Cagliari, 3 Gi 2021 - La seduta del consiglio regionale è stata aperta dal presidente Michele Pais. Dopo le formalità di rito il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con la Pl n.177 (Mula e più) – Norme in materia di turismo. Il presidente ha dato quindi la parola al relatore di maggioranza, il presidente della commissione Attività produttive Piero Maieli (Psd’Az), per illustrare il provvedimento.
Maieli, nel suo intervento, ha evidenziato che la proposta ha lo scopo di permettere alla strutture ricettive extralberghiere di diventare una importante “vetrina” dei prodotti sardi, per promuoverne la qualità e mostrare ai clienti i legami fra i prodotti regionali di eccellenza e la cultura della nostra terra, intercettando una domanda diffusa che può rendere il turismo sardo più competitivo. La legge, ha aggiunto Maieli, prevede inoltre la possibilità temporanea di aumentare i posti letto delle strutture ricettive, seguendo l’esperienza positiva di altre Regioni.
Il relatore di minoranza Salvatore Corrias, del Pd, ha manifestato in primo luogo alcune perplessità sulla promozione dei prodotti locali all’interno delle strutture ricettive extra alberghiere perché, ha sostenuto, la presenza e la possibile vendita di questi prodotti tipici rischia di demotivare il turista rispetto alla visita delle botteghe tipiche, operando una commistione fra ospitalità e commercio. Credo che la Regione, ha concluso, non dovrebbe incoraggiare flussi che vanno in direzioni diverse, né rivolgere al turista il messaggio che può trovare tutto nella struttura in cui soggiorna.
Sempre per il Pd il consigliere Piero Comandini ha parlato di una occasione ghiotta per occuparsi di turismo a stagione iniziata non solo “misurando l’aria che sovrasta una pizzeria”. Corrias, ha ricordato, ha fatto bene ad evidenziare alcune criticità e l’eccessiva enfasi che ha accompagnato la legge, perché il turismo è un settore strategico della Regione che va trattato con competenza e professionalità. Questa invece, ha proseguito Comandini, non è una legge organica ma affronta problematiche settoriali come l’aumento dei posti letto e la promozione dei prodotti locali. Sul primo punto, l’esponente del Pd ha criticato la logica derogatoria dei “letti a castello” senza limite che abbassa la qualità e deforma offerta, auspicando il ritorno alla norma originaria che si riferiva ai nuclei familiari con presenza di minori. La maggioranza, ha detto ancora, dimostra una “ansia da prestazione politica” anche sulla promozione di prodotti e manufatti, sia perché scavalca l’equazione positiva “turismo uguale territorio”, sia perché prefigura il soggiorno in una struttura ricettiva come momento esclusivo della vacanza che va invece proposta come periodo aperto al territorio.
A nome del gruppo dei Progressisti, il consigliere Massimo Zedda ha condiviso le argomentazioni dei colleghi Corrias e Comandini perché a suo avviso è impossibile rilanciare una tradizione artistica sarda fatta da oggetti di grande valore come gioielli, ricami, tessuti etc con strumenti propri dell’economia di massa; così si torna indietro di decenni, si impoveriscono produzioni di qualità e si apre la strada a processi produttivi e manufatti realizzati con materie prime perfino esterni alla Regione. Soffermandosi in generale sul turismo, Zedda ha osservato che il settore extra alberghiero ha intaccato negativamente quello alberghiero, anche con i b&b che spesso aggirano le norme pur operando sul mercato con superfici di medie dimensioni. E’sbagliato, ha continuato Zedda, penalizzare chi ha investito nei settori alberghiero e artigianale.
Ancora per i Progressisti il capogruppo Francesco Agus ha messo l’accento sul fatto che in questo momento particolare il settore turistico sardo ha diversi problemi, dai ritardi nell’erogazione delle risorse rispetto alle proiezioni dell’assessorato, alla mancanza di regole e protocolli chiari sul come fronteggiare la pandemia, che non si è ancora fermata nonostante le vaccinazioni, durante la stagione turistica. Peraltro, ha osservato, si tratta di una stagione iniziata solo sulla carta ed occorre evitare di agire solo in condizioni di emergenza.
Il capogruppo di Leu Daniele Cocco ha affermato che forse, prima di scrivere la legge, sarebbe stato meglio pensare al rischio di tagliare fuori dai flussi turistici paesi che rappresentano precise identità e processi produttivi legati alla tradizione, che non possono essere sacrificati per esigenze economiche di massa. Il nostro artigianato, ha aggiunto, merita ben altre risposte a cominciare dall’aumento delle risorse disponibili per crescere e svilupparsi, e quindi la proposta richiede come minimo una accurata rimodulazione, perché così com’è non va incontro nemmeno ai potenziali beneficiari, che peraltro non sono stati sentiti in commissione.
Per il M5S Desirè Manca ha dichiarato che la legge chiarisce la netta differenza di pensiero fra i suoi promotori ed il Movimento, perché 34.000 imprese artigiane che occupano oltre 60.000 addetti e rappresentano il 22% delle attività produttive della Sardegna, non possono essere d’accordo con un provvedimento che consente la vendita oggetti e prodotti tipici e di eccellenza nelle strutture ricettive extra alberghiere come i b&b.
Il capogruppo della Lega Dario Giagoni ha precisato che, a suo giudizio, le obiezioni della minoranza sono infondate perché in altre Regioni sono state fatte scelte simili, sia in materia di deroghe sui posti letto che per la promozione dei prodotti artigianali in mostre allestite all’interno delle strutture extralberghiere.
Per la Giunta l’assessore del Turismo Gianni Chessa ha detto in apertura che, anche in materia di turismo, a volte le piccole risposte non sono poi così piccole, soprattutto se inserite in una strategia complessiva di cambiamento, graduale ma costante. Questa, in particolare, secondo l’assessore, è una piccola risposta sperimentata in altre Regioni, sia sulle deroghe ai posti letto che forse andrebbero ristrette ai nuclei familiari, che sulla promozione dei prodotti sardi non come vendita ma proprio come esposizione. La questione centrale, ha continuato Chessa, resta purtroppo ancora la stessa, che il nostro sistema alberghiero è sostanzialmente quello degli anni ’70 e deve allargare i suoi spazi di mercato per di crescere e consolidare le buone prospettive della ripartenza.
Non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente ha messo in votazione il passaggio all’esame degli articoli della legge, che il Consiglio ha approvato per alzata di mano. Segue.










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