Piacenza, 25 Lug 2020 - Sono iniziati ieri i primi interrogatori per i fatti della caserma dei carabinieri Levante di Piacenza. Due i militari comparsi davanti al gip Luca Milani, che ha scritto l'ordinanza da cui emerge un contesto di botte, torture, edonismo spinto coi proventi di arresti illeciti, entrambi hanno risposto alle domande del magistrato.
Angelo Esposito ha pianto, tanto, esprimendo il suo disagio anche a parole: "Mi è caduto il mondo addosso". "Il mio assistito - ha spiegato il suo avvocato Pierpaolo Rivello - si è detto estraneo ai fatti contestati. Il suo è stato il pianto di una persona innocente che si vista arrestare dall'oggi al domani. Non pensava ci fosse del marcio dentro la caserma, ha partecipato a perquisizioni e altre operazioni, convinto che tutto fosse legittimo". L'appuntato ha assicurato di essere alieno "al mondo di violenza, soldi e illeciti" dei suoi colleghi.
Sulla stessa linea Daniele Spagnolo che in sostanza si è difeso dicendo che "facevo quello che mi dicevano di fare, senza sapere cosa c'era a monte". Stando a quanto riferito dal suo avvocato Francesca Beoni, "ha dato la sua versione per ogni capo d'imputazione e indicato il ruolo che aveva e quello che aveva visto. Nessuna ammissione. Teniamo anche conto che era quello col grado più basso". Con altri militari, è accusato anche di avere pestato un giovane nigeriano, "tanto da farlo crollare a terra e sanguinare".
Ieri è stato sentito anche un presunto pusher di origine marocchina che ha risposto al giudice. Avrebbe fatto parte anche lui del meccanismo degli arresti 'a scopo di lucrò messo in piedi dall'appuntato Giuseppe Montella. Oggi sarà lui ad essere interrogato.
Si è mosso molto velocemente il comando generale dell'arma dei carabinieri. Infatti, ieri sono stati trasferiti i principali ufficiali di stanza a Piacenza: il comandante provinciale Stefano Savo, quello del reparto operativo Marco Iannucci e la guida del nucleo investigativo, Giuseppe Pischedda. I tre sono estranei ai fatti della Levante e non sono indagati, ma la decisione è stata presa, viene spiegato, "da un lato per garantire il sereno e regolare svolgimento delle attività di servizio, dall'altro per recuperare il rapporto di fiducia tra la cittadinanza e l'Arma".












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