Gaza, 6 Giu 2024 - Sarebbero 37 i morti, secondo fonti di un ospedale a Gaza, dell'attacco israeliano della notte scorsa contro una scuola dell'Unrwa che ospitava sfollati a Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. Scuola che secondo i militari israeliani era usata come rifugio da Hamas. L'ospedale dei martiri di Al-Aqsa a Deir al Balah ha fatto sapere di aver ricevuto «37 martiri» dall'attacco alla scuola dell'Onu, aggiornando così un precedente bilancio diffuso dall'ufficio stampa di Hamas che indicava precedentemente 27 deceduti.
A seguito di questo nuovo crimine di guerra commesso dai soldati agli ordini del criminale Netanyahu, i primi 37 corpi sono arrivati all' ospedale dei Martiri di Al-Aqsa a Deir al-Balah. Un nuovo attacco nella Striscia. Questa volta, obiettivo una scuola dell’Unrwa nel campo profughi di Nuseirat. Secondo i funzionari sanitari locali di Gaza il bilancio è di almeno 30 vittime tra cui cinque bambini. Per il corrispondente locale di Al Jazeera, emittente cui è stato vietato di operare in Israele, all’interno si trovavano famiglie di sfollati.
Le forze israeliane parlano invece di un complesso di Hamas, al cui interno si trovavano miliziani coinvolti nell’attacco del 7 ottobre. L’Idf fa sapere che «prima dell'attacco, sono state adottate una serie di misure per ridurre il rischio di danneggiare civili non coinvolti, inclusa la sorveglianza aerea e ulteriori informazioni di intelligence». Sul canale ufficiale Telegram, l’esercito israeliano afferma inoltre di aver sventato con l’attacco un tentativo di attraversare il confine da Gaza di «tre terroristi», mentre il corrispondente locale di Al Jazeera riferisce come ai civili non sia arrivato nessun avviso. Ed è ancora stallo sulle trattative per il cessate il fuoco. Nei colloqui con i mediatori del Qatar e dell'Egitto alla presenza del capo della CIA, William J.Burns, Hamas ha chiesto chiarimenti se la proposta del presidente statunitense Joe Biden rifletta accuratamente la posizione israeliana, soprattutto alla luce delle dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjmain Netanyahu che ha definito inesatte le parole di Biden sul piano. Il nodo è se Israele intenda riprendere o meno i combattimenti dopo la prima fase dell’accordo
Come raccontato qui dal corrispondente a Gerusalemme Davide Frattini, violenti scontri sono scoppiati a Gerusalemme durante la marcia annuale del Giorno della Bandiera, che commemora l'anniversario della presa del controllo da parte di Israele e dell'occupazione di Gerusalemme Est nel 1967. Almeno due giornalisti sono rimasti feriti mentre giovani israeliani di destra marciavano cantando slogan anti-arabi e anti-islamici. Gli attivisti pacifisti israeliani hanno invece hanno preso parte alla «parata dei fiori», consegnando fiori ai residenti palestinesi. A Tel Aviv questa mattina i parenti degli ostaggi detenuti a Gaza e decine di attivisti hanno protestato davanti alla casa del presidente della Knesset Amir Ohana a Tel Aviv. La manifestazione davanti alla casa del parlamentare apertamente gay segna l'inizio degli eventi di protesta pianificati per il raduno del Pride di quest'anno in città, che non prevedono per motivi di sicurezza la tradizionale parata ma altre manifestazioni. Slogan dell’iniziativa: Non c’è orgoglio, senza la liberazione degli ostaggi.
Dopo quest’ennesima strage di donne e bambini, Il governo di Spagna si unisce al processo aperto dal Tribunale internazionale di Giustizia avviato dal Sudafrica contro Israele» per gli indizi di genocidio a Gaza. Lo ha annunciato il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares in dichiarazioni ai media. «Lo stavamo meditando da settimane, ha detto il ministro degli Esteri Albares in relazione all'adesione alla denuncia presentata dal Sudafrica da cui muove il processo avviato dal tribunale Internazionale di Giustizia dell'Onu, per presunto genocidio e violazione del diritto umanitario internazionale a Gaza. «Il nostro unico obiettivo è porre fine alla guerra. Osserviamo con enorme preoccupazione l’estensione del conflitto nella regione", ha detto Albares, che non ha chiarito se Spagna considera un ‘genocidio’ quello in corso sulla Striscia di Gaza.
“Ci uniamo al processo per l'impegno con il diritto internazionale, per rafforzare le Nazioni Unite e per appoggiare il ruolo della Cpi. Spagna non si pronuncia sul reato», ha detto Albares, «partecipiamo alla denuncia appoggiando il tribunale”, ha aggiunto. Il riconoscimento dello Stato della Palestina da parte di Madrid, formalizzato lo scorso 29 maggio assieme all'Irlanda e alla Norvegia, passo successivamente compiuto anche dalla Slovenia, ha aggravato la crisi diplomatica con Israele. Il governo di Netanyahu ha limitato l'attività del consolato generale spagnolo a Gerusalemme, con il divieto di assistenza ai palestinesi. Lunedì Albares ha insistito che Israele deve rispettare le missioni diplomatiche della Spagna e ha ripetuto che questa, assieme alla Norvegia e all'Irlanda, avrebbe dato una «risposta coordinata» alle pressioni di Israele.












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