Cagliari 15 Ott 2026 – La seduta del Consiglio regionale della Sardegna si è aperta sotto la presidenza del presidente Piero Comandini che dopo le formalità di rito, ha comunicato che l’Ufficio di presidenza ha dichiarato decaduta dalla carica di Consigliere segretario la consigliera Alice Aroni (Misto). L’Aula ha quindi iniziato la seduta con l’esame del primo punto all’ordine del giorno: il Documento 39/XVII/A “Proposta di piano regionale dei servizi alla persona 2026-2028. Legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23, articoli 18 e 19”.
Il Documento 39, in particolare, contiene la proposta di Piano regionale dei servizi alla persona 2026-2028, che definisce gli indirizzi per le politiche sociali e sociosanitarie della Sardegna. L’obiettivo è rafforzare l’integrazione tra servizi sociali e sanitari, garantire prestazioni essenziali omogenee e ridurre le disuguaglianze territoriali. Tra le priorità: l’assistenza domiciliare, il sostegno alle persone anziane e non autosufficienti, l’autonomia delle persone con disabilità, la tutela dei minori, delle famiglie e il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Il Piano punta, inoltre, a potenziare gli Ambiti Plus e a consolidare la collaborazione tra Comuni, aziende sanitarie e Terzo settore, per rendere i servizi più accessibili e vicini ai bisogni dei cittadini. Il Documento, di oltre 230 pagine, analizza, in apertura, il contesto in cui si inserisce il nuovo Piano regionale dei servizi alla persona 2026-2028, e approfondisce le aree di intervento in quattro capitoli.
Nella Parte Prima viene descritto il contesto della programmazione, il quadro normativo e i livelli essenziali delle prestazioni sociali. Vengono, inoltre, analizzate le condizioni demografiche e socioeconomiche della Sardegna (dati Istat 2025), con particolare attenzione all’invecchiamento dei residenti, allo spopolamento e alle differenze territoriali. Nella Parte prima viene, inoltre, esaminata la situazione relativa all’istruzione, alle politiche abitative e ai trasporti, approfondendo i bisogni della popolazione anziana. Nella sintesi interpretativa dei dati illustrati viene messo in evidenza che “L’invecchiamento in Sardegna è strutturale, crescente e territorialmente molto differenziato. La quota di residenti over 65 e il rapporto tra anziani e bambini variano in misura ampia tra Ambiti PLUS, confermando che la programmazione dovrà essere calibrata sui diversi profili territoriali e non su una media regionale astratta. Alla dimensione demografica si somma una dimensione relazionale e abitativa: la quota elevata di anziani che vivono soli rende la fragilità potenziale più probabile e fa crescere l’importanza di interventi leggeri ma continuativi di monitoraggio, prossimità, socializzazione e facilitazione dell’accesso. Nelle aree interne, periferiche e ultraperiferiche si concentrano non solo una maggiore presenza di anziani, ma anche livelli più alti di vulnerabilità territoriale. Questo punto è decisivo, perché indica che l’invecchiamento attivo non può essere progettato solo come politica anagrafica; deve essere anche politica di riequilibrio territoriale e di accessibilità ai diritti. La Sardegna mostra una buona speranza di vita a 65 anni, ma un vantaggio meno netto quando si guarda alla speranza di vita senza limitazioni. Occorre dunque puntare sulla promozione della salute, sull’autonomia funzionale e sul mantenimento delle capacità, evitando una lettura esclusivamente assistenzialistica dell’età anziana. L’offerta di servizi oggi fotografata appare ancora sbilanciata verso funzioni di presa in carico e assistenza, mentre le componenti più propriamente attive – partecipazione, comunità, mobilità sociale, cultura, relazioni, digitale – al momento sono presenti ma non ancora centrali”.
Nella Parte Seconda il Piano approfondisce i temi relativi alla rete dei servizi esistenti per le famiglie, i minorenni, gli anziani, le persone con disabilità e non autosufficienti. Vengono, inoltre, affrontati gli interventi previsti per il contrasto povertà, ma anche alla violenza di genere, alla tutela della salute mentale, la cura delle dipendenze, e per l’immigrazione e l’inclusione delle persone sottoposte a misure giudiziarie.
