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Attacchi Houthi sull’oleodotto saudita, il petrolio schizza oltre i 108 dollari al barile.

Cagliari, 14 Sett 2026 - L'avanzata delle milizie Houthi lungo la costa dello Yemen affacciata sul Mar Rosso sta provocando un drammatico esodo di civili. Secondo quanto riferito dall'Associated Press e confermato dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), l'intensificarsi dei combattimenti ha già costretto oltre 76.000 persone ad abbandonare le proprie case a partire dal mese di luglio. 

I dati forniti dalle agenzie umanitarie evidenziano un'accelerazione spaventosa della crisi: il bilancio degli sfollati è cresciuto di oltre 30.000 unità nel giro di pochissimi giorni, quadruplicando i numeri rilevati solo la settimana scorsa.

La direttrice generale dell'OIM, Amy Pope, ha sottolineato come la maggior parte delle famiglie stia fuggendo nella notte portando con sé solo i vestiti che ha addosso, trovandosi ad affrontare lo sfollamento per la seconda o terza volta dall'inizio del lungo conflitto yemenita. Le aree più colpite dall'offensiva lungo la costa occidentale e il sud del governatorato di Taiz vedono intere comunità in fuga verso Aden o strutture d'emergenza improvvisate.

L'interruzione dell'oleodotto saudita East-West minaccia la perdita del 4% dell'offerta globale di petrolio a meno che il pompaggio non riprenda entro pochi giorni. Lo affermano a Reuters alcuni trader secondo cui l'Arabia Saudita esaurirà le scorte di petrolio per le esportazioni se non riavvia il suo principale oleodotto.

Un ulteriore calo dei flussi sauditi aggraverà la crisi globale dell'offerta, che ha già spinto i prezzi dei carburanti a livelli record, alimentando l'inflazione in tutto il mondo e portando i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi ai massimi dalla crisi finanziaria del 2008.

Da quando gli attacchi dei droni hanno costretto l'Arabia Saudita a chiudere il suo enorme oleodotto East-West venerdì, Riad non ha fornito dettagli completi sull'entità del danno o sulla durata dell'interruzione del servizio. Negli ultimi sei mesi, l'oleodotto che attraversa il deserto della penisola arabica ha risparmiato all'Arabia Saudita il peso maggiore dell'impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz durante la guerra, che ha paralizzato le esportazioni dei paesi vicini.
Il più grande esportatore al mondo ha utilizzato la pipeline per reindirizzare circa 4 milioni di barili al giorno - circa il 4% dell'offerta globale - verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso. Ma con l'oleodotto fuori servizio, Yanbu ora dispone di scorte sufficienti a garantire le esportazioni solo per cinque-sette giorni. L'Arabia Saudita dispone anche di scorte sufficienti a rifornire i clienti per diversi giorni dai porti egiziani di Ain Sukhna sul Mar Rosso e Sidi Kerir sul Mediterraneo, ha affermato un'altra fonte a Reuters.
La capacità di stoccaggio di Yanbu si attesta intorno ai 35 milioni di barili, secondo le stime del settore, mentre Ain Sukhna e Sidi Kerir possono stoccare rispettivamente 18 e 20 milioni di barili. Le scorte non sono al massimo e si esauriranno definitivamente se l'oleodotto East-West non riprenderà le operazioni.
L'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie) ha dichiarato venerdi' che l'offerta di petrolio saudita è già scesa al livello piu' basso degli ultimi trent'anni ad agosto, a causa della riduzione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso. L'Aie, che coordina le politiche energetiche occidentali, ha affermato che l'offerta mondiale di petrolio diminuirà quest'anno di 5,7 milioni di barili al giorno, ovvero circa il 6%.

Oltre all'attacco all'oleodotto, gli Houthi yemeniti, che minacciano i flussi di petrolio saudita, hanno conquistato, la settimana scorsa, un'isola all'imboccatura del Mar Rosso. Prima della guerra, il Medio Oriente forniva circa 22 milioni di barili di petrolio al giorno. Secondo fonti del settore, i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz sono rallentati a soli 6-9 milioni di barili al giorno. L'Arabia Saudita ha comunicato la scorsa settimana all'Opec che la sua produzione petrolifera è scesa a soli 6,2 milioni di barili al giorno ad agosto, rispetto ai 10,9 milioni di barili al giorno di febbraio, prima dell'inizio della guerra.

Oltre 1.500 combattenti di entrambi gli schieramenti sono rimasti uccisi nell'ultimo mese durante gli scontri tra le forze governative yemenite e il gruppo Houthi lungo la costa occidentale del Paese.

L'emittente Aljoumhouriya TV, citando una dichiarazione delle Forze di Resistenza Nazionale (alleate del governo), ha riferito che i combattimenti svoltisi tra il 9 agosto e il 10 settembre hanno causato la morte di oltre 500 membri delle proprie forze e il ferimento di altri 1.500.

Nello stesso periodo, inoltre, sono stati uccisi più di 1.000 combattenti Houthi e ne sono rimasti feriti a migliaia. Tali cifre relative alle perdite non hanno potuto trovare conferma indipendente da parte di Al Jazeera.

Proseguono i violenti combattimenti, con gli Houthi che tentano di avanzare verso le due principali roccaforti del governo riconosciuto a livello internazionale, situate rispettivamente nel sud e nel nord dello Yemen.

Oltre 2.000 persone sono fuggite in barca dallo Yemen verso Gibuti da giovedì, quando si sono riaccesi gli scontri tra le forze governative e gli Houthi. Lo ha reso noto l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim).
Combattimenti sono in corso da settimane, ma di recente hanno avuto una brusca accelerazione. Quattro giorni fa gli Houthi, che già controllavano gran parte del nord del paese inclusa la capitale Sanaa e Hodeidah (ovest), hanno condotto un'offensiva-lampo grazie alla quale si sono impadroniti della citta' di Mokha e poi della costa e delle isole nel Mar Rosso. E controllano ora lo stretto di Bab al-Mandeb.
Gli scontri hanno causato centinaia di morti e spinto decine di migliaia di persone a lasciare le proprie case. "Più di 2.000 persone in fuga dalle ostilita' in Yemen hanno raggiunto le coste di Gibuti", ha scritto l'organizzazione Onu su X. I primi arrivi risalgono a giovedi' sera. L'Iom "sta fornendo assistenza immediata a Obock", nel nord di Gibuti, ma "e' necessario un sostegno maggiore".
Ieri sera il ministro dell'Economia di Gibuti, Ilyas Moussa Dawaleh, aveva parlato di 1.400 persone arrivate dallo Yemen in sole 24 ore. 

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