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Carabiniere ucciso, Comandante Gargaro: “Cerciello aveva dimenticato la pistola”

Roma, 30 Lug 2019 - "Gli indiziati sono stati individuati e interrogati dai magistrati nel rispetto della legge". Così il procuratore aggiunto di Roma, facente funzioni, Michele Giarritta Prestipino, durante la conferenza stampa al Comando provinciale dei carabinieri di Roma, sul caso dell'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega. "Gli interrogatori sono stati effettuati con tutte le garanzie difensive - spiega -, alla presenza dei difensori, dell'interprete e previa lettura di tutti gli avvisi di garanzia previsti dalla legge. Gli interrogatori sono stati anche registrati".

"Ringrazio l'Arma dei Carabinieri e la Procura che fin dalle prime ore dal delitto hanno lavorato senza sosta fianco a fianco raggiungendo un grandissimo risultato a meno di 24 ore dalla commissione del fatto. All'esito della prima fase, la Procura della Repubblica ha ritenuto di avere raccolto un quadro di gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati e in sussistenza di tutti i presupposti di legge ha disposto il fermo, poi convalidato dal gip che ha disposto la custodia cautelare in carcere innanzitutto in ordine al reato di concorso in omicidio", ha proseguito Prestipino e ha aggiunto che nell'inchiesta "ci sono ancora aspetti da approfondire".

Il procuratore ha poi sottolineato che la procura "indagherà con rigore" sulla vicenda della foto che mostra bendato in caserma uno dei due giovani americani accusati dell'omicidio, ha detto il procuratore. "Uno degli indagati è stato ritratto mentre si trovava seduto, ammanettato e bendato, e questo fatto è stato oggetto di tempestiva segnalazione da parte della stessa Arma dei carabinieri, i cui vertici hanno definito tale fatto grave e inaccettabile. La Procura ha avviato le indagini necessarie per accertare quanto accaduto e definire le responsabilità. La Procura di Roma procederà a questi accertamenti senza pregiudizi e con la determinazione e il rigore dimostrati in analoghe vicende e situazioni".

“È caduto un uomo - ha detto ancora Prestipino - al quale va la nostra riconoscenza e il nostro rispetto. Era uno dei tanti carabinieri che lavorava in silenzio a prezzo di grandi sacrifici, orgoglioso della divisa che indossava e del lavoro che quotidianamente svolgeva". La morte del vicebrigadiere è "una perdita insanabile, un vuoto incolmabile, rimane l'esempio che ci deve guidare. L'omicidio resta un fatto drammatico e ineliminabile"

Disappunto "per le ombre e i presunti misteri sollevati in questi giorni, laddove è stata dimostrata la correttezza e la regolarità dell'intervento", ha espresso Francesco Gargaro, comandante provinciale dei Carabinieri. Esprimo "disappunto e dispiacere per ombre e misteri sollevati sulla vicenda", ha detto sottolineando la linearità dell'intervento effettuato la notte del 26 luglio che ha portato alla morte del vicebrigadiere.

"Cerciello aveva dimenticato la pistola, è stata probabilmente una dimenticanza, l'aveva lasciata in caserma, ma ciò non toglie che non aveva alcuna possibilità di reagire" ha detto Gargaro e ha aggiunto "I due carabinieri intervenuti non hanno avuto il tempo di reagire. Varriale non avrebbe potuto tirarla fuori dopo, perché il soggetto era già in fuga e in quel caso sarebbe stato lui ad avere conseguenze. Non immaginavano di trovarsi di fronte una persona con un coltello di 18 centimetri, e non si aspettavano neanche di essere aggrediti nel momento in cui si qualificavano come carabinieri", ha spiegato il comandante aggiungendo che "si trattava di un servizio che a Roma si fa ogni giorno, o quasi". E ha aggiunto: "L'aggressione è stata rapida. Nella zona c'erano 4 pattuglie nei paraggi che non dovevano essere visibili per non pregiudicare l'operazione. Pattuglie che sono intervenute dopo l'allarme dato".

"Non immaginavano di trovarsi di fronte una persona con un coltello di 18 centimetri, e non si aspettavano neanche di essere aggrediti nel momento in cui si qualificavano come carabinieri", ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Francesco Gargaro, aggiungendo che "si trattava di un servizio che a Roma si fa ogni giorno, o quasi".

"L'indicazione del fatto che fossero stati due maghrebini è stata data da Brugiatelli", la persona che era stata derubata della zaino", ha poi precisato Gargaro. "Ha parlato di due persone di carnagione scusa, presumibilmente maghrebini - sottolinea -. Lo ha detto perché aveva il timore di dire che conosceva gli autori dell'omicidio. Non voleva essere associato al fatto. Solo dalle immagini si è scoperto l'antefatto".