Olanda, 5 Giu 2019 – La minorenne olandese non è morta per l’eutanasia di stato ma è deceduta ma si sarebbe lasciata morire di fame e di sete.
Infatti, la 17enne è morta ieri nel salotto della sua casa e secondo alcuni media lo Stato le avrebbe rifiutato l’eutanasia e rimandato la decisione quando avesse compiuto 21 anni e dopo un percorso di cura.
A 24 ore dalla diffusione di una notizia che ha fatto il giro del mondo, la vicenda ha assunto contorni più precisi e si è scoperto che una clinica dell'Aja aveva negato a Noa l'eutanasia perché troppo giovane.
La giovane donna si era rivolta a una clinica dell'Aja per chiedere l'eutanasia, senza dirlo ai genitori. A fine dicembre lei stessa aveva raccontato a un giornale che il permesso le era stato negato: "Pensano che sia troppo giovane per morire: pensano che dovrei completare la mia cura post-traumatica, attendere finché non sia completamente cresciuta, aspettare fino a 21 anni. Sono devastata perché non ce la faccio ad aspettare così tanto tempo".
I genitori per curare la sua depressione avevano anche proposto l'elettroshock ma le era stato rifiutato perché troppo giovane. Di fronte al rifiuto di Noa di sottoporsi a ulteriori trattamenti, la giovane è stata rimandata a casa dove dall'inizio di giugno ha cominciato a rifiutare cibo e liquidi. I genitori, d'accordo con i medici, hanno acconsentito a non ricorrere all'alimentazione forzata.
"L'Olanda ha autorizzato l'eutanasia su una 17enne? Falso! I media italiani non hanno verificato. L'Olanda aveva rifiutato l'eutanasia a Noa. Lei ha smesso di bere e mangiare e si è lasciata morire a casa, coi familiari consenzienti. Si attendono smentite e scuse". Lo ha scritto oggi Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna Eutanasia legale, su Facebook.
Noa Pothoven aveva detto che "la sofferenza era insopportabile”: aveva scritto un'autobiografia chiamata "Vincere o Imparare" sulle sue battaglie con i disturbi mentali emersi con prepotenza dopo essere stata molestata e violentata in giovane età. La ragazza ha sofferto di un disturbo da stress post-traumatico (PTSD), di depressione e anoressia. Noa ha detto di aver scritto il suo libro per aiutare i giovani vulnerabili che lottano con la vita, dicendo che l'Olanda non ha istituzioni specializzate o cliniche dove i ragazzi possono andare per un aiuto psicologico o fisico. In un post sui social media il giorno prima della sua morte, Noa ha reso pubblica la sua decisione. Ha scritto: "Voglio arrivare dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni morirò". "Dopo anni di continue lotte, sono svuotata. Ho smesso di mangiare e bere per un po’ di tempo, e dopo molte discussioni e valutazioni, ho deciso di lasciarmi andare perché la mia sofferenza è insopportabile". Noa ha aggiunto che non si è mai sentita "viva", ma piuttosto una sopravvissuta: "Respiro, ma non vivo più", ha scritto in un altro post. Secondo la legge olandese, l'eutanasia è legale nella misura in cui viene eseguita secondo i severi standard descritti della legge sul suicidio assistito del 2002. I bambini dai 12 anni possono ricorrere all'eutanasia se lo desiderano.
"La morte di Noa è una grande perdita per qualsiasi società civile e per l'umanità. Dobbiamo sempre affermare le ragioni positive per la vita". Lo ha sottolineato la Pontificia Accademia per la Vita.
Anche il Papa interviene sulla vicenda della diciassettenne olandese. "L'eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti - scrive Bergoglio in un tweet - La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza".










