Caracas, 27 Giu 2026 - In meno di un minuto, due violente scosse di terremoto si sono abbattute sul Nord del Venezuela. Secondo il Servizio Geologico degli Stati Uniti, la prima è stata di magnitudo di 7.1 vicino alla città di Moron, mentre la seconda ha avuto invece una magnitudo di 7.5 a pochi chilometri dalla città di San Felipe. Entrambe le scosse hanno avuto epicentro a circa 300 km dalla capitale Caracas.
Il bilancio provvisorio è drammatico: almeno 920 morti, oltre 4.000 feriti e circa 50.000 dispersi (dato incerto per l'alto tasso di emigrazione clandestina). L'Onu stima 6,8 milioni di persone colpite.
Emergenza e militarizzazione: Con oltre venti ospedali danneggiati, il sistema sanitario locale è al collasso e privo di materiale medico di base. Per garantire l'ordine pubblico ed evitare sciacallaggi, la presidente ad interim Rodríguez ha decretato la militarizzazione dello Stato di La Guaira, l'epicentro della distruzione.
Il coinvolgimento italiano: la Farnesina ha confermato 3 vittime italo-venezuelane, 5 feriti e 35 dispersi. L'Italia ha risposto inviando due voli militari da Pratica di Mare: tra oggi e domani arriveranno circa 100 esperti italiani tra Vigili del Fuoco (squadre di ricerca e soccorso) e personale medico dell'Ares 118 Lazio.
La risposta internazionale: È scattata una mobilitazione globale coordinata dall'Onu, con 1.000 soccorritori da 17 Paesi già sul campo. Papa Francesco ha inviato un aiuto di 100.000 euro, mentre gli Stati Uniti hanno temporaneamente sospeso alcune sanzioni economiche per non ostacolare l'arrivo degli aiuti umanitari.
Il governo venezuelano ha fatto sapere, attraverso il ministro dell'Interno Diosdado Cabello, di essere pronto a limitare l'accesso allo stato di La Guaira, una delle aree più colpite dalle scosse mortali dei giorni scorsi. La presidente ad interim Delcy Rodriguez in precedenza ha chiesto alle persone di non recarsi nella zona a nord di Caracas.
Mentre le autorità venezuelane incentrano in queste ore i loro sforzi nel soccorso delle persone rimaste ancora intrappolate sotto le macerie del terremoto inizia a delinearsi anche il dramma di migliaia di famiglie che non possono fare ritorno nelle loro abitazioni.
Le ultime cifre ufficiali divulgate oggi dal presidente dell'Assemblea Nazionale, Jorge Rodríguez, oltre ad aggiornare il numero delle vittime a 920 parlano di un totale di 3007 persone 'sinistrate'.
Si tratta di un numero che appare tuttavia ridotto rispetto al livello di distruzione che ha interessato oltre all'intero dipartimento costiero del Guaira, con circa 500 mila abitanti, anche diversi municipi della capitale Caracas dove vivono almeno 2 milioni di persone.
Il ministro dell'Interno, Diosdado Cabello, ha parlato d'altra parte di aiuti alimentari distribuiti a 70 mila famiglie e, secondo stime "preliminari" divulgate oggi dall'Onu e dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni, potrebbero essere addirittura 6 milioni le persone interessate in diversi gradi dalle conseguenze del terremoto.
Il quadro dell'emergenza dei senzatetto inizia ad emergere di fatto nelle ultime ore in diverse aree del Guaira e della capitale, dove si osservano famiglie accampate ai piedi di edifici abbandonati con le poche cose che sono riuscite a recuperare.
Il governo riferisce di 383 edifici distrutti, ma un censimento delle abitazioni con danni strutturali severi che le rendono inabitabili non è stato ancora effettuato e sono centinaia gli appelli - pubblicati anche sui social - da parte di persone che chiedono ispezioni per sapere se è possibile fare ritorno a casa.
"Siamo a due palazzine di distanza da una crollata, non possiamo passare la notte lì perché non è sicuro", ha affermato una vicina del comune di Chacao, sottolineando che le numerose scosse di replica (oltre 302 rilevate dal governo) hanno prodotto ulteriori danni al suo edifico che già presenta fratture visibili. Una situazione che si ripete anche nel vicino municipio di Altamira e che nel Guaira riguarda la quasi totalità delle strutture.
Ci sono "poche possibilità di trovare persone vive" sotto le macerie del complesso edilizio crollato a La Guaira, la più colpita dai due terremoti che hanno scosso Il Venezuela. Lo ha dichiarato all'Afp Nadiomar Polanco, capo della squadra di soccorso cilena.
"Purtroppo il crollo è totale", ha dichiarato Polanco di fronte a circa cinque edifici gravemente danneggiati a La Guaira, città a nord di Caracas. La squadra cilena, la prima ad arrivare sul posto, si è concentrata sul "recupero delle persone già decedute", ha aggiunto Polanco.
"Sono sopraffatti. Non hanno quasi niente. Bisogna portare tutto da soli. Mi hanno chiesto bacitracina, Gerdex per i punti, garze� mi hanno persino chiesto di portare antidolorifici. Non posso comprare niente di tutto ciò, non ho niente". Questa la testimonianza raccolta e pubblicata oggi dal portale Efecto Cocuyo alla zia di una ragazza trovata tra le macerie e ricoverata d'urgenza all'ospedale Domingo Luciani di Caracas dopo il terremoto che ha colpito mercoledì il Venezuela.
Un infermiere dello stesso ospedale, una delle maggiori strutture pubbliche nella capitale, conferma la versione della testimone e riferisce che "c'è urgente bisogno di garze, mascherine, otturatori, guanti, pannolini, bisturi, cuffie, camici chirurgici, rubinetti a tre vie e camici per pazienti".
"Abbiamo bisogno di tutto", ha detto.
Una situazione - riferiscono i media locali - che si ripete in altre strutture della capitale come l'Ospedale Generale Dr.
Miguel Pérez Carreño e l'Ospedale Ana Francisca Pérez de León.
La presidente ad interim Delcy Rodríguez aveva informato ieri che sono otto gli ospedali della zona tra Caracas e la Guaira che hanno registrato danni alle strutture, e che due di questi sono stati dovuti evacuare e i pazienti trasportati in altri nosocomi.
La crisi delle forniture e dell'approvvigionamento negli ospedali pubblici era già stata segnalata di fatto ad aprile, quando il presidente della Federazione medica venezuelana (Fvm), Douglas León Natera, aveva lanciato l'allarme sulla carenza di materiale negli ospedali del Paese, dove la disponibilità di risorse era inferiore al 10% nella maggior parte dei casi.
Due giorni prima del terremoto lo stesso Natera aveva nuovamente chiesto trasparenza riguardo alla distribuzione delle 71 tonnellate di medicinali consegnate dagli Stati Uniti al Venezuela nel febbraio 2026.












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