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Se Israele ha diritto di vivere lo ha anche il popolo palestinese, privato della sua terra atavica. Giustamente tutti piangono le morti causate da migliaia di missili lanciati da Hamas ma pochi hanno avuto una parola di conforto per le centinaia di morti causate dal bombardamento israeliano.

10 Ottobre 2023 - Se Israele ha diritto ad esistere lo ha a maggior ragione il popolo palestinese, ospite in casa sua. Quindi vicinanza al popolo israeliano, certamente non al loro premier che da circa 20 anni, porta avanti il suo pensiero fisso della cacciata dei legittimi titolari di quella martoriata terra, sempre più intrisa di sangue innocente del popolo oppresso.

Infatti, la creazione dello Stato d’Israele nel 1948, ha realizzato il progetto dello stato a tutti i costi sionista, ma ha sollevato in tutta la sua drammaticità il problema del popolo palestinese, privato della sua terra atavica. Lo Stato di Israele non va considerato solo come il garante politico dell’ebraismo mondiale, ma compendia anche tutte le problematiche indotte da una creazione occidentale nel Medio Oriente arabo-islamico.

Gli atti terroristi di Hamas del sette ottobre scorso, vanno fortemente condannati. Il popolo israeliano è innocente, l’odio dei vicini arabi, è causato dal loro fascistoide premier, che ha come obiettivo quello di continuare, prima come militare e poi come primo ministro dell’ultra destra razzista israeliana, a vincere in modo poco chiaro le elezioni ed anche macchiato da gravi reati penali per i quali è sotto processo e per questo con l’ultradestra nazionalista vuole mettere sotto il controllo politico la magistratura, come hanno fatto in Polonia e l’Ungheria.

