Caracas, 28 Giu 2026 - Mercoledì 24 giugno, intorno alle ore 18 locali, in meno di un minuto, due violente scosse di terremoto si sono abbattute sul Nord del Venezuela. Secondo il Servizio Geologico degli Stati Uniti, la prima è stata di magnitudo di 7.1 vicino alla città di Moron, mentre la seconda ha avuto invece una magnitudo di 7.5 a pochi chilometri dalla città di San Felipe. Entrambe le scosse hanno avuto epicentro a circa 300 km dalla capitale Caracas.
Il bilancio delle vittime: I morti accertati sono 1.430, mentre i dispersi sarebbero oltre 50.000. Tra le vittime si conferma il decesso di un'italo-venezuelana a La Guaira, la zona costiera più colpita dal duplice sisma (magnitudo 7.1 e 7.5) del 24 giugno.
Crisi sanitaria e tensioni civili: Con oltre 430 scosse di assestamento e gli ospedali al collasso, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha militarizzato lo Stato di La Guaira. La decisione di imporre permessi obbligatori ha però bloccato centinaia di volontari civili a Caracas, scatenando rabbia e contestazioni contro il governo. I danni economici stimati dall'Onu sono pari al 6% del PIL.
La mobilitazione internazionale: Grazie alla parziale riapertura dell'aeroporto di Caracas, sono atterrati i primi cargo Usa con ospedali da campo. L'Italia ha inviato due voli militari con circa 100 specialisti (Vigili del Fuoco USAR e medici dell'Ares 118). Sul campo operano anche folti contingenti da El Salvador e altri 15 Paesi, mentre il Papa ha chiesto di non far mancare la solidarietà globale.
Storie di speranza: Nonostante il caos, si registrano i salvataggi miracolosi di un neonato di 18 giorni (estratto dopo 32 ore) e di una quindicenne con la sua cagnolina (salve dopo 50 ore). Una donna ha inoltre partorito con successo tra le macerie, assistita dai volontari alla luce delle torce.
Gli accessi allo stato di La Guaira, la zona più colpita dal terremoto, sono rigidamente controllati da centinaia di uomini della polizia e delle forze armate. Una misura resa necessaria dopo che venerdì l'afflusso incontrollato di mezzi privati carichi di aiuti umanitari aveva paralizzato la viabilità, ostacolando l'arrivo dei macchinari pesanti necessari per la rimozione delle macerie.
Anche gli spostamenti della stampa sono controllati: i giornalisti vengono trasferiti su itinerari prestabiliti a bordo di autobus autorizzati dal Ministero delle Comunicazioni. Le autorità venezuelane hanno precisato che questa scelta mira a proteggere i cronisti dal rischio di infezioni, essendo ormai trascorse quasi 72 ore dai movimenti tellurici.
Sono decine i cittadini stranieri rimasti uccisi nel doppio terremoto che mercoledì ha devastato il Venezuela e causato almeno 1.430 morti. Tra le vittime figurano cittadini portoghesi, cinesi, spagnoli, brasiliani, cileni, italiani e uruguaiani.
La comunità maggiormente colpita è quella portoghese. Secondo il ministero degli Esteri di Lisbona, sono morte 28 persone di nazionalità portoghese o di origine portoghese, mentre altre 85 risultano ancora disperse. La Cina ha confermato la morte di sette propri cittadini. L'ambasciata cinese a Caracas ha inoltre invitato i connazionali presenti nel Paese a prestare attenzione alle scosse di assestamento e ai possibili rischi secondari legati al sisma. Almeno sei cittadini spagnoli hanno perso la vita, mentre altre 133 persone risultano disperse, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri Josè Manuel Albares. Tra queste, 14 sarebbero ancora intrappolate sotto le macerie. Sono invece almeno tre le vittime italiane e oltre quaranta quelle ancora disperse.
Il Brasile ha confermato il decesso di due suoi cittadini, un uomo e una donna, mentre il Cile ha reso noto che una persona di nazionalità cilena è morta nel disastro. Le autorità uruguaiane hanno infine confermato la morte di un loro cittadino residente da molti anni in Venezuela. Nella stessa tragedia hanno perso la vita anche la moglie e la figlia maggiore dell'uomo.
I volontari accorsi per partecipare alle operazioni di soccorso nelle zone devastate dal doppio terremoto in Venezuela denunciano ritardi e ostacoli burocratici dopo l'introduzione da parte del governo di un sistema di permessi obbligatori per accedere a La Guaira, l'area più colpita dal sisma.
A Caracas, centinaia di persone si sono messe in fila davanti al Poliedro, la struttura dove da sabato vengono rilasciati i lasciapassare necessari per raggiungere la zona sinistrata. Sul posto, secondo quanto constatato dall'Afp, si sono registrati momenti di confusione, rabbia e disinformazione. "Serve un permesso per salvare vite umane, vi rendete conto?", ha protestato Carlos Itriago, soccorritore di 27 anni. "Sono qui dall'alba per andare a soccorrere delle persone e non siamo riusciti a partire. Quante vite abbiamo già perso?", ha aggiunto Ezequiel Rivero, 53 anni.
La Guaira, località costiera vicina a Caracas, è stata la più colpita dai terremoti di magnitudo 7,2 e 7,5 che hanno scosso il Paese mercoledì scorso. Il bilancio ufficiale supera ormai i 1.400 morti, mentre le Nazioni Unite stimano oltre 50 mila dispersi. Nei giorni immediatamente successivi alle scosse centinaia di volontari si sono diretti verso l'area per distribuire acqua e contribuire alle ricerche. Secondo le autorità, l'afflusso incontrollato di persone avrebbe però creato problemi logistici, arrivando in alcuni casi a ostacolare il passaggio delle ambulanze dirette agli ospedali. Per questo il governo ha deciso venerdì sera di militarizzare lo Stato di La Guaira, limitando gli accessi e introducendo un sistema di registrazione preventiva per i volontari.
Il presidente dell'Assemblea nazionale, Jorge Rodriguez, ha difeso la misura sostenendo che i soccorsi devono essere svolti "in modo ordinato". Rodriguez ha riferito che 2.242 volontari si sono registrati ufficialmente e che circa 30 mila specialisti venezuelani sono impegnati nelle operazioni di emergenza. Secondo il dirigente venezuelano, sul terreno operano inoltre più di 2.200 soccorritori appartenenti a 21 squadre internazionali.
Sono saliti ad 1.430 i morti confermati in Venezuela per il doppio terremoto che ha colpito il Paese, con due scosse a distanza ravvicinata di magnitudo 7.2 e 7.5. Lo riferiscono le autorità locali. Il bilancio dei dispersi segnalati dai familiari è intanto salito ad almeno 68.900. I venezuelani alla ricerca di propri cari sono al lavoro con pale, attrezzature pesanti, corde e scavano anche mani nude fra le macerie degli edifici crollati a seguito del sisma. In particolare a La Guaira, che è uno degli Stati più duramente colpiti del Venezuela. La maggior parte di coloro che scavavano è costituita da civili che hanno preso in mano le operazioni di ricerca. La tensione è salita alle stelle a causa della risposta del governo venezuelano, reputata inadeguata.












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