Teheran, 1 Gen 2018 - Ancora proteste e vittime in Iran, dove migliaia di persone continuano a scendere in piazza contro il carovita e la corruzione del regime. La televisione statale parla di 12 morti nelle proteste a partire da giovedì scorso. Trecento gli arresti tra Teheran, Izeh e Arak, dove 12 agenti di polizia sono rimasti feriti negli attacchi all'ufficio del governatorato.
Per la quarta notte di seguito, dunque, i dimostranti sono scesi nelle strade, hanno attaccato e anche bruciato edifici pubblici, centri religiosi, banche, e sedi della milizia islamica del regime. Date alle fiamme anche auto della polizia. La protesta è esplosa giovedì a Mashhad, la seconda città del Paese, per poi ampliarsi a livello nazionale, compresa la capitale Teheran dove sono state arrestate in questi giorni centinaia di persone.
Per evitare i raduni di strada, le autorità hanno bloccato, anche se "solo temporaneamente", l'accesso ai social netowrk, in particolare Telegram e Instagram.
L'Iran "sta fallendo ad ogni livello", "è tempo di cambiare", scrive Donald Trump in un nuovo tweet sulle proteste in corso in Iran, nel quale torna ad attaccare anche l'accordo nucleare stretto dal suo predecessore Obama con Teheran. "L'Iran - si legge- sta fallendo ad ogni livello malgrado il terribile accordo fatto con l'amministrazione Obama. Il grande popolo iraniano è stato represso per tanti anni. Sono affamati di cibo e libertà. Assieme ai diritti umani la ricchezza dell'Iran viene saccheggiata.
Al capo della Casa Bianca risponde il presidente iraniano Rohani: Donald Trump "non ha il diritto di simpatizzare" con il popolo iraniano. "L'uomo negli Stati Uniti che oggi vuole simpatizzare con il nostro popolo - dice Rohani durante la riunione di governo, in un riferimento al presidente americano che non cita mai per nome - ha dimenticato che pochi mesi fa ha definito la nazione iraniana terrorista. Questa persona, che è contraria alla nazione iraniana dalla punta dei piedi alla cima dei capelli, non ha il diritto di simpatizzare con il popolo iraniano".
"Le critiche e le proteste sono un'opportunità, non una minaccia", dice poi il presidente iraniano in una dichiarazione pubblicata sul sito web della presidenza, a proposito delle manifestazioni di questi giorni contro il governo, di cui ha minimizzato la portata, definendole "niente". "La nazione stessa risponderà a rivoltosi e delinquenti - ha continuato Rohani - La nostra nazione affronterà questa minoranza che urla slogan contro la legge e insulta la santità ed i valori della rivoluzione".
Ieri in serata Rohani era intervenuto per la prima volta dall'inizio delle proteste. "Il popolo iraniano è libero di manifestare", basta che le proteste "siano autorizzate e legali" e che non si trasformino in violenza. "Una cosa è la critica - ha detto - un'altra la violenza e la distruzione della proprietà pubblica". Pur attaccando il presidente americano Trump per le sue "interferenze" e il sostegno su Twitter agli iraniani in piazza, Rohani riconosce tuttavia che il popolo non è solo preoccupato per motivi economici, ma anche "per la corruzione e la trasparenza".











