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Zelensky alla Abc, “pronti a fare pace subito”, Trump annuncia tregua a Oleshky “merito di Melania”. Kiev intanto denuncia che Starlink risulta ancora ‘limitato’ per le operazioni militari, nonostante Trump abbia chiamato Musk.

Kiev, 24 Ott 2026 – In un'intervista rilasciata ieri ad Abc News, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso la volontà di raggiungere un accordo per porre fine alla guerra tra il suo paese e la Russia, lamentando al contempo la diminuzione degli aiuti statunitensi nel conflitto. Lo scrive l'emittente Usa sul suo sito. Zelensky ha affermato che, se potesse, raggiungerebbe un accordo di pace oggi stesso e ha ribadito che l'Ucraina è disposta a congelare il conflitto in corso lungo le attuali linee del fronte al fine di porre fine a una guerra che dura da quasi cinque anni. "Siamo pronti a fermare questa guerra il più rapidamente possibile", ha dichiarato.
Zelensky ha affermato che la Russia attualmente controlla oltre il 19% del territorio ucraino, ma l'Ucraina non è disposta a cedere ulteriore territorio per porre fine alla guerra.

La Russia ha lanciato tre ondate di missili balistici contro Kiev dopo i colloqui di pace, e Zelensky ha affermato di non sentirsi tradito dagli Stati Uniti, ma ha lamentato la mancanza di assistenza da parte americana. "Io la penso così - ha detto - Non è un sentimento di sostegno". Rispetto ai rapporti tra Trump e Putin ha detto: "Non so se sia giusto o sbagliato, perché è una sua decisione personale essere amico di Putin o meno. Penso che abbiano ottimi rapporti, sì". ha detto Zelenskyy a proposito del rapporto tra Trump e Putin.

Zelensky ha anche affermato che l'Ucraina ha ricevuto dagli Stati Uniti solo 24 missili intercettori Patriot negli ultimi tre mesi, quando ne avrebbe bisogno di molti di più. Ha aggiunto di essere ancora grato agli Stati Uniti per la loro collaborazione nella guerra contro la Russia, ma ha ammesso di non essere sempre "educato" nei suoi modi. "L'Ucraina non può permettersi un presidente debole in questo momento. Certo che sono una persona normale, sono solo un essere umano, forse non un grande umanitario come Putin, ovviamente".

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ritiene che una soluzione della questione del Donbass sia un passaggio indispensabile per avvicinare la fine della guerra tra Russia e Ucraina. Secondo gli Stati Uniti, le parti dovranno fare concessioni.

Lo riporta RBC-Ucraina, che cita una dichiarazione in cui il segretario di Stato delinea quello che considera un percorso realistico per mettere fine alla guerra: “Si tratta di un conflitto molto complesso e so che il presidente (Donald Trump, Ndr) vi ha dedicato moltissimo tempo. Abbiamo persone che non fanno altro che cercare di trovare un modo per cambiare la situazione e superare queste divergenze”.

Rubio ha aggiunto: “Vorrei solo dirvi che la gente continua a dire che questa è una guerra in Ucraina. Questa guerra riguarda il Donbass. Riguarda una regione del Paese”. Il numero 1 del Dipartimento di Stato Usa ha quindi argomentato: “Questa guerra non si risolverà militarmente, ma finirà soltanto attraverso la diplomazia. È possibile raggiungere un risultato in cui entrambe le parti ottengano qualche beneficio, ma facciano anche delle concessioni e pongano fine a tutto questo?”.

Siamo “felici di svolgere il ruolo di mediatori”, ha detto Rubio a proposito dell’iniziativa di pace degli Stati Uniti, ma ha aggiunto riferito a Ucraina e Russia, i due Paesi belligeranti: “Non abbiamo alcuna possibilità di risolvere la questione se non riusciamo a coinvolgerli nei negoziati”.

Per consentire le operazioni umanitarie a Oleshky, le forze armate russe osserveranno il cessate il fuoco nell’area a partire dalle 4 del mattino ora di Mosca (le 3 in Italia) di martedì 27 ottobre. Lo annuncia Valery Gerasimov, capo di Stato maggiore della Federazione Russa.

L’esercito ucraino sottolinea che adotterà tutte le misure necessarie per garantire lo svolgimento di una missione umanitaria a Oleshky, la città nel sud dell’Ucraina occupata da Mosca, dove secondo quanto annunciato dalla Difesa di Mosca sarà in vigore una tregua a partire da martedì alle 4 del mattino ora locale, le 3 in Italia.

In un messaggio su Telegram, pur senza citare la tregua in modo esplicito, lo Stato maggiore ucraino afferma: “Le forze di difesa dell’Ucraina daranno attuazione alla decisione del comandante in capo supremo (il presidente Volodymyr Zelensky, Ndr) affinché sia condotta una missione umanitaria a Oleshky. I relativi ordini saranno comunicati alle truppe”.

Papa Leone XIV ha ricevuto oggi in udienza privata Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyc e capo della Chiesa greco-cattolica ucraina. L’incontro è avvenuto nella Biblioteca del Palazzo Apostolico. Riferendosi alla testimonianza di fede offerta da vescovi, sacerdoti, consacrati e fedeli ucraini dall’inizio del conflitto, il Pontefice ha affermato: “Di questa testimonianza ha bisogno non solo il Papa stesso, ma anche tutta la Chiesa universale”. A riferire dell’udienza è il segretariato dell’arcivescovo maggiore a Roma, citato dal Sir.

Shevchuk ha ringraziato Leone XIV per averlo incontrato mentre è ancora convalescente dopo l’intervento chirurgico, assicurandogli la preghiera della sua Chiesa. L’arcivescovo ha inoltre espresso gratitudine al Vaticano per gli appelli a porre fine alla guerra e per la diplomazia umanitaria in favore dei prigionieri e dei bambini ucraini deportati in Russia. Ricordando la recente visita del cardinale Matteo Zuppi ai prigionieri ucraini in un carcere russo, ha sottolineato: “È un segno che nessuno è dimenticato. Dio si ricorda di ciascuno”.

L’arcivescovo ha ringraziato Papa Prevost anche per il suo impegno per risolvere la catastrofe umanitaria di Oleshky e per i recenti colloqui con i presidenti Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, ha descritto i preparativi per un altro inverno particolarmente difficile e lo ha informato sul Sinodo dei vescovi greco-cattolici dedicato alle vocazioni. Al termine dell’udienza, dopo lo scambio dei doni, ha consegnato al Papa gli elenchi dei prigionieri di guerra ucraini ancora detenuti dai russi.

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