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Consiglio Ue rinvia le nomine. Conte: sarà difficile evitare la procedura di infrazione

Bruxelles, 21 Giu 2019 - Nulla di fatto nel Consiglio europeo per le nomine dei nuovi vertici dell'Ue. I capi di Stato e di Governo non hanno trovato la quadra e hanno rinviato le decisioni a un nuovo vertice, che si terrà probabilmente a fine giugno. Il Consiglio europeo ha adottato una nuova agenda strategica 2019-2024, e riguardo al quadro finanziario pluriennale si è compiaciuto "del lavoro svolto durante la presidenza romena", si legge nel comunicato diffuso dopo la riunione.

"La situazione è molto difficile, ma farò ogni sforzo fino all'ultimo per evitare la procedura" di infrazione. Lo ha assicurato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlando con i cronisti al termine della prima giornata del Vertice Ue. Per Conte un intervento ulteriore rispetto al Ddl Assestamento, come una manovra correttiva, sarebbe "inaccettabile e ingiusto".

In un'intervista al quotidiano La Repubblica, in merito alla trattativa con l'Unione europea, Conte spiega che il suo atteggiamento "non è rigidità. Ho la flessibilità per difendere il mio Paese. Salvando però sempre alcune coordinate concettuali ben chiare. Riteniamo di avere i conti in ordine, siamo sicuri delle nostre ragioni e non siamo disponibili a inseguire delle stime che non rispondono alla realtà. Noi conosciamo i conti e conosciamo i flussi di cassa. Mercoledì vareremo l'assestamento che certificherà questi flussi". "Le regole sono le regole, i numeri sono numeri. Io non posso chiedere di evitare regole che non mi piacciono per evitare la procedura - evidenzia il presidente del Consiglio -. Ma posso contestare i numeri. Ecco, contesto le loro stime di crescita. Io conosco i numeri, conosco l'assestamento sui miei numeri. Per quanto riguarda le regole, c'è una prospettiva in cui voglio ridiscutere queste regole. Mi sembra legittimo. In famiglia si discute".

Nelle interviste a Repubblica, alla Stampa, al Messaggero e al Mattino, Conte denuncia il rischio che la Commissione giudichi la procedura d'infrazione all'Italia seguendo una interpretazione delle regole "irragionevole", anzi, peggio, "punitiva" ed esprime il timore di una bocciatura finale: stime attraverso l'assestamento. Sulla possibilità che Roma abbia sottovalutato la commissione in scadenza, il premier commenta: "È una considerazione ambivalente. Non è detto che una commissione che sta andando via abbia una interpretazione delle regole meno rigorosa. Anzi". E sull'ipotesi che Bruxelles stia facendo pagare all'Italia le frasi di Di Maio e di Salvini osserva: "Sarebbe grave. Perché se si dice che si applicano le regole e poi ci si irrigidisce per frasi o atteggiamenti vuole dire che le regole si applicano per reazioni emotive e punitive. E non va bene".

Il punto tre del documento sulle conclusioni del Consiglio europeo è dedicato al tema dei cambiamenti climatici. Viene ribadita l'adesione all'accordo di Parigi per l'abbattimento delle emissioni di CO2, ma ha generato polemiche la decisione di inserire solo in una nota a margine la frase "Per un'ampia maggioranza di Stati membri, la neutralità climatica deve essere raggiunta entro il 2050". Il riferimento è all'opposizione avanzata dai Paesi del blocco di Visegrad nei confronti di questa scadenza temporale.