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Lavori Consiglio Sardegna – Riforma dell’assetto territoriale della Regione: chiusa la discussione generale, approvato il passaggio agli articoli.

Cagliari, 3 Mar 2021 -   La seduta pomeridiana del 3 marzo si è aperta in prosecuzione dell’ordine del giorno della seduta n.109. Il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, dopo le formalità di rito, ha concesso la parola per gli interventi in sede di discussione generale del testo unificato in materia di riforma dell’assetto territoriale della Regione.

Il primo ad intervenire è stato il consigliere della Lega, Ignazio Manca, che ha confermato il sostegno alla proposta legislativa di iniziativa consiliare riaffermando l’obiettivo del ricercare “una più equa distribuzione dei poteri amministrativi e delle risorse, soprattutto di quelle europee”. «Manteniamo gli impegni assunti in campagna elettorale – ha dichiarato l’esponente della maggioranza - ad iniziare dalla istituzione della Città metropolitana di Sassari». Ignazio Manca ha però lamentato il pieno coinvolgimento dei rappresentanti di tutti i territori ed ha affermato di guardare al Trentino Alto Adige come modello e al Sud Tirol come “esempio positivo” di esercizio dell’autonomia e della buona amministrazione”. A giudizio del consigliere del Carroccio, in Sardegna permane invece il gap tra il Nord e il Sud dell’Isola: «Ma da Sassari si guarda con fiducia all’approvazione di questa legge».

«Sono d’accordo a metà con i contenuti della proposta legislativa oggi all’esame del Consiglio». Con queste parole la consigliera dei Cinque Stelle, Desirè Manca, ha aperto il suo intervento che si è concentrato sulle ragioni del sassarese e su quello che – a giudizio dell’esponente dell’opposizione – sarebbe un tradimento della volontà referendaria dei cittadini sardi. «Con questa legge – ha attaccato l’onorevole Manca – la maggioranza calpesta il referendum del 2002 per l’abolizione degli enti intermedi e ripropone l’ennesima moltiplicazione di nomine e poltrone a carico dei contribuenti sardi». La consigliera M5S ha invece espresso favore per quella parte del testo unificato che punta all’istituzione della Città metropolitana di Sassari: «Ente per il quale mi sono sempre battuta mentre ho sempre definito una scatola vuota la cosiddetta “Rete metropolitana”».

In sede di discussione generale è intervenuto anche il relatore della maggioranza, Antonello Peru (Udc-Cambiamo) per offrire alcuni chiarimenti su punti evidenziati nel corso del dibattito consiliare. L’esponente della maggioranza ha ricordato le “forzature politiche” e la “poca verità” che hanno portato all’indebolimento del ruolo degli enti intermedi anche in Sardegna. «Più che una volontà popolare contro le Provincie c’è stata una volontà politica – ha dichiarato l’onorevole del centrodestra – e ricordo che per abolire le province sono nati, in Italia più di mille enti». «Le funzioni degli enti intermedi – ha spiegato Peru - sono state spalmate su 301 enti regionali, 125 agenzie, 572 unioni di comuni, 152 comunità montane, 149 consorzi e così via». Peru a quanti hanno ricordato gli esiti del referendum del 2002 ha replicato citando i risultati della consultazione del 2016: in Sardegna il “no” per l’abolizione delle Province ottenne 72% dei voti contro il 59% della media italiana». Sottolineando il favore anche da parte dei sindaci dei 5 Stelle per le previsioni normative del testo unico, il consigliere del partito di Toti ha concluso preannunciando nuovi provvedimenti “per riempire di contenuti e risorse gli istituendi enti intermedi».