Nella Parte Terza il Piano definisce gli obiettivi del triennio 2026-2028, in particolare per l’inclusione sociale e lavorativa, l’autonomia delle persone più fragili, l’ammodernamento delle strutture per minorenni e anziani autosufficienti, non autosufficienti, persone con disabilità e l’integrazione sociosanitaria. Il testo prevede interventi per l’invecchiamento attivo, affronta dettagliatamente il tema degli affidi e delle adozioni, della conciliazione vita-lavoro, ma anche del disagio giovanile, del Reddito di Studio, del contrasto alla violenza di genere e del sostegno al Terzo settore e al volontariato. Nella Parte terza è presente anche il tema della promozione della vita nei piccoli centri e del contrasto allo spopolamento, oltre al rafforzamento dei Plus e del personale necessario, l’accessibilità digitale, ma anche le politiche attive e politiche di edilizia sociale, la revisione normativa e la programmazione finanziaria. La Parte Quarta raccoglie, infine, le schede dei singoli Ambiti Plus, con una ricognizione dei servizi territoriali, riferita al 2025. Gli interventi sono articolati nelle aree “non autosufficienza (Anziani e disabili), “famiglia, minori e giovani”, “povertà e sostegno al reddito”, “inclusione sociale e lavorativa” e altri interventi”.
Il presidente Comandini ha pertanto aperto la discussione generale e ha dato la parola alla relatrice di maggioranza, Carla Fundoni (Pd), presidente della commissione Salute, la quale ha ripercorso le tappe che hanno portato all’approvazione del documento in Commissione. Fundoni ha messo in evidenza che l’obiettivo del Piano è di creare un sistema di welfare costruito attorno alla persona, capace di integrare i servizi e garantire diritti omogenei e le prestazioni essenziali in tutta la Sardegna. Il Piano è anche incentrato, ha spiegato, sulla prossimità dei servizi e sulla collaborazione tra istituzioni e comunità locali, concentrandosi, principalmente, sull'invecchiamento della popolazione, la non autosufficienza, la povertà, l'esclusione sociale, la vulnerabilità abitativa e lo spopolamento delle aree interne. La relatrice ha anche sottolineato che “la Regione torna a dotarsi di una cornice organica capace di mettere insieme bisogni, servizi, risorse e territori. Significa recuperare una capacità di programmazione che per troppo tempo è mancata e dare una direzione unitaria a un sistema che, nel frattempo, è profondamente cambiato”. Un passaggio necessario per superare frammentazioni, divari territoriali e difficoltà di raccordo tra sociale e sanitario. Un Piano nato da un percorso di confronto che ha coinvolto sindaci e comuni, Ambiti Plus, Distretti sociosanitari, aziende sanitarie, organizzazioni sindacali, Terzo settore, volontariato e associazioni. Al centro del Piano, dunque, si affronta il tema dell’invecchiamento della popolazione, della denatalità, dello spopolamento e delle nuove povertà. Particolare attenzione è stata rivolta alle persone non autosufficienti, alle famiglie, ai minorenni, alle persone con disabilità e ai caregiver. Deve essere il sistema ad andare verso la persona, ha spiegato, con “l'integrazione tra sociale, sanitario e sociosanitario, perché la salute non coincide semplicemente con l'assenza di malattia, riguarda la condizione complessiva della persona, la sua autonomia, il contesto familiare e sociale nel quale vive. Occorre quindi garantire continuità tra ospedale, territorio, servizi sociali e domicilio”. Assume, dunque, un ruolo centrale il rafforzamento degli Ambiti Plus e della loro capacità amministrativa. L’obiettivo, ha continuato, è consolidare la programmazione territoriale e la collaborazione tra Comuni, sistema sanitario e Terzo settore. Tra le priorità figurano la domiciliarità, l’autonomia, l’inclusione, il sostegno alle famiglie e l’invecchiamento attivo. Il Piano promuove, inoltre, la prevenzione della marginalità e della violenza e l’utilizzo delle tecnologie digitali per facilitare l’accesso ai servizi. Fundoni ha parlato, inoltre, della necessità di sostenere e valorizzare gli assistenti sociali, sanitari, gli educatori, gli operatori sociosanitari e tutte le professionalità impegnate nel sistema. L’approvazione del Piano, ha sottolineato Fundoni, non costituisce un punto di arrivo: saranno decisive le risorse adeguate, l’organizzazione e la verifica dei risultati. “Ed è anche su questo terreno che il Consiglio regionale e la Commissione saranno chiamati a svolgere il proprio ruolo”. L’efficacia del Piano, ha concluso Fundoni, parlando di una sfida epocale che ha bisogno del contributo di tutti, si misurerà nella capacità di rispondere ai bisogni concreti delle persone e ridurre le disuguaglianze territoriali.
