"Non si cambia un Paese se non lo si fa con i lavoratori. Altrimenti succede che ci si trova in brutta compagnia come quelle che emergono dalle cronache". È il messaggio che Susanna Camusso, leader della Cgil, dal palco di Torino lancia al Governo. Senza il lavoro il paese non esce dalla crisi, dice, ma continua a sprofondarci, senza nessuna prospettiva e si rivolge al Premier: "Se il messaggio di Renzi è 'tiriamo dritto' sappia che sappiamo tirare dritto anche noi. Non abbiamo bisogno di sentirci minacciati".
Va all'attacco: "Vorremo che tante promesse diventassero realtà". Le risorse ci sono: quelle degli evasori, quelle sottratte dalla corruzione e quelle dei grandi patrimoni. "Non vediamo nulla di moderno se sei ricattabile nel luogo di lavoro. La vera rivoluzione è dire a un giovane precario che ha diritti sul lavoro. Quando Renzi dice che ci sono troppi diritti per i lavoratori disoccupati fa un errore grave". Assicura: "Continueremo la lotta per cambiare le norme del governo".
Dal palco di Roma il leader della Uil chiede al premier di stupire i sindacati: "Ci convochi e discutiamo del futuro del Paese". Non ci rassegniamo, assicura "Noi veramente vogliamo cambiare l'Italia, non a parole" e accusa: "Devono smetterla di raccontare storie, di fare promesse non mantenute, devono ridare dignità ai lavoratori, speranza ai giovani e certezze ai pensionati per sopravvivere a questa crisi".
Scontri tra polizia e autonomi a Torino: un gruppo di dimostranti si è staccato dal corteo e ha tentato di forzare il blocco delle forze dell'ordine, che hanno risposto con una carica di alleggerimento. Gli studenti hanno lanciato uova e pomodoro contro gli agenti. Fermati alcuni manifestanti.
Scontri anche a Milano, la tensione è salita davanti alla sede della Regione Lombardia dopo che alcuni studenti vestiti da Babbo Natale hanno lanciato pacchi, forbici di cartone e bottiglie sulla scalinata del palazzo e altri hanno scavalcato il cancello; sono intervenuti poliziotti e carabinieri in assetto anti sommossa che hanno lanciato lacrimogeni contri i manifestanti. Gli studenti, alcuni dei quali con in testa caschi e scudi di polistirolo, hanno poi lanciato petardi, uova, bottiglie e sassi. 11 i feriti tra agenti e carabinieri.
I primi dati sono positivi" commenta la Cgil, secondo il sindacato nel settore industriale le adesioni sono al al 70% mentre ''sono affollatissime le cinquantaquattro piazze dove si stanno tenendo i cortei e le manifestazioni a sostegno dello sciopero". Secondo i sindacati sono rimasti fermi circa il 50% dei treni e degli aerei e circa il 70% degli autobus. #CosiNonVa lo slogan dello sciopero generale di 8 ore, contro il Jobs act, la legge di stabilità e le politiche sull'amministrazione pubblica. Una protesta che ha coinvolto tutti i settori, dalla sanità agli uffici pubblici, dalla scuola ai trasporti, compreso quello ferroviario, dopo la revoca della precettazione dei macchinisti decisa nella serata di ieri dal Ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi.
"Lo sciopero generale proclamato per oggi è segno senza dubbio di una notevole tensione tra sindacati e governo" così il Capo dello Stato Giorgio Napolitano che lancia un monito: "Sarebbe bene che ci fosse rispetto reciproco e non una esasperazione che non fa bene al Paese".
"Lo sciopero di oggi nel settore ferroviario 'resta in violazione delle regole e dovrà essere valutato attentamente nei prossimi giorni". Così Roberto Alesse, presidente della Commissione di Garanzia sugli scioperi che a Radio 24 dice che andranno ora valutate le possibili sanzioni per i sindacati che non si sono adeguati all'indicazione della Commissione.
