Cagliari, 3 Lug 2026 - “Il partito della Meloni in Sardegna si arrampica sugli specchi pur di nascondere la figuraccia fatta dal Governo e dalla “loro” ZES, non solo sulla vicenda di Cala Finanza. Ma gli atti sono più forti della propaganda: la Regione Sardegna ha avuto ragione a opporsi e il Governo ha dovuto prenderne atto revocando l’Autorizzazione unica ZES”.
Lo ha dichiarato ieri sui social del PD Sardegna Silvio Lai, deputato e segretario regionale del PD Sardegna.
“È abbastanza singolare che i vertici regionali di Fratelli d’Italia attacchino il vicepresidente Giuseppe Meloni proprio nel giorno in cui i fatti confermano la correttezza della posizione assunta dalla Regione. La Giunta regionale non ha fatto alcuna marcia indietro: si è opposta fin dall’inizio a un provvedimento che riteneva in contrasto con il Piano paesaggistico regionale, con la normativa urbanistica e paesaggistica della Sardegna e con le competenze che lo Statuto speciale riconosce alla nostra Isola”.
“La sequenza su Cala Finanza è chiara. La Regione Sardegna ha contestato l’autorizzazione fin dall’inizio, ritenendola incompatibile con il Piano paesaggistico regionale, con la normativa urbanistica e paesaggistica e con le competenze dell’autonomia speciale. Il Governo, il 4 giugno, ha respinto l’opposizione della Regione e ha confermato l’autorizzazione. Pochi giorni dopo, di fronte al venir meno dei presupposti urbanistici e alla tenuta delle ragioni sollevate dalla Regione, la stessa filiera statale ha dovuto revocarla. Se la Regione aveva torto, perché il Governo ha fatto marcia indietro?”.
“Fratelli d’Italia prova a raccontare che il Governo avrebbe semplicemente seguito il Comune. Ma anche questo argomento non regge. Il Consiglio comunale aveva espresso un indirizzo politico condizionato: nessun aumento di volumetria, accessi liberi alle spiagge, tutela dell’interesse pubblico altro che tutti liberi dal PPR. Gli uffici tecnici e la Regione avevano sempre sollevato rilievi sostanziali. Usare solo una parte di quella vicenda per coprire l’errore del Governo significa continuare a confondere le carte”.
“Il punto politico è più grande di Cala Finanza. La ZES unica, così come voluta dal Governo Meloni, è diventata uno strumento centralizzato che comprime le competenze della Sardegna (e delle regioni) invece di rafforzarne la specialità. Doveva servire a semplificare investimenti produttivi, industriali e logistici; non può trasformarsi in una scorciatoia per interventi turistico-immobiliari in aree costiere sottoposte a vincoli paesaggistici, ambientali e idrogeologici. Il caso di Ostuni dimostra che non siamo davanti a un episodio isolato, ma a un problema nazionale nell’uso distorto dell’Autorizzazione unica ZES”.
“Il Piano paesaggistico regionale non è un normale strumento urbanistico. Nasce nel quadro del Codice dei beni culturali e del paesaggio e della copianificazione Stato-Regione. L’articolo 145 del Codice stabilisce che le previsioni dei piani paesaggistici non sono derogabili da piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico. E la Corte costituzionale, con la sentenza n. 257 del 2021, ha già chiarito, proprio con riferimento alla Sardegna, che il percorso di copianificazione e il principio di leale collaborazione non possono essere aggirati unilateralmente”.
“FdI dovrebbe quindi smettere di cercare un bersaglio in Sardegna e assumersi la responsabilità politica delle scelte del Governo Meloni. Prima ha centralizzato la ZES unica, indebolendo il ruolo dei territori e togliendo certezza alle risorse economiche per le singole Regioni, in particolare senza considerare l’insularità per la Sardegna; poi l’ha estesa anche a Marche e Umbria che non sono certamente mezzogiorno, solo per vincere le elezioni regionali in quei territori; infine ha prodotto incertezza per imprese, amministrazioni e comunità locali. La Sardegna non ha bisogno di procedure calate dall’alto, ma di strumenti che rispettino lo Statuto, il PPR, i Comuni e le comunità”.
“Il vicepresidente Giuseppe Meloni e la Giunta regionale hanno fatto quello che una Regione autonoma deve fare: difendere le proprie competenze, il proprio territorio e il diritto dei sardi a decidere del futuro della propria terra. La figuraccia istituzionale non è della Regione. È di chi ha autorizzato, poi ha dovuto revocare e oggi cerca di coprire la retromarcia attaccando chi aveva visto giusto fin dall’inizio”. Com








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