il compito di un potente esercito come quello degli Stati Uniti?", ha detto alla televisione di stato Mohsen Rezaei, ex comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, nominato consigliere militare da Khamenei il mese scorso.
"Queste vostre navi saranno affondate dai nostri primi missili e rappresentano un grave pericolo per le forze armate statunitensi. Possono essere facilmente colpite dai nostri missili e noi possiamo distruggerle", ha dichiarato Rezaei, in uniforme militare, all'emittente statale. Considerato da tempo un intransigente persino all'interno delle Guardie Rivoluzionarie, l'esercito ideologico iraniano, Rezaei ha affermato che sarebbe "fantastico" se gli Stati Uniti lanciassero un'invasione di terra dell'Iran, poiché "prenderemmo migliaia di ostaggi e per ogni ostaggio otterremmo un miliardo di dollari".
Ha poi aggiunto, senza fornire ulteriori dettagli: "Non sono affatto favorevole a una proroga del cessate il fuoco, e questa è una mia opinione personale". Figura di spicco e veterano della politica iraniana, Rezaei ha guidato le Guardie Rivoluzionarie dal 1981 al 1997. Il primo e finora unico ciclo di negoziati tra Iran e Stati Uniti dopo lo scoppio della guerra è stato condotto in Pakistan dal presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ex comandante delle forze aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie.
Donald Trump ha salutato con favore nella tarda serata di ieri il cessate il fuoco in Libano, definendolo potenzialmente una giornata storica per il paese e presentandolo come un segnale positivo nel più ampio sforzo per fermare la guerra con l'Iran. "Potrebbe essere stata una giornata storica per il Libano", ha scritto il presidente Usa Donald Trump su Truth Social. "Stanno accadendo cose buone!!!". Trump aveva annunciato ieri la tregua di dieci giorni dopo una spinta diplomatica americana, indicando l'intesa come un passo capace di rimuovere uno dei principali ostacoli agli sforzi per mettere fine alla guerra con l'Iran. "Niente più uccisioni. Bisogna finalmente avere la Pace!", aveva scritto in precedenza il presidente americano in un altro messaggio pubblicato su Truth Social.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato alla Casa Bianca che l'Iran è pronto a consegnare la propria "polvere nucleare" e a sospendere l'arricchimento dell'uranio per un periodo indefinito. Secondo il presidente, Teheran avrebbe accettato di cedere il materiale nucleare stoccato nel sottosuolo a seguito dei recenti raid condotti dai bombardieri B-2; il riferimento riguarderebbe i circa 450 kg di uranio arricchito in possesso della Repubblica Islamica.
Trump si è detto ottimista sulla conclusione di un "buon accordo" che escluda la presenza di armi nucleari senza limiti temporali, andando oltre la precedente richiesta statunitense di una moratoria di 20 anni. Nuovi negoziati in presenza tra le parti sono previsti probabilmente per questo fine settimana.
Nonostante le recenti tensioni, l'Iran conserva un arsenale imponente in grado di rappresentare una minaccia concreta per le forze americane. Secondo quanto riportato dalla CNN, il generale James Adams, a capo della Defense Intelligence Agency (DIA), ha confermato che Teheran possiede ancora "migliaia di missili" e droni. La valutazione dell'intelligence sottolinea la capacità offensiva della Repubblica Islamica, che resta un fattore critico per la sicurezza dei contingenti statunitensi nell'area.
Emmanuel Macron e Keir Starmer presiedono oggi a Parigi un importante vertice internazionale per valutare l’invio di una forza militare multinazionale nello Stretto di Hormuz. L’obiettivo della missione, definita "strettamente difensiva", è garantire la libera circolazione delle merci e la sicurezza della navigazione una volta terminato l'attuale conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele.
L'incontro riunisce circa 30 leader provenienti da Europa, Asia e Medio Oriente. Tra i presenti di persona figurano il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Il vertice rappresenta un segnale politico forte: l'Europa punta a dimostrare la propria capacità d'azione autonoma, dopo essere stata a lungo ai margini degli sforzi diplomatici a guida statunitense.
Per volere dell'Eliseo, ai colloqui partecipano solo "paesi non belligeranti"; sono dunque esclusi Iran, Israele e Stati Uniti. La priorità è trovare una soluzione al blocco dello Stretto, punto nevralgico per il commercio mondiale, che dal 28 febbraio ha causato un'impennata dei prezzi energetici e minaccia ora di alimentare l'inflazione e causare carenze di carburante e generi alimentari.
I preparativi per l'operazione militare congiunta sono già stati avviati e i vertici militari si riuniranno la prossima settimana a Northwood, nel Regno Unito, per definire i dettagli tecnici. Tuttavia, i funzionari hanno chiarito che il dispiegamento avverrà solo a guerra conclusa e previo impegno reciproco:
L'Iran dovrà impegnarsi a non colpire le navi in transito. Gli Stati Uniti dovranno garantire la fine del blocco sui porti iraniani.
Oltre alla questione strategica, il vertice affronta un'emergenza umanitaria e logistica: sono oltre 20.000 i marittimi attualmente bloccati a bordo di centinaia di navi intrappolate nelle acque interessate dal conflitto.
Mentre il cancelliere Merz ha espresso una disponibilità di massima alla partecipazione di Berlino, ha comunque avvertito che i tempi per l'attuazione pratica della missione potrebbero non essere brevi. Resta inoltre aperto il dibattito sul coinvolgimento degli Stati Uniti, che la presidenza francese vorrebbe tenere al di fuori della missione in quanto parte attiva nel conflitto.












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