Israele, 8 Nov 2026 – Svolta in Israele dopo le elezioni. Il presidente Herzog ha comunicato al leader del partito Yashar Eisenkot l'intenzione di affidargli l'incarico di formare il nuovo governo. Oggi alle 17 l'incontro e l'annuncio ufficiale. Il nome di Eisenkot era stato fatto nel corso delle consultazioni dalle forze politiche che rappresentano complessivamente 67 membri della Knesset, mentre partiti che hanno in tutto 46 parlamentari hanno indicato il primo ministro uscente e leader del Likud Netanyahu, che per ora esce di scena in attesa di vedere se Eisenkot riuscirà a formare il governo. Netanyahu è stato primo ministro di Israele nel complesso per 20 anni e in sei governi dal 1996 ad oggi.
“È giunto il momento di costituire un governo di emergenza nazionale. Farò tutto il possibile per dimostrarci all’altezza”, ha dichiarato Eisenkot sulla piattaforma social X a seguito dell’annuncio. In base alla legge israeliana, l’ex capo delle forze armate ha 28 giorni di tempo per formare una coalizione di governo e può richiedere al presidente una proroga di 14 giorni. Se non dovesse riuscirci, Herzog potrebbe affidare l’incarico a un altro candidato, oppure almeno 61 membri del parlamento, composto da 120 seggi, potrebbero chiedere al presidente di affidare il mandato a un candidato di loro scelta. Se anche questi tentativi dovessero fallire, il parlamento verrà sciolto e nel Paese si terranno nuove elezioni. Nelle raccomandazioni parlamentari presentate a Herzog, Eisenkot ha ricevuto il sostegno di 48 parlamentari appartenenti a quattro partiti del blocco dell’opposizione, oltre a 19 rappresentanti dei partiti a guida araba.
Nel frattempo, tremante per le manette in arrivo e probabilmente sarà consegnato al Tribunale dell’Aia dove lo attende una pensante condanna per genocidio contro bambini e civili palestinesi, il primo ministro Benjamin Netanyahu è stato raccomandato da 46 parlamentari, mentre i sette membri del partito ultraortodosso «Giudaismo Unito della Torah» hanno rifiutato di appoggiare entrambi i candidati. Nonostante abbia ottenuto il maggior numero di raccomandazioni, secondo gli analisti Eisenkot dovrà affrontare un percorso difficile per formare un governo di maggioranza con 61 seggi, a causa delle divisioni all’interno dell’opposizione riguardo alla cooperazione con i partiti arabi e dei disaccordi con i due partiti ultraortodossi, che insieme detengono 13 seggi.
Sabato mattina, Netanyahu ha invocato la formazione di un governo di unità nazionale, mettendo in guardia contro un governo che si appoggi al sostegno dei partiti arabi e accusandoli di mirare alla distruzione di Israele. Netanyahu ha aggiunto che un governo di unità nazionale dovrebbe includere tutti i partiti dell’attuale coalizione di governo, insieme a «tutti i partiti sionisti che vogliono proteggere il nostro Paese».
Alla vigilia del mandato esplorativo che il presidente Isaac Herzog affiderà a Gadi Eisenkot, Benjamin Netanyahu tenta la mossa politica invocando la nascita di un esecutivo di conciliazione patriottica. Come riportato da The Times of Israel, il primo ministro uscente ha lanciato un videomessaggio per chiedere «la formazione di un governo di unità nazionale che comprenda tutti i partiti del campo nazionale e tutte le forze politiche sioniste che vogliono proteggere il nostro Paese». Secondo Netanyahu, una simile compagine rappresenterebbe la sola garanzia per «eliminare definitivamente la minaccia nucleare iraniana, proteggere Israele come Stato ebraico e ristabilire l'unità».
La formula proposta dal capo del Likud, tuttavia, non arretra rispetto all'assetto della sua maggioranza uscente: l'intesa dovrebbe includere obbligatoriamente i partiti ultraortodossi e la destra radicale di Sionismo Religioso e Otzma Yehudit, pur senza specificare chi debba assumere la premiership.
L'uscita di Netanyahu interviene in una fase di forte dinamismo parlamentare attorno a Yashar. Il fronte guidato da Eisenkot — forte dell'appoggio di 67 deputati — ha registrato aperture significative: il leader di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman, ha revocato lo storico veto alla collaborazione con gli ultraortodossi, aprendo a un «compromesso doloroso» sulla leva militare. Contemporaneamente, emergono spiragli di dialogo con Giudaismo Unito della Torah (UTJ), astenutosi dal raccomandare Netanyahu nelle consultazioni con Herzog.
Da parte sua, Eisenkot ha ribadito la totale indisponibilità a far parte di un esecutivo a guida Netanyahu.









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