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Coronavirus, Conte: “L’Italia ce la farà”- La Nazione ferma e deserta come in guerra. Strade vuote, negozi chiusi.

Roma, 12 Mar 2020 - Città semi deserte, strade vuote, negozi chiusi. Il giorno dopo l'ulteriore stretta voluta dal governo per frenare l'epidemia del coronavirus l'Italia affronta questa emergenza sanitaria secondo quanto previsto dalle misure presenti nell'ultimo provvedimento del governo. Stare a casa, limitare al minimo gli spostamenti, solo per necessità. E cercare di contenere i contagi che stanno mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale, con un picco di ricoveri e di pazienti nelle terapie intensive.

Dunque bar, ristoranti, mense e negozi chiusi. Garantiti approvvigionamento alimentare, farmacie, servizi essenziali (banche, poste, assicurazioni) e trasporti. Fabbriche aperte ma con misure di sicurezza. Così fino al 25 marzo, con l'obiettivo di fermare il contagio: "rinunce", annunciate dal premier Giuseppe Conte, che "stanno dando un grande contributo al Paese" nella lotta al coronavirus e che faranno sì che l'Italia "ce la farà".

È arrivato a tarda serata il nuovo provvedimento del presidente del Consiglio che raccoglie le istanze di misure più dure, avanzate in primo luogo dalla Lombardia, ma fatte proprie dalle regioni più colpite, tanto che il governatore del Veneto, Luca Zaia dice: "chiederò ai veneti rigore sulle nuove misure, ma non ci sono alternative". "Ha prevalso il buonsenso", gli fa eco il collega lombardo, Attilio Fontana.

D'altra parte i dati non lasciano margine: ieri duemila malati in più in un solo giorno (ma inclusi i 600 che la Lombardia non aveva comunicato martedì per un ritardo nei risultati dei test), e la curva di crescita del coronavirus che non si arresta ancora.

Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, si aspettava qualcosa di più da parte del Governo per arginare il coronavirus. "Avevamo chiesto un passo più deciso - ha spiegato Gori - questa decisione riguarda i pubblici esercizi che già nelle nostre zone aveva autodeterminato la chiusura. Forse ci aspettavamo qualcosa di piu'".   Gori è andato oltre: "Credo ci sia uno spazio per la coscienza degli imprenditori. Ci sono dei settori che non possono chiudere, però è diverso da come è uscito il decreto: ci aspettavamo che si mettesse il motore dell'economia al minimo. Adesso fatico a capire quale sia il livello di attenzione e comprensione da parte delle imprese. Mi sento di rivolgere un appello di responsabilità. Serve senso civico da parte di chi fa impresa. Non lo dico per far polemica - prosegue - ma perché bisogna aver cognizione della gravità delle cose. E secondo me quell'aspetto andava deciso con maggiore coraggio. Credo però che ci sia spazio per la coscienza dei datori di lavoro, degli imprenditori, e degli stessi lavoratori, che immagino chiederanno il più possibile di stare a casa, in ferie o con permessi speciali, e di lavorare da casa".

A oggi sono 10.590 i malati, più della metà in Lombardia che ha anche il più alto numero di ricoverati in terapia intensiva, 560 su un totale di 1.028. E i morti sono arrivati a 827 (di cui 617 in Lombardia), altri 196 in 24 ore. I guariti, invece, sono meno del 10% del totale dei contagiati: 1.045 su 12.462. "Abbiamo dei numeri che fanno sì che i dati possano apparire come un numero elevato, ma in realtà la crescita odierna è nel trend dei giorni scorsi" ha detto il commissario Angelo Borrelli spiegando il perché di una crescita che, finora, non si era mai registrata.

Che però si sia ancora ben lontani dal picco lo conferma il direttore del Dipartimento Malattie infettive dell'Iss Giovanni Rezza. "I prossimi 14 giorni saranno cruciali per capire l'andamento dei casi di contagio - ha detto - Gli effetti delle misure restrittive non si vedranno entro questa settimana, anche per quanto successo nei giorni scorsi con i massicci spostamenti da Milano. Per questa settimana mi aspetto un aumento dei casi e non un calo".

Ai cittadini che si chiedono ancora come comportarsi nel quotidiano, "il consiglio è sempre lo stesso: uscire per lo stretto necessario e indispensabile", ripete Borrelli, sottolineando che anche chi si muove a piedi "deve portare l'autocertificazione". Quanto ai luoghi di lavoro (si incentiva ulteriormente il lavoro agile e le ferie), l'unica vera misura di sicurezza è la distanza di un metro. Nel caso non sia possibile rispettarla "vanno utilizzate le mascherine chirurgiche".

E proprio per rafforzare la filiera della distribuzione degli strumenti sanitari arriverà da Conte la nomina di un commissario delegato, Domenico Arcuri, Ad di Invitalia: "avrà ampi poteri di deroga, lavorerà per rafforzare soprattutto la produzione, la distribuzione di attrezzature per terapia intensiva e subintensiva. Avrà anche il potere di creare e impiantare nuovi stabilimenti per la produzione di queste attrezzature e sopperire alle carenze sin qui riscontrate. Il commissario sarà Arcuri che si coordinerà con il dottor Borrelli che sta facendo un incredibile lavoro".