Sciopero generale, Cgil e Uil in piazza. Lupi revoca precettazione ferrovieri
Braccia incrociate per otto ore per chiedere al governo di cambiare le politiche economiche. Oggi Cgil e Uil hanno deciso di portare avanti lo sciopero generale che coinvolge tutti i settori, dalla sanità agli uffici pubblici, dalla scuola ai trasporti, compreso quello ferroviario, dopo la revoca della precettazione dei macchinisti decisa nella serata di ieri dal Ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi.
Cgil e Uil protestano al 'grido' di "Così non va", come recita lo slogan che si riferisce al Jobs act, alla legge di stabilità e alle politiche sull'amministrazione pubblica. Perché "non ci arrendiamo. Alziamo la bandiera del lavoro", "vogliamo il futuro", dice il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, rilanciando le ragioni dello sciopero generale.
Sono 54 le manifestazioni organizzate in tutta Italia; il leader della Cgil Susanna Camusso partecipa al corteo a Torino, mentre Carmelo Barbagallo dell Uil è a Roma. Al centro delle richieste, la necessità di cambiare il Jobs act e la legge di stabilità, prevedendo tra l'altro l'estensione del bonus degli 80 euro ai pensionati e agli incapienti e lo sblocco del contratto del pubblico impiego, fermo al 2009. Il Jobs act, insiste Camusso, non riduce la precarietà ma i diritti e le tutele e "incentiva i licenziamenti", 'monetizzando' l'articolo 18. Barbagallo aggiunge: "Altro che lavoratori di serie A e B, siamo alla serie C". Allo sciopero generale non aderisce la Cisl, scesa in piazza il primo dicembre con le sole categorie del pubblico impiego e la richiesta del rinnovo contrattuale. "Il Paese ha bisogno di fabbriche aperte, non occupate e la Cisl non si sente affatto isolata", ribadisce il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan che rilancia "un grande Patto sociale".
Dopo le proteste per la volontà di precettare i ferrovieri è arrivato il dietrofront del ministro dei Trasporti Lupi che ha revocato l'ordinanza emanata mercoledì sera. La mobilitazione del personale delle ferrovie però durerà un ora in meno, 7 ore e non 8: dalle 9 alle 16. "Dopo la ragionevolezza dimostrata dai sindacati - ha spiegato il ministro dei Trasporti - che hanno ridotto il tempo dello sciopero [...] e la rassicurazione di Trenitalia sulla possibilità di ridurre così i disagi per i cittadini, ho deciso revocare il provvedimento di precettazione".
Cgil e Uil avevano minacciato di rivolgersi alle massime cariche dello Stato contro la precettazione. E alla fine esultano per i risultato raggiunto: "Avevamo ragione noi. Il Governo ha dovuto fare marcia indietro e revocare il provvedimento di precettazione dei ferrovieri: non c'erano le condizioni di legge per inibire il diritto di sciopero a questa categoria di lavoratori" commentano i leader Cgil e Uil, Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo.
Maurizio Lupi risponde al leader dalla Cgil con un tweet: "Cara Camusso, impara a rispettare le regole. Facendo finire lo sciopero alle 4 ho tutelato i pendolari che, nonostante voi, vanno a lavorare". In un altro 'cinguettio' condiviso, sempre Lupi ricorda di aver "revocata la precettazione solo quando ho avuto garanzia che milioni di pendolari che non sciopereranno, domani sera potranno tornare a casa".
A gettare acqua sul fuoco delle proteste sulla precettazione dei ferrovieri è stato il premier Matteo Renzi che da Ankara ha definito lo sciopero come un "momento di alta protesta", legittimo. Renzi ha poi sottolineato: "Il diritto di sciopero è sacrosanto. Ho profondo rispetto per i sindacati anche se io non sono d'accordo con le loro ragioni. Buon lavoro a chi lavora e in bocca al lupo a chi sciopera, con rispetto e senza polemiche", ha detto abbassando il tono dello scontro sindacale. E alla fine Renzi ha assicurato che "non la pensiamo come loro, ma cambieremo il Paese anche per loro".





