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Riforma dell’assetto territoriale della Regione: chiusa la discussione generale, approvato il passaggio agli articoli (2).

Cagliari, 3 Mar 2021 - Il capogruppo della Lega Dario Giagoni ha ribadito la necessità di ripensare il quadro istituzionale della Sardegna senza creare organismi inutili ma facendo scelte chiare nell’interesse dei cittadini e dei territori. La legge infatti, ha affermato, fa chiarezza dopo quella del 2016 che immaginava una Sardegna senza Province ma la volontà degli elettori è andata da un’altra parte, causando però gravi incertezze e privando le comunità locali di punti di riferimento. La Provincia, a suo giudizio, non è un ente inutile soprattutto perché ha una dimensione adatta a rappresentare un organo di governo territoriale; ora lavoriamo sulle competenze senza lasciare le Province come “scatole vuote”, rendiamole nuovamente riconoscibili, al fianco dei Comuni e della Regione, non per tornare al passato ma per rimettere in moto i processi di sviluppo attraverso una programmazione strategica moderna ed efficiente. Giagoni ha infine invitato tutti a non fermarsi a questioni di campanile, ricordando di aver firmato, da gallurese, le proposte sulle Province dell’Ogliastra e del Sulcis, oltre che per la Città metropolitana di Sassari.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus, annunciando il suo voto contrario, ha criticato radicalmente la legge che a suo avviso ha fatto perdere tempo alla Sardegna, rinunciando ad un progetto originale del sistema degli Enti locali, avviando un opportuno confronto con lo Stato, anche perché la stessa legge Delrio sarà superata, nel quadro di un riordino di livello nazionale. Questo è un anno particolare, ha detto ancora Agus, nel quale sono state sovvertite tutte le priorità, ed è un errore ancora più grave discutere di “contenitori” senza risolvere i problemi; anzi, vediamo dopo queste parole nel prossimo assestamento fra due mesi arriveranno le risorse per far funzionare i nuovi enti dopo anni di tagli. Altro errore, ha proseguito l’esponente dei Progressisti, è quello di tornare al passato con le stesse formule, trovare scorciatoie per risolvere in modo facile problemi difficili, dare spazio alla retorica “dell’ascolto della gente”, dimenticando che quelli che chiedevano prima le Unioni dei Comuni poi sollecitato il ripristino delle Province; lo stesso Consiglio regionale ha sbagliato più volte, dal 2001 ad oggi, montando e smontando gli enti provinciali, non facendo certo un buon servizio ai cittadini.

Il consigliere di Fi Angelo Cocciu che ricordato che, nel giorno dell’insediamento del Consiglio regionale, assunse l’impegno di non essere mai egoista e di non togliere niente agli altri territori ed ai dei sardi, fermo restano il suo convincimento sulle giuste ragioni della Gallura. Questo è il modo per crescere tutti insieme, ha concluso, e sarebbe bello un voto unanime del Consiglio, quanto meno senza voti negativi, al di là dei campanilismi.

Il consigliere del Psd’Az Giovanni Satta ha ripercorso le battaglia di tanti cittadini e tanti amministratori per la Provincia Gallura, un progetto che già dal 2001 nasceva dal comune sentire dalle popolazioni, oltre da ragioni oggettive che la differenziamo rispetto ad altri territori della Sardegna. Le Province, ha proseguito, sono nella Costituzione ed abbiamo il dovere di porre rimedio alle “legge pasticcio” del 2016, come pensava anche una parte della maggioranza di allora. Oggi restituiamo dignità ai territori, compresi i Comuni più piccoli, e soprattutto affermiamo il principio che su democrazia e salute non vogliamo risparmiare. Satta ha infine rivolto al Consiglio un appello al voto unitario.

Il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau, dopo aver premesso di essere convinto da sempre dell’utilità della Province come enti intermedi di area vasta (anche in dissenso da una parte del suo partito), ha espresso una valutazione positiva sul testo che riforma la legge regionale n.2 del 2016 nata sul “difetto” di aver dato per scontata l’abolizione delle Province sostituendole in un modo abbastanza artificiale. La riforma, ha continuato Ganau, dà quindi alcune risposte, anche se non tutte sono convincenti perché lo schema della Città metropolitana di Cagliari è praticamente quello della legge nazionale Delrio mentre sarebbe stato meglio configurare un’area più compatta come quella di Cagliari o della stessa Rete metropolitana di Sassari. È invece positiva, secondo il capogruppo del Pd, la previsione dell’Unione delle Province che “bilancia” il ruolo delle Città metropolitane, anche se manca una vera riforma della Regione che, da un lato, riduca le sue funzioni gestionali a favore di funzioni di “regolazione”; si tratta di un ennesimo rinvio che privilegia la riorganizzazione amministrativa senza risolvere i problemi di funzioni, strutture e risorse per i quali auspico una soluzione a partire dal prossimo assestamento di bilancio.

Al termine dell’intervento di Ganau, il presidente ha disposto una breve sospensione della seduta per tenere una riunione dei capigruppo.

Alla ripresa dei lavori, a nome della Giunta, l’assessore degli Enti locali Quirico Sanna ha manifestato soddisfazione per il risultato giunto al termine di un lungo lavoro che ha coinvolto tutte le componenti del Consiglio, ricordando di aver visitato, all’inizio del mandato, tutti i territori per un percorso di ascolto e dappertutto, ha precisato, i Sindaci hanno espresso la volontà di rendere autonomi i loro territori, senza distinzioni politiche. Questo dato quindi, ha aggiunto, conferma che la legge nasce dal basso e poggia sui valori dell’autonomia e della solidarietà per cui, nel rispetto di questi principi, abbiamo seguito il modello della Città metropolitana di Torino con 300 Comuni molto diversi fra loro con realtà urbane e montane, piuttosto che ripercorrere quello di una Città metropolitana di Cagliari di dimensioni ridotte, che penalizzava aree con forti legami storici e culturali con il capoluogo di Regione, unendo invece Comuni diversi come Iglesias e Muravera. Questa inoltre, ha proseguito l’assessore, è una legge del Consiglio nei confronti della quale io mi sono messo subito a disposizione guardando l’interesse non di un territorio ma di tutti, perché rispetto alla precedente legislatura oggi c’è una nuova consapevolezza comune all’insegna della concretezza. Sono anche d’accordo sul ritorno al suffragio universale con l’elezione diretta dei presidenti e dei Consigli provinciali, ha concluso, non per una restaurazione ma per aprire una stagione di innovazione assegnando ai nuovi enti competenze e risorse, in coerenza con una strategia di investimento sugli enti intermedi che nello stesso tempo dovrà riportare la Regione ai suoi compiti naturali di programmazione.

Successivamente il Consiglio ha approvato il passaggio all’esame degli articoli con 38 voti favorevoli, 9 contrari e 7 astenuti.

Al termine dello scrutinio il presidente ha chiuso la seduta, convocando la commissione Autonomia per l’esame degli emendamenti domattina alle 9.30 e, a seguire, il Consiglio, per le 10.30. Com

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