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Il governo ieri ha stanziato altri 105 milioni per il caro carburante. Meloni: “Stop ai blocchi”, il Garante: “Precettare”.

Roma, 23 Ott 22026 - Ammonta a 175 milioni di euro il pacchetto di aiuti per l'autotrasporto, l'agricoltura e la pesca varato dal Consiglio dei ministri. Per combattere il caro gasolio sono destinati ulteriori 45,2 milioni di euro per il credito d'imposta già previsto per il periodo di spesa marzo-agosto 2026: in questo modo l'agevolazione passa da 430 a circa 480 milioni, come annunciato dal viceministro Edoardo Rixi. Altri 60 milioni sono stanziati per le spese dal primo settembre al 5 ottobre. In totale, quindi, si tratta di 105,2 milioni per i Tir. Per l'agricoltura vengono invece allocati 60 milioni di euro e per la pesca 10 milioni: in entrambi i casi come contributi a fondo perduto validi nel 2026.

"Facendo seguito al monitoraggio avviato nei giorni scorsi, la Commissione di Garanzia sugli scioperi prende atto del senso di responsabilità e della collaborazione dimostrati da alcune sigle dell'autotrasporto, che hanno spontaneamente scelto di revocare le iniziative di protesta.
Tuttavia, sul territorio nazionale permangono diffusi e persistenti blocchi stradali che continuano a svolgersi in palese violazione delle regole di settore e del Codice di autoregolamentazione, prolungando una criticità ormai insostenibile negli approvvigionamenti dei beni di prima necessità". Così in una nota la Commissione di Garanzia sugli scioperi, che prosegue: "Rilevato che tale condotta genera un pericolo grave e imminente di lesione dei diritti costituzionali dei cittadini - con particolare riferimento alla salute, alla sicurezza e alla libertà di circolazione -, la Commissione ha formalmente segnalato la situazione alle Autorità competenti, ai sensi dell'art. 13, comma 1, lett. f, della legge n. 146 del 1990, affinché adottino le misure e i provvedimenti necessari a garantire l'immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali per il Paese".

"Un plauso al presidente della Regione Campania Roberto Fico, che ha incontrato le categorie rappresentative degli agricoltori e ha riconosciuto significative risorse a questo fondamentale settore primario, ma gli chiediamo di incontrare anche le organizzazioni rappresentative dei panificatori e di mettere in campo un intervento economico straordinario regionale per far fronte all'emergenza economica in cui versa la nostra categoria che, nonostante tutti i pesanti rincari, non ha mai interrotto la produzione del pane e non ne ha aumentato il prezzo". A chiederlo, il presidente nazionale di Unipan Acai, Domenico Filosa.
"I panificatori, che producono un bene di prima necessità, hanno subito aumenti del 200% del prezzo dell'energia elettrica e del gas, aumenti di oltre il 100% del costo della farina, aumenti del 40% del costo degli imballaggi, aumenti di oltre il 100% del carburante per il trasporto del pane - sottolinea Filosa -  è un settore ormai in ginocchio che, nonostante questo, consapevole delle difficoltà economiche generali, responsabilmente, non ha mai interrotto la produzione del pane e non ha mai voluto aggravare ulteriormente i costi a carico delle famiglie per i beni alimentari e, per questo, ha mantenuto inalterato il prezzo del pane".
"Chiediamo, pertanto, un incontro urgente con il Presidente della Regione Campania Roberto Fico per riaprire il tavolo di confronto sulla panificazione in Campania e giungere ad un intervento economico straordinario da parte della Regione a favore della nostra categoria e, quindi, di tutti i cittadini e le cittadine della Campania", aggiunge Filosa.

L'ombra di appartenenti a sodalizi criminali nei blocchi dei tir sulle autostrade contro il caro carburante e dietro a recenti presidi del settore agricolo in Calabria. Un sospetto che ha spinto magistrati e Commissione Antimafia ad attivarsi per chiarire i contorni delle mobilitazioni.
La Procura di Napoli ha disposto accertamenti per stabilire se ci sia la mano della criminalità organizzata dietro la mobilitazione degli autotrasportatori che ha creato enormi disagi in Campania. Diversi autisti hanno denunciato di aver subito pressioni e, in qualche occasione, anche minacce da parte di persone con il volto coperto. Alcuni, in particolare, hanno raccontato di pneumatici dei camion tagliati per impedire di consegnare le merci. In ogni caso, si tratta di indagini disposte in via preliminare e dagli esiti dipenderà l'eventuale apertura di un fascicolo. Non si esclude, inoltre, che altre Procure possano avviare indagini simili. Fonti qualificate riferiscono che ci sarebbero 'evidenze oggettive' di appartenenti o persone imparentate a sodalizi che si sarebbero resi protagonisti di blocchi e presidi stradali in questi giorni, in particolare in Calabria.
Ad avanzare il sospetto sul rischio di infiltrazioni nella protesta degli autotrasportatori era stato ieri il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi sollecitando prefetti e questori alla "massima attenzione" e oggi il Guardasigilli Carlo Nordio ha rincarato la dose: "Riguardo alle infiltrazioni mafiose nelle proteste dei camionisti, direi che vi è una forte probabilità che vi sia una strumentalizzazione e una infiltrazione".
Intanto le forze dell'ordine che la scorsa notte hanno scortato circa 500 autotrasportatori continuano a garantire il servizio a chiunque ne faccia richiesta per poter lavorare in sicurezza. Per le proteste in autostrada sono state denunciate oltre settanta persone con accuse che potrebbero andare dalla violenza privata al blocco stradale.
E a finire sotto la lente ci sono anche alcune proteste del settore agricolo in Calabria. La Commissione Antimafia presieduta da Chiara Colosimo - su richiesta del senatore Marco Silvestroni - si è attivata per approfondimenti su recenti presidi a Pizzo, Crotone, Lamezia Terme e Rosarno. Dalle prime verifiche effettuate sarebbero emersi "importanti elementi di riscontro e ulteriori circostanze che appaiono meritevoli di specifici approfondimenti", per ricostruire eventuali interessi riconducibili alla criminalità organizzata e tentativi di condizionamento delle iniziative di protesta.

