Cagliari, 27 Ago 2026 - Una devastante alluvione lampo e conseguente bomba di fango hanno colpito la zona di confine tra Nepal e Tibet il 26 agosto 2026.
Secondo i dati diffusi dall'agenzia scientifica statunitense Usgs, il disastro è stato provocato dal crollo di un ghiacciaio.
Zone colpite: i distretti montuosi nepalesi di Rasuwa e Nuwakot, con la distruzione di interi villaggi lungo i fiumi Bhote Koshi e Trishuli.
L'Autorità nazionale nepalese per la riduzione e la gestione del rischio di disastri ha appena diffuso il suo ultimo aggiornamento, affermando che 826 persone risultano disperse a seguito delle inondazioni di Bhotekoshi-Trishuli. Secondo l'agenzia, tale cifra comprende le forze di sicurezza, i turisti e il pubblico in generale. Si stima che il numero dei turisti dispersi superi i 529.

I soccorritori cinesi incontrano gravi difficoltà nel raggiungere il porto di frontiera di Gyirong, investito oltre 20 ore fa dalla piena improvvisa al confine tra Cina e Nepal. Fango e detriti continuano a bloccare le strade di accesso nell'area della contea tibetana di Gyirong, ha riferito la televisione di Stato cinese Cctv. "Il margine della colata di fango dista circa 2,5 chilometri dal porto di Gyirong e, nel punto terminale, il fango ha uno spessore di quasi 1,5 metri", ha spiegato l'inviata Wang Qian. "Questo rende estremamente difficili le successive operazioni di soccorso".
Le squadre stanno valutando con cautela il rischio di nuove frane e cedimenti stradali, che potrebbero mettere in pericolo gli operatori. Anche le piogge cadute nella notte hanno complicato gli interventi. Le autorità hanno inviato mezzi pesanti per liberare le strade e oltre cento soccorritori aggiuntivi, in gran parte provenienti da Pechino e dalla provincia del Sichuan, sarebbero attesi in mattinata. Ieri sera l'esercito cinese ha inoltre schierato droni per valutare l'entità dei danni, nonostante le condizioni meteorologiche complesse, e per garantire le comunicazioni di emergenza.
Il Centro internazionale per lo sviluppo integrato delle zone montane (ICIMOD) ha pubblicato una valutazione dettagliata di quanto accaduto mercoledì. Nel documento, gli esperti mettono in guardia da un potenziale secondo evento alluvionale, causato dai detriti che si sono riversati nei corsi d'acqua. Gli esperti citati nel rapporto affermano di essere impegnati nella valutazione dell'eventuale ostruzione temporanea del fiume Trishuli in alcuni tratti ristretti. In tal caso, sussiste il rischio di formazione di una diga naturale dovuta a una frana, con conseguente seconda ondata di piena. Le autorità e gli scienziati continuano a valutare le dimensioni, la posizione e la stabilità di eventuali ostruzioni.
È stato il collasso di un ghiacciaio a causare ciò che era stato registrato come terremoto in Nepal e in Tibet e le inondazioni che ne sono seguite. Ad affermarlo è l'Istituto geologico degli Stati Uniti (Usgs). Si è trattato, afferma l'agenzia americana, di "un crollo glaciale e una colata di detriti" che "hanno causato impatti catastrofici a valle" e fatto almeno 160 morti e decine di dispersi.
Era stato il ministro degli Esteri nepalese, Shishir Khanal, a indicare che un terremoto aveva probabilmente innescato una frana, bloccando a sua volta un fiume e provocando un'ondata d'acqua a valle, mentre altre teorie avevano al centro il crollo di detriti che tratteneva lo scioglimento del ghiacciaio o una valanga di ghiaccio. L'evento sismico "era stato inizialmente segnalato - afferma l'Usgs - come un terremoto di magnitudo 4.4. Ulteriori analisi delle stazioni sismiche vicine, delle onde sismiche a lungo periodo e delle immagini satellitari hanno portato a stabilire che l'evento sismico era invece dovuto al crollo di un ghiacciaio e alla conseguente colata di detriti, e che non si è verificato alcun terremoto".
Sono 468 i dispersi nelle inondazioni nel Nepal, secondo un bilancio aggiornato. Tra loro vi sono 393 stranieri e 75 nepalesi.
I dispersi nelle inondazioni nel Tibet, al confine con il Nepal, sono 558: quest'ultimo bilancio, che si attestava in precedenza a 265 dispersi, è fornito dalle autorità di Pechino. I morti accertati sono complessivamente 165.












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