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“Nonostante i tagli sui carburanti voluta dal governo Meloni, voluti a scopo elettorale dalla maggioranza, resta alto il prezzo del diesel”, la denuncia della Cgia.

Roma. 21 Mar 2026 - Le misure varate dal governo nei giorni scorsi per contenere gli aumenti indiscriminati dei prezzi dei carburanti registrati nelle ultime settimane, “sono state accolte con favore” ma la CGIA avverte: “Per alcune categorie la situazione resta ancora molto critica. Pur tenendo conto della riduzione delle accise di 20 centesimi al litro e della possibilità, solo per alcuni mezzi pesanti di un credito di imposta commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio 2026, gli artigiani mestrini ricordano che, dall’inizio dell’anno, il prezzo del diesel è comunque aumentato del 20,9 per cento, pari a 34 centesimi in più al litro”.

E "se il confronto viene effettuato sempre con il 31 dicembre scorso, oggi fare il pieno a un autocarro con massa inferiore alle 7,5 tonnellate costa circa 172 euro in più: un incremento che su base annua, si traduce in un aggravio di circa 12.350 euro per ciascun mezzo.

Secondo l'analisi dell'associazione a pagare il conto non saranno solo i piccoli autotrasportatori, ma anche “tassisti, bus operator e Ncc”. A questi operatori economici l’Ufficio studi della CGIA, ha aggiunto anche gli agenti di commercio. "Sono queste le attività di lavoro autonomo che più delle altre devono fare i conti con il caro carburante: nonostante i tagli introdotti dall’Esecutivo - osserva la Cgia - nei giorni scorsi, dall’inizio del 2026 il prezzo del diesel è salito del 20,9 per cento, quello della benzina del 3 per cento. È chiaro che le misure nazionali da sole non bastano: servono anche interventi a livello europeo, per permettere ai singoli Paesi di ridurre in modo stabile le tasse sui prodotti energetici, senza mettere a rischio i conti pubblici.

Inoltre, gli aumenti dei prezzi non hanno riguardato solo i carburanti tradizionali, ma anche le ricariche elettriche. “Negli ultimi 20 giorni, il costo per ricaricare un mezzo full electric è passato da 70 a circa 100 euro, con un aumento del 43 per cento” evidenzia la Cgia.
Le misure varate dal governo nei giorni scorsi per contenere gli aumenti indiscriminati dei prezzi dei carburanti registrati nelle ultime settimane, “sono state accolte con favore” ma la CGIA avverte: “Per alcune categorie la situazione resta ancora molto critica. Pur tenendo conto della riduzione delle accise di 20 centesimi al litro e della possibilità, solo per alcuni mezzi pesanti di un credito di imposta commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio 2026, gli artigiani mestrini ricordano che, dall’inizio dell’anno, il prezzo del diesel è comunque aumentato del 20,9 per cento, pari a 34 centesimi in più al litro”.

E "se il confronto viene effettuato sempre con il 31 dicembre scorso, oggi fare il pieno a un autocarro con massa inferiore alle 7,5 tonnellate costa circa 172 euro in più: un incremento che su base annua, si traduce in un aggravio di circa 12.350 euro per ciascun mezzo.

Secondo l'analisi dell'associazione a pagare il conto non saranno solo i piccoli autotrasportatori, ma anche “tassisti, bus operator e Ncc”. A questi operatori economici l’Ufficio studi della CGIA, ha aggiunto anche gli agenti di commercio. "Sono queste le attività di lavoro autonomo che più delle altre devono fare i conti con il caro carburante: nonostante i tagli introdotti dall’Esecutivo - osserva la Cgia - nei giorni scorsi, dall’inizio del 2026 il prezzo del diesel è salito del 20,9 per cento, quello della benzina del 3 per cento. È chiaro che le misure nazionali da sole non bastano: servono anche interventi a livello europeo, per permettere ai singoli Paesi di ridurre in modo stabile le tasse sui prodotti energetici, senza mettere a rischio i conti pubblici.

Inoltre, gli aumenti dei prezzi non hanno riguardato solo i carburanti tradizionali, ma anche le ricariche elettriche. “Negli ultimi 20 giorni, il costo per ricaricare un mezzo full electric è passato da 70 a circa 100 euro, con un aumento del 43 per cento” evidenzia la Cgia.

L’ Ufficio studi della CGIA ricorda che in Italia circa l’80 per cento delle merci viene trasportato su gomma, configurando un modello logistico fortemente dipendente dalla mobilità stradale. “Materie prime, semilavorati e prodotti finiti percorrono quotidianamente la rete infrastrutturale nazionale, collegando poli industriali, hub logistici, porti, piattaforme distributive e punti vendita fino alla consegna finale al consumatore. Tale configurazione rende il comparto dell’autotrasporto un elemento sistemico per la continuità operativa dell’economia reale”. 

In questo contesto, “il costo del gasolio rappresenta una delle principali variabili critiche: mediamente per circa il 30 per cento sui costi operativi delle imprese di trasporto”. Perciò sottolinea l'associazione “la volatilità dei prezzi, unita alla rigidità dei margini nel settore, espone le imprese a rischi di sostenibilità economica, soprattutto in presenza di contratti di trasporto a tariffa fissa”. 

A livello nazionale l'analisi della Cgia fa riferimento ad almeno 306.800 attività, di cui 203.700 sono agenti di commercio, quasi 68.500 autotrasportatori, 31.500 tassisti e Ncc e quasi 3.000 bus operator. Le regioni che ne contano di più sono la Lombardia con 49.607 unità, il Lazio con 29.357 e il Veneto con 29.105. A livello provinciale, invece, svetta la Città metropolitana di Roma capitale che registra 22.676 attività. Seguono Milano con 19.438 e Napoli con 15.857. In coda alla graduatoria Gorizia con 463 imprese, Aosta con 345 e Isernia con 291. 

Per l'ufficio studi “è interessante notare anche l’incidenza del totale aziende di questi quattro comparti messi assieme sul totale regionale. La distribuzione di queste attività full driver si concentra nelle regioni della dorsale adriatica. Al primo posto, infatti, scorgiamo l’Emilia Romagna con il 7,17 per cento. Seguono le Marche con il 7,15 e il Veneto con il 7,03. A livello provinciale, infine, spicca Bologna con l’8,70 per cento, Ancona con l’8,56 e Padova con l’8,29. La meno interessata è Aosta con il 3,21 per cento”.

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