Roma, 16 Sett 2026 - «Quanto sta accadendo a Cabras non può essere ridotto a una contrapposizione tra sicurezza e accoglienza. Se una struttura destinata a proteggere ragazzi minorenni produce tensioni dentro il centro e preoccupazione nella comunità, significa che il sistema gestito dallo Stato non sta funzionando. Il Ministero dell’interno deve assumersi le proprie responsabilità e intervenire».
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Silvio Lai, che ha predisposto un’interrogazione al Ministro dell’interno sulla gestione del centro di accoglienza straordinaria per minori stranieri non accompagnati di Cabras.
«Gli episodi segnalati sono gravi e devono essere accertati e affrontati con fermezza, senza generalizzazioni nei confronti di tutti gli ospiti. Ma non possiamo dimenticare che parliamo di ragazzi di quattordici, quindici o sedici anni, arrivati soli in Italia e spesso segnati da guerre, abusi, violenze e viaggi traumatici. Accoglierli non significa offrire soltanto un letto e dei pasti. Significa garantire educatori, psicologi, mediatori culturali, inserimento scolastico, formazione e un progetto individuale capace di accompagnarli verso l’autonomia. È lo stesso rapporto pubblicato sul portale Fami del Ministero dell’interno a riconoscere che nelle strutture emergenziali il sostegno psicologico è spesso frammentario, il collegamento con i servizi sanitari e sociali è insufficiente e gli standard risultano inferiori a quelli assicurati nei centri specializzati e nella rete Sai. Non è quindi accettabile che il Governo conosca queste criticità e continui a lasciare i ragazzi per periodi prolungati in strutture nate come temporanee».
Lai richiama anche le conseguenze per il Comune: «Cabras sta sostenendo un aggravio enorme per i servizi sociali, gli uffici anagrafici e il rapporto quotidiano con il centro, senza personale e risorse aggiuntive. Secondo quanto riportato dalla stampa, al gestore sarebbero riconosciuti circa 60 euro al giorno per ogni ospite, mentre una comunità socioeducativa in grado di garantire servizi pedagogici, educativi e psicologici adeguati può costare tra 140 e 150 euro. Il risultato è evidente: lo Stato finanzia un’accoglienza al minimo e poi scarica sul sindaco, sui servizi comunali, sulle forze dell’ordine e sulla comunità tutte le conseguenze». Nell’interrogazione Lai chiede al Ministro di chiarire quali controlli siano stati effettuati sul gestore, quanti educatori, psicologi e mediatori siano effettivamente presenti, quali percorsi scolastici e terapeutici siano stati attivati e da quanto tempo i ragazzi siano ospitati nel CAS in attesa del trasferimento nelle strutture definitive.
«La riduzione del numero degli ospiti annunciata dalla prefettura è soltanto una misura temporanea. Occorre verificare immediatamente se il centro sia nelle condizioni di tutelare i minori e garantire la sicurezza degli operatori e della cittadinanza. Se queste condizioni non esistono, il Viminale deve riorganizzare radicalmente la struttura o chiuderla, trasferendo i ragazzi in comunità adeguate e senza interrompere i loro percorsi educativi e sanitari. La sicurezza non si costruisce abbandonando ragazzi vulnerabili dentro strutture prive degli strumenti necessari. Si costruisce con regole, professionalità, controlli e integrazione. E soprattutto evitando che lo Stato lasci ancora una volta soli i comuni che si fanno carico concretamente dell’accoglienza». Com

Cas di Cabras, dichiarazione dell’On. Silvio Lai (Pd): «fallimento del governo sulla sicurezza e disastro nella tutela dei minori». Presentata interrogazione a Piantedosi.
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