Cagliari, 24 Apr 2026 - Trump sulla situazione in Iran rispondendo alle domande dei giornalisti: “Non ho chiesto più tempo per i negoziati. Io non ho chiesto nulla. Noi controlliamo lo Stretto di Hormuz. L'Iran non deve aver l'arma nucleare"
"Siamo stati in Vietnam per 18anni, in Iraq per anni. In Iran da sole sei settimane. Lo ha detto rispondendo a chi gli chiedeva quanto avrebbe atteso la risposta dell'Iran. L'Iran "vuole un accordo, ma non sanno chi guida il paese". Lo ha detto Donald Trump, ribadendo che gli Stati Uniti hanno il controllo dello Stretto di Hormuz e riaprirà quando "ci sarà un accordo o accadrà qualcosa d'altro". Gli iraniani sono "in agitazione" e "abbiamo pensato di dare loro la possibilità di risolvere i loro problemi". Lo ha detto Donald Trump, in riferimento alle divisioni interne al regime iraniano e all'estensione del cessate il fuoco concessa da Washington.
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che il cessate il fuoco tra Israele e Libano è stato prorogato di tre settimane, dopo aver ospitato alla Casa Bianca un incontro tra i rappresentanti dei due Paesi. "L'incontro è andato molto bene! Gli Stati Uniti collaboreranno con il Libano per aiutarlo a proteggersi da Hezbollah", ha scritto Trump su Truth Social. La tregua originaria, annunciata la settimana scorsa, sarebbe dovuta scadere dopo dieci giorni. Trump spera di poter infine mediare una pace più ampia tra i due Paesi, ufficialmente in guerra dal 1948. "Non vedo l'ora di ospitare presto il Primo Ministro di Israele, Bibi Netanyahu, e il Presidente del Libano, Joseph Aoun", ha scritto Trump.
Per il suo mancato sostegno alle operazioni americane in Iran, la Spagna potrebbe essere 'punita' con la sospensione della sua appartenenza alla Nato, mentre verrebbe rivista la posizione degli Stati Uniti sulle rivendicazioni britanniche delle isole Falkland. È quanto si legge in una mail interna del Pentagono, rivelata dalla Reuters sul suo sito, nella quale vengono dettagliate una serie di opzioni per colpire gli alleati e si sottolinea la frustrazione americana per la riluttanza o il rifiuto di concedere agli Stati Uniti diritti di accesso, di base e di sorvolo per la guerra in Iran.
Secondo quanto emerso, nella e-mail si definisce il cosiddetto 'Abo' (Access, Basing, Overflight, cioè i diritti di accesso, stazionamento in basi e sorvolo che gli Stati Uniti hanno chiesto agli Alleati per le operazioni belliche in corso con l'Iran) "il livello minimo in assoluto per la Nato". Tra le opzioni contemplate nella mail figura la sospensione dei paesi 'difficili' da incarichi importanti o prestigiosi presso l'Alleanza. L'e-mail non suggerisce che gli Stati Uniti procedano in direzione di un'uscita dall'Alleanza né propone la chiusura di basi in Europa. Ma non si sa se preveda un ritiro parziale delle forze statunitensi dall'Europa. Interpellato per un commento, l'addetto stampa del Pentagono Kingsley Wilson ha risposto: "Come ha affermato il presidente Trump, nonostante tutto ciò che gli Stati Uniti hanno fatto per i nostri alleati della Nato, loro non ci sono stati vicini".
"Il dipartimento della Guerra farà in modo che il Presidente disponga di opzioni credibili per garantire che i nostri alleati non siano più una tigre di carta, ma che facciano invece la loro parte. Non abbiamo ulteriori commenti su eventuali deliberazioni interne a riguardo", ha dichiarato Wilson. "Le opzioni politiche delineate nell'e-mail avrebbero lo scopo di inviare un segnale forte agli alleati della Nato con l'obiettivo di 'diminuire il senso di pretesa degli europei', ha affermato un funzionario, riassumendo il contenuto del messaggio mail. L'opzione di sospendere la Spagna dall'alleanza - afferma la mail - avrebbe da una parte un effetto limitato sulle operazioni militari statunitensi, dall'altra un impatto simbolico significativo.
"La situazione in Medio Oriente, la crisi causata da questa guerra illegale, dimostra il fallimento della forza bruta e la necessità di rispettare il diritto internazionale, per salvaguardare e rafforzare l'ordine multilaterale". Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez arrivando al Filoxenia Conference Center dove a breve inizierà la seconda giornata di lavori del Consiglio europeo informale. "La legge del più forte alla fine rende il mondo molto più debole ed è ciò che purtroppo stiamo vedendo in Medio Oriente" ha concluso.
Secondo valutazioni interne del Dipartimento della Difesa, confermate anche da fonti del Congresso che hanno parlato con il New York Times, le scorte di missili statunitensi e di armi costose si sono notevolmente ridotte a causa della guerra con l'Iran. Secondo le stime, gli Usa hanno consumato 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio, progettati per una guerra con la Cina; 1.000 missili da crociera Tomahawk, circa 10 volte il numero che acquistano attualmente ogni anno; 1.200 missili intercettori Patriot, ognuno dei quali costa più di 4 milioni di dollari; e 1.000 missili di precisione e missili terrestri.
Alcune fonti stimano che gli Stati Uniti abbiano speso tra i 28 e i 35 miliardi di dollari durante la guerra, quasi un miliardo di dollari al giorno. La corsa al riarmo, secondo il Nyt, renderebbe gli Usa meno preparati ad affrontare potenziali rivali come Russia e Cina. Per far fronte al deterioramento delle forniture di armi, gli Stati Uniti si sono rivolti alle case automobilistiche affinché partecipassero alla produzione di armamenti, come era consuetudine durante la Seconda Guerra Mondiale, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. La guerra ha anche messo in luce la dipendenza del Pentagono da intercettori e munizioni per la difesa aerea estremamente costosi, e non è ancora chiaro se l'industria della difesa statunitense sia in grado di sviluppare armi economiche, soprattutto droni, in tempi brevi, ha affermato il Nyt.












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