Il relatore di minoranza, Umberto Ticca (Riformatori sardi) ha parlato di un buon lavoro con contenuti positivi: “L'integrazione sociosanitaria, il rafforzamento degli Ambiti Plus, la stabilità del personale e il miglioramento dell'accesso ai servizi sono esigenze effettive. Il confronto svolto con i territori e gli operatori costituisce un elemento positivo dell'istruttoria”, ha detto. Per Ticca, però, il giudizio sul documento deve riguardare la possibilità concreta di realizzare questi obiettivi. “Sotto questo profilo, il Piano presenta carenze sostanziali: la quantificazione dei fabbisogni professionali rimane incompleta nelle misure esaminate; le responsabilità dei percorsi integrati richiedono una definizione più stringente; il raccordo tra interventi e risorse è disomogeneo; una parte degli indicatori misura soprattutto adempimenti amministrativi e non i risultati per i cittadini. Questi limiti riducono la possibilità di valutare quali miglioramenti dei servizi siano effettivamente conseguibili nel triennio e di verificarne successivamente la realizzazione”. E ha aggiunto: “Spetta tuttavia alla programmazione regionale chiarire le condizioni comuni necessarie al funzionamento del sistema. Il rinvio ad accordi, atti organizzativi o successivi piani operativi è adeguato soltanto se permette di individuare chi deve provvedere, entro quale termine e con quali risorse. il Piano deve rendere valutabile il rapporto tra bisogno, capacità operativa e risultato atteso, rinviando agli atti esecutivi la specificazione gestionale. È su questa distinzione tra indirizzo regionale e attuazione territoriale che si fondano i rilievi della presente relazione”. Ticca ha evidenziato la necessità per il Consiglio regionale di avere una rendicontazione annuale che illustri i risultati raggiunti, le criticità riscontrate e le modifiche fatte o da fare.
“La valutazione complessiva è quindi favorevole alle finalità generali della programmazione ma critica sulla sufficienza delle condizioni attuative oggi rappresentate. Il Piano contiene interventi condivisibili che vorremmo vedere realizzati, ma lascia irrisolti aspetti che incidono sulla loro effettiva realizzazione e sulla possibilità di verificarne gli esiti”. Ticca, infine, ha chiesto “di dare risposta puntuale a tali carenze, assumendo responsabilità, scadenze e obiettivi misurabili. È su questi impegni e sui miglioramenti effettivi dei servizi che dovrà essere valutata l'efficacia della programmazione regionale”.
Il dibattito consiliare sul Piano dei servizi alla persona, provvedimento definito da più interventi come strategico per la programmazione delle politiche sociali e sociosanitarie della Sardegna, ha fatto emergere da un lato, valutazioni favorevoli sull'impianto generale del piano e, dall'altro, forti critiche da parte delle opposizioni soprattutto sul versante dell'attuazione, della governance e della situazione della sanità regionale.
Per la maggioranza, il Piano rappresenta un passaggio atteso da oltre vent'anni e uno strumento destinato a ricomporre il quadro del welfare regionale, mettendo al centro le persone, le famiglie e i territori. Diversi consiglieri hanno sottolineato la necessità di rafforzare l'integrazione tra sociale e sanitario, sostenere la domiciliarità, affrontare l'invecchiamento della popolazione, il disagio giovanile, la disabilità, il contrasto alla povertà e alla violenza di genere, nonché di garantire diritti e opportunità uniformi in tutta l'isola.
Di segno opposto le valutazioni dell'opposizione, che pur riconoscendo il valore strategico del provvedimento ha contestato l'assenza di obiettivi concretamente misurabili, di un cronoprogramma e di strumenti operativi capaci di tradurre gli indirizzi programmatici in servizi effettivi per i cittadini. Più interventi hanno chiesto chiarimenti sulle modalità di governance, sulla capacità di spesa e sulla reale tenuta organizzativa del sistema.
Quindi il presidente Piero Comandini ha convocato il consiglio a domicilio. Com










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