La protesta degli autotrasportatori nelle regioni meridionali rientra, ma non in Campania dove il fronte dei manifestanti si spacca: riaprono dopo giorni di blocco i centri di smistamento della grande distribuzione, permettendo quindi ad alcune merci fresche di tornare nei supermercati, ma permangono vari presidi da parte dei 'padroncini' insoddisfatti dal nuovo decreto del Governo.
L'emergenza numero uno al momento è quella dei carburanti: i tir in sciopero stanno ancora bloccando l'uscita delle autocisterne dagli impianti di raffinazione di Napoli Est, e così il 95 per cento delle pompe in regione è a secco. Nel capoluogo sono in sofferenza gli spostamenti di medici e ambulanze, così come la raccolta dei rifiuti, e il sindaco Gaetano Manfredi lancia un appello: "Abbiamo problemi a garantire i servizi essenziali, non si deve far pagare ai cittadini il prezzo della protesta".
Ieri in tutta Napoli si registravano lunghe code ai distributori per fare rifornimento, con alcuni clamorosi casi di speculazione - benzina e diesel venduti anche a 4 euro al litro - su cui indaga la Guardia di finanza. La procura partenopea ha disposto anche accertamenti sui casi di minacce denunciati da alcuni camionisti, che potrebbero essere ricondotti a infiltrazioni camorristiche nella protesta. Ipotesi che i manifestanti respingono con forza: "La camorra non c'entra, siamo delusi dalle risposte del Governo. Il decreto di oggi ripropone misure vecchie o già annunciate, senza intervenire sul cuore del problema: il prezzo dei carburanti. Vogliamo sapere quanto lo Stato sta incassando in più dall'Iva sui carburanti e dove finiranno quei soldi. Se non saranno utilizzati per ridurre il costo dei carburanti, allora il Governo dica chiaramente quale sarà la loro destinazione".
Il fronte degli irriducibili si assottiglia col passare delle ore, permangono alcuni presidi lungo le strade e stamane anche ad alcuni caselli autostradali della A30 Caserta-Salerno.
Rimossi la maggior parte dei blocchi anche se, avvertono i camionisti, non sono venute meno le ragioni della protesta e resta lo stato di mobilitazione della categoria. Si rivedono, a macchia di leopardo, frutta e verdura nei supermercati, anche grazie ai trasporti scortati dalle forze dell'ordine o instradati lungo percorsi protetti: hanno viaggiato così un migliaio di camion a Napoli in due giorni e diverse centinaia nel resto della regione per iniziativa dei prefetti. Ma resta la preoccupazione sul fronte dei carburanti: la carenza di combustibile ha condotto al taglio di diversi collegamenti per Ischia, Capri e Procida, oltre che di numerose corse del trasporto pubblico locale in provincia. La situazione è stata affrontata nel pomeriggio in un vertice, convocato dal prefetto di Napoli Michele di Bari: per superare l'emergenza potrebbe scattare un piano di scorte anche per le autocisterne, così come è accaduto per le derrate alimentari.
Nelle altre regioni meridionali invece è iniziato, gradualmente, il ritorno alla normalità. In Sicilia è stato rimosso oggi l'ultimo presidio ancora attivo, a Gela, anche se il governatore Schifani punta l'indice contro "gli abusivi" che ancora in qualche caso "bloccano chi vuole lavorare". In Calabria sono riprese le forniture di benzina e diesel e nei supermercati gli scaffali si stanno progressivamente riempiendo.
Dopo un pomeriggio di intensi contatti tra gli autotrasportatori e le associazioni di categoria è terminato anche il presidio sulla statale 85, tra il Molise e la Campania. Nel Metapontino, al confine con la Calabria e Puglia, alcuni autotrasportatori oggi erano fermi a Tursi (Matera), nei pressi dello svincolo per la 'Sinnica', ma senza problemi per la circolazione.

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