In molti, nel mondo, sono sgomenti per tutte le vittime di ambedue le parti, che si sono avute il 7 ottobre dopo il proditorio attacco dall’organizzazione araba di Hamas, sostenuta dagli iraniani, ma pochi hanno espresso solidarietà per i morti dei palestinesi dopo gli attacchi di centinaia di caccia israeliani mandati per radere al suolo quelle poche case rimaste in piedi dopo anni di continui bombardamenti, e nessuno piange per il continuo genocidio del popolo palestinese da parte degli aggressori e occupanti israeliani. Infatti i sionisti hanno continuato a suonare forte la grancassa dell'antisemitismo per giustificare la feroce politica imperialista, aggressiva, sciovinista, razzista e fascista di Israele in Medioriente.
Alle numerose manifestazioni di solidarietà col popolo palestinese, i sionisti contrappongono il loro presunto diritto alla "sicurezza" e a difendersi dai "terroristi", accusano apertamente di antisemitismo chiunque osa schierarsi contro la politica egemonica israeliana nel Medioriente e rilanciano a gran voce la vecchia tesi secondo cui chi si oppone all'ideologia sionista è un antisemita, un nemico e un persecutore degli ebrei in quanto tali.
Contro questa odiosa mistificazione orchestrata a livello mondiale dalla potente lobby sionista che è ben ramificata in tutti i paesi del mondo ed è trasversale a tutti gli schieramenti politici borghesi sia a destra che a "sinistra", bisogna fare un'opera di grande chiarezza e respingere con forza l'equazione: antisionista uguale antisemita.
Il sionismo è una cosa, l'ebraismo e il popolo ebraico, che è esso stesso insieme al popolo palestinese vittima del sionismo, sono un'altra cosa.
Anche se i sionisti sostengono che le radici ideologiche e morali del sionismo sarebbero da ricercare negli stessi testi biblici, in realtà il sionismo è un movimento politico ben definito e organizzato nato alla fine del XIX secolo come diretta espressione politica della grande borghesia ebraica intenzionata ad ottenere un proprio territorio, un proprio Stato ed una propria area di dominio economico, politico e militare individuata dopo la prima guerra mondiale nella regione strategica del Medioriente.
Allo scopo di giustificare la colonizzazione delle terre prima, e la propria politica sciovinista ed espansionista poi, il sionismo si è sempre servito del pretesto religioso e di una serie di proclami ideologici che vanno dalla costituzione di una "nazione ebraica universale", alla "supremazia della razza ebraica", all'identificazione con "il popolo eletto" da Dio e il suo presunto diritto alla "terra promessa" in Palestina.
In realtà a partire dalla Conferenza di Basilea del 1897, che sancisce la nascita ufficiale del movimento sionista, e poi a partire dagli anni '20 del secolo scorso, prima sotto la protezione britannica e successivamente nel secondo dopoguerra, sotto il controllo americano, i sionisti si sono macchiati di orrendi crimini paragonabili solo a quelli commessi dai nazisti.
La deportazione di migliaia di ebrei in Palestina, la brutale e violenta espulsione di massa degli arabi dalle proprie terre, la costituzione di bande armate di terroristi quali la "Banda Stern" e l'"Irgun" che negli anni '40 diedero vita a una lunga campagna di odio e di terrore contro la popolazione araba cacciata dalle proprie case e dispersa nei campi profughi della Giordania, della Siria e del Libano, il massacro di 252 ebrei della nave Patria sabotata dai sionisti agli ormeggi per fomentare l'odio antiarabo, le varie guerre arabo israeliane ivi compresa quella dei "6 giorni" tra il 5 e il 10 giugno 1967 e poi ancora distruzioni di intere città e villaggi, esecuzioni collettive nelle piazze, stragi di popolazioni inermi, centinaia di migliaia di palestinesi e arabi rinchiusi nei campi profughi, torture e barbarie di ogni genere fra cui la strage di Sabra e Chatila ordinata proprio dal boia Sharon e anche i massacri più recenti confermano che l'indole oppressiva e guerrafondaia dei sionisti non è affatto mutata nel corso degli anni.
Il sionismo è quindi, per sua natura, un movimento marcatamente imperialista, sciovinista, aggressivo, razzista e fascista.
Chi è ebreo, cioè chi professa la religione ebraica, non necessariamente è un sionista. Anzi molti sono gli ebrei che nel passato e anche oggi sono antisionisti. D'altro canto per essere un sionista non necessariamente bisogna essere ebrei.
L'identificazione fra ebraismo e sionismo è uno dei pilastri ideologici su cui poggia la propaganda sionista per giustificare i suoi crimini.
Questa tesi, senza alcun fondamento scientifico, è servita ai sionisti per sviluppare negli anni un nazionalismo reazionario ebraico e giustificare così l'imposizione del sionismo a tutte le minoranze ebraiche sparse nel mondo, costringendole a considerare Israele come loro patria di origine, come unico e legittimo rappresentante della fede ebraica e come lo Stato che tutti gli ebrei devono servire e aiutare ovunque essi si trovino.
Il sionismo si è sempre opposto all'assimilazione degli ebrei, da secoli sparsi in tutto il mondo, nei gruppi etnici e nelle nazioni dove ormai risiedono e ha sempre teorizzato l'esistenza di una "nazione ebraica universale" contrapposta e nemica delle altre nazionalità.
Il sionismo è sinonimo di razzismo poiché tende a dividere il mondo in razze e religioni, perché col pretesto religioso e i postulati del "popolo eletto" e della "terra promessa" teorizza l'unicità e la superiorità della razza ebraica. Concetti che si identificano in pieno con l'ideologia nazista di Hitler e quella fascista in Italia (basta ricordare le leggi razziali promulgate da Mussolini nel '38) sulla presunta superiorità della razza ariana e il diritto a difendere tale "purezza" dalla mescolanza razziale.
La creazione dello Stato d’Israele nel 1948 ha realizzato il progetto statuale sionista, ma ha sollevato in tutta la sua drammaticità il problema del popolo palestinese, privato della sua terra atavica. Lo Stato di Israele non va considerato solo come il garante politico dell’ebraismo mondiale, ma compendia anche tutte le problematiche indotte da una creazione occidentale nel Medio Oriente arabo-islamico.

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