Cagliari, 9 Magg 2026 - Il presidente americano Donald Trump è rientrato nella tarda serata di venerdì alla Casa Bianca dopo aver partecipato alla cena del LIV Golf Tournament di Sterling, in Virginia. Sceso dal Marine One, il tycoon, nel resoconto del pool dei giornalisti, ha salutato la stampa e ha alzato il pugno, non rispondendo alle domande urlate se "avesse ricevuto notizie dall'Iran" sul suo piano di pace per chiudere il conflitto. Trump, nel pomeriggio di venerdì, ha detto di aspettarsi "stanotte" una replica iraniana sulla sua ultima proposta per raggiungere un accordo di pace duraturo.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di aspettarsi una risposta ufficiale da parte di Teheran entro la notte americana. L'attesa riguarda l'ultima proposta di accordo di pace presentata dall'amministrazione americana, nel tentativo di sbloccare la situazione diplomatica tra i due Paesi.
Gli Stati Uniti pongano fine alle loro richieste eccessive e irragionevoli e alle loro aggressioni illegali, per far progredire il processo diplomatico", lo ha sottolineato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in una conversazione telefonica con il suo omologo turco Hakan Fidan ieri sera. "La recente escalation delle tensioni da parte degli Stati Uniti nel Golfo Persico e la violazione del cessate il fuoco hanno accresciuto i sospetti sulla serietà di Washington nel percorso diplomatico", ha aggiunto. Secondo l'agenzia di stampa IRNA, Fidan ha ribadito il sostegno- del suo Paese al proseguimento degli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra.
Washington ha rivisto la bozza della sua risoluzione alle Nazioni Unite che chiede all'Iran di interrompere gli attacchi e la posa di mine nello Stretto di Hormuz, ma sarebbe insufficiente a scongiurare il diritto di veto di Cina e Russia, membri permanenti del Consiglio di sicurezza del Palazzo di Vetro. Una bocciatura formale di Pechino, in particolare, sarebbe di imbarazzo in vista della visita della prossima settimana del tycoon in Cina, dal presidente Xi Jinping, con la guerra all'Iran ancora irrisolta e destinata a essere tra i temi principali in agenda. La bozza aggiornata, hanno riferito i media Usa, ha eliminato la clausola che invoca il Capitolo VII della Carta dell'Onu, che consente al Consiglio d'imporre misure che vanno dalle sanzioni all'azione militare, mantenendo però il linguaggio duro contro Teheran. Malgrado il testo non autorizzi esplicitamente l'uso della forza, non lo esclude e "riafferma il diritto degli Stati membri dell'Onu di difendere le proprie navi da attacchi e minacce, comprese quelle che minano diritti e libertà di navigazione". Una precedente risoluzione, sostenuta dagli Stati Uniti, che sembrava aprire la strada alla legittimazione di un'azione militare americana contro l'Iran, è fallita ad aprile dopo che Russia e Cina hanno esercitato il diritto di veto.
I movimenti navali senza gps sono saliti del 600% nello Stretto di Hormuz in due settimane, nel mezzo del braccio di ferro tra Iran e Usa sul controllo del transito marittimo. Secondo Windward, un'agenzia di intelligence marittima, i passaggi, o almeno i tentativi, avvengono sempre più spesso con i segnali gps disattivati. Le immagini satellitari raccolte da Windward, riferisce il Financial Times, hanno mostrato che, con ogni probabilità, nove navi mercantili hanno attraversato lo stretto il 7 maggio senza attivare il sistema Ais, lo strumento utilizzato dalle navi per trasmettere la propria posizione al fine di evitare collisioni. Secondo i dati della società, la cosiddetta 'attività oscura' è aumentata di circa il 600% tra il 19 aprile e il 3 maggio, in risposta all'intensificarsi delle minacce provenienti sia dal fronte iraniano sia da quello statunitense. Il 6 e il 7 maggio, in particolare, nessuna nave ha attraversato lo stretto con il sistema Ais attivo, per la prima volta dall'inizio del conflitto del 28 febbraio.
L'intelligence Usa ritiene che Mojtaba Khamenei, il nuovo leader supremo dell'Iran, stia svolgendo un ruolo cruciale nel definire la strategia bellica, al fianco di alti funzionari di Teheran. Lo riporta la Cnn, in base a diverse fonti a conoscenza del dossier, secondo cui l'esatta portata della sua autorità all'interno di un regime ora frammentato rimane comunque poco chiara. Tuttavia, è probabile che Khamenei stia contribuendo a dirigere la gestione, da parte dell'Iran, dei negoziati con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto, malgrado non compaia in pubblico da quando ha riportato gravi ferite durante un attacco che, all'inizio della guerra, ha causato la morte di suo padre Ali Khamenei e di diversi alti vertici militari del Paese, alimentando le speculazioni sul suo stato di salute e sul suo ruolo all'interno della struttura di leadership iraniana. L'amministrazione Trump continua a perseguire una soluzione diplomatica al conflitto, mentre il cessate il fuoco si protrae ormai da oltre un mese: secondo le fonti, l'intelligence Usa valuta che l'Iran stia ancora cercando di riorganizzarsi all'indomani della campagna di bombardamenti americani che ha lasciato intatte significative capacità militari di Teheran, preservando la facoltà del Paese di resistere per ulteriori mesi a un blocco statunitense.
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l'introduzione di nuove misure restrittive nei confronti di dieci tra individui e società, accusati di aver fornito supporto operativo al programma di armamenti dell'Iran.
Questi provvedimenti si inseriscono nella più ampia strategia di pressione adottata da Washington per smantellare le reti internazionali coinvolte nello sviluppo e nel sostegno delle capacità militari di Teheran. Secondo quanto dichiarato dalle autorità americane, i soggetti sanzionati avrebbero garantito assistenza diretta ai programmi bellici iraniani, violando le disposizioni internazionali.
Gli Stati Uniti hanno presentato una versione aggiornata della proposta di risoluzione all'ONU per chiedere all'Iran di interrompere gli attacchi e le attività di minamento nello Stretto di Hormuz. Nonostante le modifiche, resta alto il rischio di un nuovo veto da parte di Cina e Russia.
Le principali novità e i punti critici della bozza includono:
Rimozione del Capitolo VII: Dalla nuova versione è stata eliminata la clausola che invocava direttamente il Capitolo VII della Carta ONU, il quale abilita il Consiglio a imporre sanzioni o azioni militari.
Mantenimento del rigore: Resta un linguaggio duro nei confronti di Teheran e la previsione di nuove riunioni per valutare "misure efficaci" in caso di mancato rispetto dell'accordo.
Diritto alla difesa: Il testo riafferma il diritto degli Stati membri di difendere le proprie navi, una formula che, pur non autorizzando esplicitamente l'uso della forza, non lo esclude categoricamente.
Secondo fonti diplomatiche citate da Reuters, un eventuale veto di Pechino risulterebbe particolarmente delicato, data la concomitanza con la visita di Donald Trump in Cina prevista per la prossima settimana. Tuttavia, le modifiche apportate finora non sembrano sufficienti a superare le obiezioni dei partner russi e cinesi.












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