Cagliari, 1 Magg 2026 – Ci risiamo. Dopo le minacce rivolte alla Spagna, alla Germania ora si rivolge all’Italia con l’interno di spostare i militari statunitensi dalle basi nato da alcune nazioni europee. Ma non si sa quanto gli convenga: in alcune di esse, specialmente in Spagna sono per l’America stessa strategiche. Infatti, molti comandanti Usa avversano con forza e, questa volta senza paura di ricatti e ritorsioni, come il licenziamento. Comunque novembre arriva presto e allora se perderà, come dicono i sondaggi attuali, sia la camera che il senato, la sua vita politica è finita. La sua prepotenza sarà messa in un angolo e probabilmente, se i Democratici avranno la maggioranza nelle due camere, sotto indagine e probabilmente ci sarà parere favorevole da parte di componenti dell’opposizione che alla camera. Questo scenario sarebbe auspicabile per il mondo intero. Che ogni giorno viene minacciato dalle pazze azioni di questo presidente ormai con la testa fuori giri.
"Probabilmente". Così Donald Trump ha risposto a chi gli chiedeva se prenderebbe in considerazione anche per l'Italia e la Spagna l'ipotesi di una riduzione delle truppe come in Germania. "L'Italia non è stata di alcun aiuto. E la Spagna è stata terribile".
"È la Nato. Non è nemmeno una questione di quanto siano cattivi. Sarebbe un conto se avessero detto le cose con garbo", ha spiegato Trump. "Guardate il livello di assistenza che stanno fornendo all'Ucraina. Hanno creato un disastro in Ucraina: un caos totale. La cosa incredibile è che hanno utilizzato lo stretto di Hormuz, mentre noi non lo usiamo".
Donald Trump prepara "l'inevitabile tempesta" contro l'Iran. Pur non abbandonando lav ia diplomatica, il presidente si tiene tutte le opzioni aperte, anche quella di una ripresa dei combattimenti, e riunisce alla Casa Bianca i suoi comandanti delle forze armate in attesa della nuova proposta di pace dell'Iran. Il numero uno del Centcomm Brad Cooperm gli ha presentato i nuovi piani per una potenziale azione: una serie di attacchi "brevi e potenti" nella speranza di spezzare l'impasse nelle trattative e costringere l'Iran a piegarsi sul nucleare. Le alternative illustrate al commander-in-chief, alla presenza anche del capo di stato maggiore aggiunto, Dan Caine, includono poi l'utilizzo delle forze speciali per mettere al sicuro le scorte di uranio arricchito. Ma anche la presa di controllo, tramite l'impiego di forze di terra, dello Stretto di Hormuz per riaprirlo alla navigazione commerciale. Per la riapertura, comunque, gli Stati Uniti non potrebbero procedere da soli ma avrebbero bisogno di una coalizione internazionale.
L'amministrazione è già al lavoro per cercare di metterla in piedi: il Dipartimento di Stato ha inviato un cablogramma alle ambasciate americane esortando i diplomatici a fare pressione sui governi stranieri affinché aderiscano alla 'Maritime Freedom Construct'. Trump resta convinto che il blocco dei porti iraniani sia la sua maggiore leva negoziale: impedire a Teheran di stoccare il petrolio nei container o caricarlo sulle navi farà esplodere - è la tesi dell'amministrazione - le linee di produzione di greggio iraniane. Una previsione che incontra però lo scetticismo degli esperti di energia, secondo i quali l'Iran ha davanti a sé settimane se non mesi prima di correre il rischio paventato dal presidente.