Il presidente della commissione Autonomie e Riforme, Pierluigi Saiu (Lega), ha ricordato l’iter del testo unificato, rimarcandone l’importanza insieme con una ritrovata centralità politica del Consiglio: «Discutiamo di una proposta dei consiglieri regionali e il tutto serve a richiamare la funzione più nobile di questa Assemblea che è quella dell’essere legislatori. «Le province non sono riproposte – ha dichiarato l’esponente della maggioranza – perché nella realtà non sono mai state abolite e la volontà del popolo sardo per la loro sopravvivenza istituzionale è quella espressa nel referendum del 2016 che ha rigettato la riforma che prevedeva anche la cancellazione degli enti intermedi». Il presidente della Prima commissione ha quindi ricordato il favore espresso dalle comunità dell’Ogliastra, della Gallura, del Sulcis, di Sassari, del Medio Campidano per una nuova organizzazione territoriale ed ha affermato di “battersi per l’elezione diretta degli amministratori e per il superamento degli amministratori straordinari nelle Province”. «Questa proposta arriva dal basso – ha concluso Saiu – e chi voterà contro questa legge voterà contro la Gallura, l’Ogliastra, il Sulcis, Sassari o il Campidano».

Il leader dell’Udc, Giorgio Oppi ha ripercorso le tappe storiche del dibattito e del confronto in Consiglio sulle Province ed ha ricordato l’impegno “tradito dal centrosinistra nella scorsa Legislatura con la Gallura”. «Ricordo che nonostante gli impegni assunti con gli amministratori galluresi – ha dichiarato l’esponente della maggioranza – è mancato il numero legale in Aula nella discussione della proposta per l’istituzione della Provincia del Nordest». Oppi ha quindi mostrato apprezzamento che il testo che unifica quattro differenti proposte di consiglieri del centrosinistra e del centrodestra ed ha evidenziato il costo e la scarsa efficacia delle gestioni dei commissari straordinari.

Il consigliere di Leu, Eugenio Lai, ha affermato in apertura del suo intervento di rifiutare logiche di campanile di contrapposizione tra i diversi territori: «Bisogna dimostrare di avere un’idea di insieme della Sardegna e non lasciare nessuno indietro». L’esponente della minoranza ha ricordato la contestazione fatta, pur sedendo nei banchi dell’allora maggioranza, alle disposizioni contenute nella legge Delrio ed a quelle della legge regionale n. 2 del 2016: «Per tutelare qualcosa che metropolitano non è, si sono danneggiati interi territori, negandogli servizi, funzioni e risorse». Particolarmente critici i riferimenti alla provincia del Sud («un ente artificiale mai riconosciuto che va da Villasimius a Seulo») e al presidente del centrodestra della Legislatura 2009-2014 («È stato Cappellacci ha cancellare le province sarde»). Lai ha quindi dichiarato il favore “per l’elezione diretta degli amministratori negli enti intermedi” ed ha posto l’accento “sul rispetto delle volontà delle comunità e sul diritto all’autodeterminazione dei territori”.

Il capogruppo dei Fratelli d’Italia, Francesco Mura, ha ricordato le responsabilità politiche del centrosinistra sulla legge Del Rio e sulla legge di riordino degli Enti Locali approvata nella scorsa legislatura in Regione: «Avete disegnato una Città metropolitana con 360 villaggi vacanza di contorno». L’esponente della maggioranza ha quindi replicato ad alcune dichiarazioni rese in sede di dibattito dal consigliere dei Progressisti, Massimo Zedda: «Oggi parla di riequilibrio tra i diversi territori ma lo ricordiamo come sindaco metropolitana di Cagliari favorire divisioni e penalizzazioni in danno dei centri più piccoli». Mura non ha risparmiato neppure i 5 Stelle («dovrebbero considerare le contraddizioni che sul tema delle province, ma non soltanto, emergono nel movimento») ed ha rilanciato la proposta politica del centrodestra al governo della Regione: «Abbiamo un’idea di Sardegna diversa, dove i vantaggi della Città metropolitana possono essere estesi ai territori dell’interno». Il capogruppo FdI ha quindi concluso il suo intervento con un tono sottilmente polemico all’indirizzo della sua maggioranza: «Non possiamo accettare però che il sindaco della Città metropolitana di Cagliari possa essere commissariato nelle fasi di attuazione della legge che andiamo ad approvare». Segue.

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