Cagliari, 3 Ago 2026 – Non c'è alcun accordo tra Iran e Stati Uniti sulla riapertura dello stretto di Hormuz, scrive l'agenzia iraniana Fars, citando una fonte vicina ai negoziati.
"Le notizie pubblicate in merito sono false. Fino a quando continueranno le azioni ostili degli Stati Uniti, lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso e il passaggio delle imbarcazioni sarà possibile soltanto attraverso la rotta annunciata e con l'autorizzazione della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc)", ha chiarito una fonte militare.
Per ora, Iran e Stati Uniti non stanno trattando. A chiarirlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri, iraniano, Esmaeil Baqaei, a quanto riportano i media iraniani, "Al momento non stiamo negoziando con gli Stati Uniti", ha detto, e "finché continueranno le violazioni degli impegni per parte degli Usa, la situazione dello Stretto di Hormuz non cambierà". Teheran ha annunciato nei giorni scorsi la chiusura dello stretto.
Per chiarire che non c'è nulla in preparazione, il portavoce ha riferito che oggi il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, "è in partenza per il pellegrinaggio dell'Arbaeen e anche gli altri membri della delegazione negoziale si trovano in Iran". Al momento, ha sottolineato Baqaei, sono in corso colloqui "solo con l'Oman" e "sono concentrati sulla definizione di una rotta sicura per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz". Detto questo, se anche arrivasse un'intesa sarebbe "una condizione necessaria per la riapertura dello stretto, ma non una condizione sufficiente". Hormuz, ha ricordato, "non è stato chiuso a causa di divergenze tra Iran e Oman. La situazione si è complicata a seguito dell'aggressione degli Stati Uniti e del regime sionista (Israele)".
Gli Usa fanno brainstorming via e-mail per trovare nuove tattiche contro Teheran. "Stiamo cercando nuovi modi creativi e non convenzionali per fare pressione e punire l'Iran", ha scritto un ufficiale del ramo intelligence del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centocom) in un messaggio inviato mercoledì scorso a un ampio gruppo di analisti militari, secondo una fonte a conoscenza del messaggio citata dalla Cnn. Una seconda fonte ha confermato che un alto ufficiale militare statunitense ha inviato il messaggio la settimana scorsa, sollecitando nuove idee su come affrontare l'Iran. Questa richiesta, in stile crowdsourcing, che secondo i funzionari militari è insolita via e-mail, è un segnale delle opzioni limitate - e potenzialmente sgradevoli - a disposizione di Trump per costringere l'Iran a un accordo alle sue condizioni. Sperando di trovare un'alternativa, il funzionario del Centocom ha avviato una sessione di brainstorming via e-mail per vedere se qualcuno avesse un'idea migliore. La seconda fonte ha affermato che il Centcom sta valutando ogni possibilità, riconoscendo la necessità di rivalutare la strategia. "Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha una lunga storia di pensiero e di lavoro innovativi", ha dichiarato in un comunicato il capitano Timothy Hawkins, portavoce del Centcom."L'Ammiraglio Cooper, in particolare, si rivolge ai membri del nostro grande team, a prescindere dal grado, per raggiungere i massimi livelli possibili di efficienza operativa". L'e-mail ha preceduto la minaccia di Trump di lanciare nuovi attacchi contro l'Iran, poi revocati nel fine settimana dopo l'intervento dei leader della regione, in particolare il principe ereditario saudita, che ha telefonato al presidente esortandolo a ridurre la tensione.
Il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato di aver deciso di fermare i nuovi attacchi contro l'Iran su sollecitazione degli alleati del Golfo come Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti e della stessa Repubblica Islamica. Lo riportano i media statunitensi. Parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One, Trump ha spiegato che era previsto l'attacco "più grande" dai tempi della "Seconda Guerra Mondiale". Tuttavia, ha deciso di accantonare il piano e di dare più tempo alla diplomazia, dopo aver ascoltato i principali leader del Golfo, tra cui il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, e su richiesta di non meglio precisati funzionari iraniani. "Ho chiesto al principe ereditario: 'Cosa preferireste? Preferireste che lo facessimo o no?'", ha raccontato Trump. "Mi hanno risposto che avrebbero di gran lunga preferito un accordo a un attacco, perché non si sa dove possano portare questi attacchi", ha aggiunto il presidente americano.











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