Per alcuni media israeliani, citando fonti del governo Netanyahu, il Paese è in stato di allerta e starebbe intensificando i preparativi per una ripresa delle azioni militari già dalla prossima settimana. Alle provocazioni social del commander-in-chief, arrivate fra il saluto a re Carlo III e il nuovo attacco al cancelliere tedesco Friedrich Merz, Teheran ha risposto con toni duri. L'unico posto possibile per gli americani nel Golfo Persico "è sul fondo delle sue acque", ha tuonato la guida suprema Mojtaba Khamenei, assicurando che gli iraniani difenderanno "i missili e il nucleare" come un "patrimonio nazionale". La mancanza di sicurezza nello Stretto di Hormuz, ha rincarato la dose il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, è dovuta agli Stati Uniti e a Israele.
Teheran starebbe approfittando della tregua in vigore con gli Usa per recuperare armi, in particolare missili e munizioni, che erano state “nascoste sottoterra o rimaste sepolte sotto le macerie” nei raid israelo-statunitensi: lo riporta Nbc, citando tre fonti anonime a conoscenza del caso, tra cui un funzionario americano. Tali fonti, aggiunge il network statunitense, hanno spiegato che l'Iran ha accelerato questa operazione di recupero del proprio arsenale “negli ultimi giorni”, in vista della possibilità che le ostilità riprendano. Esperti in materia e collaboratori del Congresso hanno spiegato che, probabilmente, Teheran è riuscito a preservare parte delle proprie capacità missilistiche disperdendo le armi in diversi punti del proprio territorio, mentre gli Usa erano in fase di preparazione dell'operazione militare offensiva intrapresa il 28 febbraio scorso insieme a Israele.
La minaccia di Donald Trump di ritirare i soldati Usa in Spagna, “è un tipo di messaggio ormai fuori luogo”, di fronte al quale il governo si sente “assolutamente tranquillo”: è quanto dichiarato ai media stamane dalla ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles, citata dalla Efe. Parlando prima di un evento a Madrid, la ministra ha affermato di voler replicare alla minaccia di Trump, che il presidente statunitense ha espresso sia in riferimento alla Spagna, all'Italia e alla Germania, “con rispetto ma anche totale fermezza”, ritenendo che tale messaggio del tycoon “non sono appropriati né considerabili valide in qualsiasi quadro legale”. E ha aggiunto che il suo Paese “non accetta lezioni”, anche perché “è uno dei Paesi che più rispetta gli impegni nei confronti della Nato”.
Gli Stati Uniti "non affrontano in modo serio la questione del nucleare e le sanzioni" riguardanti l'Iran: è quanto affermato dal portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei, citato dall'agenzia Irna. Parlando in un programma tv, Baghaei, ha affermato che "ogni volta che l'Iran ha avviato colloqui con gli Stati Uniti sulla questione nucleare e sulla revoca delle sanzioni, gli Usa hanno contemporaneamente condotto azioni militari" contro la Repubblica Islamica.
E ha sottolineato che "gli Stati Uniti non sono seri riguardo alla revoca delle sanzioni e non hanno imparato dagli errori del passato": Baghaei ha quindi affermato che tra i due Paesi "esiste una profonda sfiducia" e ha accusato gli Stati Uniti di "aspettarsi che vengano accettate le loro richieste massimaliste", mentre l'Iran "ha sempre presentato le proprie proposte sulla base della fine della guerra e dell'instaurazione di un cessate il fuoco". Il portavoce ministeriale iraniano ha anche spiegato che "molti Paesi, con varie intenzioni, hanno annunciato la propria disponibilità a mediare", ma per Teheran "il mediatore ufficiale resta il Pakistan".
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver "già vinto" la guerra con l'Iran ma di non volersi accontentare. "Abbiamo già vinto ma voglio vincere con un margine più ampio", ha detto in un'intervista alla rete conservatrice Newsmax. Trump ha inoltre affermato che l'"unico modo per far finire la guerra" è che Teheran "rinunci al nucleare". Alla domanda della giornalista, a cui l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff avrebbe detto che gli Usa hanno offerto all'Iran di usare uranio arricchito per scopi medici, Trump ha risposto: "Beh, io non lo avrei approvato. Non darò loro niente".












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