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Trump: “La tregua è appesa a un filo”, attesa per l’incontro con Xi. Trump parte oggi per la Cina. Ghalibaf: nessuna alternativa al nostro piano.

Cagliari, 12 Magg 2026 - "Il cessate è il fuoco è incredibilmente debole. Non è mai stato così debole ed è appeso a un filo". Lo ha detto il presidente americano Donald Trump parlando di Iran ai giornalisti nello Studio Ovale. Trump ha descritto lo stato della tregua come "in rianimazione", paragonandola a "quando il dottore va dai parenti per dire: 'il vostro amato ha solo l'1% di possibilità di farcela'". 

Il presidente americano Donald Trump sta incontrando in queste ore la sua squadra per la sicurezza nazionale e gli alti vertici delle forze armate USA per discutere le future strategie per il conflitto con l'Iran, inclusa la possibilità di riprendere le azioni militari. Lo riferisce la CNN, citando fonti informate.

Il presidente americano Donald Trump sarebbe sempre più irritato dall’atteggiamento dell’Iran nei negoziati sul nucleare e starebbe valutando con maggiore attenzione, rispetto alle scorse settimane, l’ipotesi di nuove operazioni militari. È quanto riferiscono fonti vicine ai colloqui, secondo cui il presidente Usa avrebbe manifestato forte insofferenza per la persistente chiusura dello Stretto di Hormuz e per le divisioni interne alla leadership iraniana, considerate un ostacolo a concessioni concrete da parte di Teheran. Lo riporta la Cnn.
L’ultima risposta iraniana ai colloqui è stata definita da Trump “totalmente inaccettabile” e “stupida”, alimentando tra diversi funzionari americani il dubbio che la Repubblica islamica sia realmente intenzionata a negoziare seriamente. Secondo alcune fonti, all’interno dell’amministrazione americana si starebbero confrontando diverse linee strategiche. Una parte, sostenuta anche da alcuni esponenti del Pentagono, spinge per una linea più dura, con possibili attacchi mirati finalizzati a indebolire ulteriormente Teheran e costringerla a tornare al tavolo delle trattative in modo più conciliante. Altri funzionari, invece, continuano a ritenere necessario lasciare spazio alla diplomazia.

Nel frattempo cresce anche il malcontento nei confronti del ruolo del Pakistan come mediatore. Diversi collaboratori di Trump ritengono infatti che Islamabad non stia trasmettendo con sufficiente fermezza il livello di frustrazione del presidente americano nei confronti dell’Iran. Alcuni funzionari sospettano inoltre che il Pakistan presenti a Washington una lettura più ottimistica delle posizioni iraniane rispetto alla situazione reale.
Un funzionario regionale ha riferito che diversi Paesi dell’area, compreso il Pakistan, avrebbero intensificato le pressioni diplomatiche su Teheran per chiarire che questa potrebbe rappresentare “l’ultima occasione” per impegnarsi seriamente nei negoziati con gli Stati Uniti. Secondo la stessa fonte, tuttavia, l’Iran non starebbe prendendo sul serio gli avvertimenti ricevuti.
La stessa fonte ha inoltre evidenziato come Washington e Teheran abbiano approcci e tempi negoziali profondamente differenti, sottolineando che la Repubblica islamica è abituata da decenni a convivere con forti pressioni economiche e sanzioni.
Secondo fonti vicine ai colloqui che il presidente ha tenuto con il suo staff di sicurezza nazionale, difficilmente verranno prese decisioni definitive prima della partenza del presidente per la Cina, prevista per oggi pomeriggio.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha scritto su X che "non c'è alternativa" al piano in 14 punti presentato da Teheran per mettere fine al conflitto.
"Non c'è altra alternativa che accettare i diritti del popolo iraniano così come sono esposti nella proposta in 14 punti - ha scritto Ghalibaf - qualsiasi altro approccio non porterà a nulla, se non a un fallimento dopo l'altro. Più tergiversano, più i contribuenti americani ne pagheranno le conseguenze".

Un bombardiere strategico B-1B Lancer dell’aeronautica militare statunitense ha effettuato un volo operativo verso il Medio Oriente. Lo ha reso noto il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), secondo quanto riferito oggi dall’agenzia russa Interfax.
Il Centcom ha spiegato che la missione di addestramento si è svolta il 9 maggio, senza però indicare da quale base sia decollato il velivolo.
Secondo la Military Air Tracking Alliance (Mata), i bombardieri strategici americani B-1B Lancer e B-52H Stratofortress schierati nella base aerea di Fairford, nel Regno Unito, stanno effettuando quasi ogni giorno missioni di addestramento dirette verso il Medio Oriente. Le operazioni avrebbero una durata media compresa tra le nove e le dieci ore.
Attualmente nella base britannica sarebbero presenti 23 bombardieri pesanti statunitensi: 15 B-1B Lancer e otto B-52H Stratofortress.
Ciascun velivolo può essere equipaggiato con 24 bombe guidate JDAM da circa 900 chilogrammi, con raggio operativo fino a 20 chilometri, oppure con 12 missili da crociera JASSM, capaci di colpire bersagli a circa 300 chilometri di distanza.
Secondo quanto riportato, tali armamenti sarebbero stati impiegati nelle operazioni militari statunitensi contro obiettivi considerati strategici in Iran, in particolare siti fortificati destinati al dispiegamento, allo stoccaggio e alla produzione di missili balistici.

Il presidente Donald Trump partirà oggi per Pechino per incontrare il presidente Xi Jinping, dopo settimane di tentativi, falliti, di persuadere il governo cinese a usare la sua considerevole influenza per spingere l'Iran ad accettare le condizioni statunitensi per porre fine alla guerra, iniziata due mesi fa, o quantomeno a riaprire lo strategico Stretto di Hormuz. In vista dell'importantissima visita del leader statunitense, la Casa Bianca ha espresso basse aspettative sulla capacità di Trump di persuadere Xi a cambiare la posizione della Cina. L'amministrazione sembra invece determinata a non lasciare che le divergenze sull'Iran oscurino gli sforzi per compiere progressi su altre questioni spinose nel complesso rapporto tra i due Paesi, che vanno dal commercio a un'ulteriore cooperazione cinese per bloccare le esportazioni di precursori del Fentanil. "Non vogliamo che questo evento comprometta il rapporto più ampio o gli accordi che potrebbero scaturire dal nostro incontro a Pechino", ha dichiarato la scorsa settimana il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, a Bloomberg TV. Pechino insiste pubblicamente sulla volontà di porre fine alla guerra e ha lavorato diplomaticamente dietro le quinte per aiutare il suo alleato Pakistan a raggiungere un accordo di pace. Ha inoltre inviato un "sottile messaggio di malcontento all'Iran" per la chiusura dello Stretto di Hormuz e agli Stati Uniti per il blocco delle navi iraniane, ha affermato Ahmed Aboudouh, specialista dell'influenza cinese in Medio Oriente presso il think tank londinese Chatham House. "Sono molto cauti, avversi al rischio e non vogliono essere coinvolti in nulla che li trascini in qualcosa che non considerano un loro problema", ha aggiunto.

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