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Coronavirus, l’Alto Adige se ne infischia delle direttive del governo centrale e riapre tutto: oggi negozi, da lunedì bar e parrucchieri.

Alto Adige, 8 Maggio 20020 - L'Alto Adige attua in piena autonoma la 'fase 2' che scatterà nel corso della giornata odierna. In attesa degli adempimenti, dal bilinguismo del documento fino alla pubblicazione sul Bollettino ufficiale, la legge provinciale approvata questa notte in Consiglio provinciale a Bolzano con 28 voti favorevoli, prevede dall'entrata in vigore l'immediata ripresa delle attività economiche con la riapertura delle attività commerciali, produttive industriali e artigianali. Nei giorni scorsi era arrivato a Bolzano il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia che aveva 'consigliato' di attendere il 18 maggio ma l'Alto Adige, dopo la presa di posizione della Suedtiroler Volkspartei (partito di maggioranza in Consiglio) di togliere l'appoggio al Governo Conte II, ha proseguito per la sua strada.

A decorrere dal lunedì 11 maggio, sempre nel rispetto delle norme del distanziamento e precauzioni sanitarie, riapriranno le attività inerenti servizi alla persona (parrucchieri, barbieri, estetisti, centri estetici), servizi di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), e musei, istituzioni culturali comprese biblioteche e centri giovanili.  Nei ristoranti e nei bar non sono ammessi più ospiti di quanti siano i posti a sedere e i tavoli dovranno essere disposti in modo che la distanza tra le persone sia di due metri. Solo a tavola si può fare a meno della protezione respiratoria. Il personale di servizio deve utilizzare maschere di tipo FFP2.

Dal 18 maggio, sempre seguendo dettagliati protocolli di sicurezza, torneranno ad essere offerti i servizi per l'infanzia, asili e scuole primarie aperte mezza giornata, con gruppi ridotti. Il 25 maggio riapriranno tutte le strutture ricettive presenti sul territorio provinciale e gli impianti a fune. Per quanto riguarda gli spostamenti verso il resto del Paese, le lezioni scolastiche e universitarie, le manifestazioni sportive, restano in vigore le normative nazionali.

"Troppa enfasi su questa fase 2, prima vediamo i dati e poi parliamo di date". Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, lo ha dichiarato al Corriere della Sera.  In merito al documento firmato al termine dell'incontro Stato-Regione ha detto che "non sono entusiasta di quel documento, per un semplice ma fondamentale motivo: prima dobbiamo capire gli effetti di queste giornate di riapertura, misurare i numeri, i dati che ci arriveranno e poi decidere i passi successivi. Ma per avere informazioni attendibili è necessario attendere qualche giorno».

Intanto molte Regioni continuano il pressing sul governo per chiedere che già lunedì sia consentito ai negozi di riprendere le attività, ma il governo frena e ribadisce la linea: prima del 18 maggio non si riapre nulla, perché servono almeno due settimane per valutare gli effetti sulla curva del contagio dell'allentamento delle misure deciso con il Dpcm del 4maggio. Non è escluso però che la decisione dell'Alto Adige porti ad un'accelerazione da parte di altre Regioni e a un nuovo scontro.

I presidenti Massimliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Giovanni Toti (Liguria) e Luca Z aia (Veneto), hanno detto di essere pronti ad aprire tutto l'11. Ma l'esecutivo, che aveva previsto l'apertura di bar, ristoranti e parrucchieri il 1 giugno, anticiperà la data al 18 maggio. Giorno in cui, grazie al protocollo tra Governo e Cei, ripartiranno anche le messe. Ad influire - e molto - sulla decisione finale saranno i dati: se dal monitoraggio dovesse emergere una risalita dell'R con zero e degli altri parametri indicati nella circolare del ministero della Salute per valutare l'indice di rischio, tutto il discorso sulle riaperture andrà rivisto.

Viceversa, se i numeri saranno positivi, si procederà secondo il programma prestabilito e illustrato dal ministro delle Autonomie Francesco Boccia in Conferenza Stato Regioni e appoggiato anche dall'Anci, l'Associazione dei Comuni, con i sindaci che hanno rinunciato anche ad alcuni loro poteri e prerogative per rispettare le linee guida nazionali.

A partire da lunedì 11 maggio ci sarà l'esame dei dati da parte del ministero della Salute e degli esperti dell'Istituto superiore di Sanità e in base a quelli, ha spiegato Boccia, dal 18 maggio saranno "possibili differenziazioni regionali nelle riaperture, anche in base alle linee guida dell'Inail".

Significa che le misure saranno allentare non in maniera uniforme a livello nazionale ma si interverrà su base regionale a seconda di quel che dicono i dati. Su questo, comunque, governo e regioni avrebbero trovato un ulteriore accordo: l'esecutivo - come chiesto dai governatori - sarebbe infatti disponibile a concedere dal 18 maggio in avanti una sorta di 'liberalizzazione' delle decisioni sulle riaperture successive.
Un punto, questo, che la Conferenza delle Regioni ha messo nero su bianco nell'ordine del giorno inviato al governo: "Chiediamo che entro il 17 maggio venga adottato un nuovo Dpcm con il coinvolgimento delle Regioni per consentire alle Regioni stesse di procedere autonomamente, sulla base delle valutazioni delle strutture tecniche e scientifiche dei rispettivi territori, a regolare le riaperture delle attività".

A sostegno della loro richiesta di far ripartire da lunedì i "settori del commercio al dettaglio", i governatori hanno poi sottolineato come siano già stati "già sottoscritti e in corso di sottoscrizione i protocolli per l'individuazione delle misure di sicurezza con le parti sociali a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici in tutti i settori economici". Precisazione che, come ha ribadito Boccia, non cambia la sostanza delle cose, non solo per i motivi legati al monitoraggio dei dati ma anche perché il Comitato tecnico scientifico - di cui fa parte l'Inail- sta ancora lavorando proprio alle 'regole' per bar, ristoranti, negozi.

Nelle prossime ore inoltre, gli esperti inizieranno a valutare la bozza del protocollo inviato dal ministero dell'Istruzione e contenente una serie di misure per il rientro a scuola a settembre: utilizzo di mascherine, orari differenziati di ingresso (classi diverse ogni 15 minuti),possibilità di misurare la temperatura agli studenti, percorsi protetti e obbligati all'interno degli istituti, sanificazione di tutti gli ambienti e in particolare mense, bagni e palestre, divieto di accesso agli estranei, genitori compresi.

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