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Colpita nave iraniana nello Stretto di Hormuz: un morto. Houthi attaccano base in Arabia Saudita. Iraq riapre i valichi di confine con Iran che aveva chiuso. Fuga dallo Yemen verso Gibuti: 1400 in 24 ore.

Iran, 13 Sett 2026 - Un attacco sferrato dall'Iraq forza la chiusura della condotta Est-Ovest a Riad. Washington frena sui blitz, Ansarullah smentisce contatti e l'Iran detta le condizioni per Hormuz.

La crisi geopolitica nel Medio Oriente tocca un nuovo picco di tensione, stringendo l'Arabia Saudita in una morsa drammatica. Riad è stata costretta a chiudere provvisoriamente l'oleodotto chiave Est-Ovest a seguito di un raid condotto con droni provenienti dal territorio iracheno, un'arteria fondamentale su cui il regno aveva deviato gran parte dei flussi di greggio dopo il blocco dello Stretto di Hormuz. L'attacco, che ha causato diversi feriti e danni in corso di quantificazione, non è stato rivendicato, ma il presidente statunitense Donald Trump ha addossato la responsabilità diretta all'Iran.

Dal suo resort in Irlanda, il tycoon ha ribadito che il conflitto con Teheran si avvia alla conclusione in vista delle elezioni di midterm, prospettando un imminente crollo dei prezzi del petrolio. Trump ha inoltre escluso un intervento militare contro i ribelli Houthi in Yemen nonostante la presa dello Stretto di Bab el-Mandeb, sostenendo di essere stato contattato dal gruppo armato per evitare uno scontro aperto. La risposta di Ansarullah non si è fatta attendere: Hazem al-Assad, membro dell'ufficio politico dell'organizzazione, ha smentito categoricamente la Casa Bianca tramite la piattaforma X, definendo le affermazioni del presidente americano "infondate e ridicole".

L'amministrazione Usa appare riluttante a imbarcarsi in un nuovo fronte di guerra ad alto rischio elettorale, lasciando tuttavia Riad priva della copertura alleata e con le principali vie d'uscita del greggio compromesse. Sul fronte interno iracheno, il premier Ali al-Zaidi ha condannato le incursioni, disposto la chiusura di tre valichi al confine con l'Iran e rimosso il comandante militare della provincia di Maysan, ritenuta l'area di lancio dei droni. Da parte sua, la diplomazia saudita ha congelato per ora le ritorsioni, riservandosi il diritto di tutelare le proprie infrastrutture.

Nel frattempo, Teheran continua a muovere i fili dell'asse regionale. Dal vertice BRICS in corso in India, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che la Repubblica Islamica non intende muovere guerra all'Arabia Saudita, confermando però l'intransigenza contro Washington e Israele. Sul piano dei traffici marittimi, la riapertura dello Stretto di Hormuz resta lontana: le fonti negoziali chiariscono che il summit tra i Paesi del Golfo previsto a Muscat non porterà a un sblocco immediato, vincolato da Teheran al soddisfacimento di sette rigide condizioni imposte agli Stati Uniti.

È di un morto e tre feriti il bilancio dell'attacco a una nave mercantile iraniana al largo dell'isola di Hengam. Lo fa sapere Amir Teymouri, governatore di Qeshm, sottolineando che il raid è avvenuto intorno alle 5 del mattino, nella zona dell'isola di Hengam e lungo la lunga costa digradante dell'isola di Qeshm.

Le forze governative yemenite stanno cercando di riconquistare il territorio vicino alla città di Mocha dagli Houthi, attraverso raid aerei, dopo che i caccia sauditi hanno bombardato diverse aree cadute sotto il controllo dei ribelli di Ansar Allah, comprese le province centrali e il nord del Paese, nel tentativo di impedire ulteriori avanzate degli Houthi.
Le aree controllate dal governo, come Madhab, sono una roccaforte, considerata il fulcro economico dello Yemen. Chi le controlla, controlla le entrate del Paese. Finora gli Houthi non sono riusciti a conquistare la città. Ma si segnalano scontri alla periferia di Madhab, a nord-est della capitale yemenita Sana'a.
Nel frattempo, nel sud del Paese, si sono verificati attacchi contro le postazioni militari degli Houthi a Taiz. La strategia del gruppo yemenita è quella di agire furtivamente, conquistando territori, allestendo bunker sotterranei e poi evacuando la zona per evitare i raid aerei sauditi.

Portavoce militare dei ribelli yemeniti rivendica gli attacchi e avverte Riad di imminenti blitz sulle infrastrutture strategiche.

Il portavoce militare dei ribelli sciiti Houthi, Yahya Saree, ha rilasciato una dura dichiarazione con cui ha confermato l'intensificazione delle offensive contro il territorio saudita. Saree ha precisato che le ultime azioni militari e i raid sferrati con missili e droni rappresentano una diretta ritorsione di fronte al proseguimento delle operazioni aeree condotte da Riad in Yemen.

Il portavoce del gruppo armato Ansarullah ha inoltre lanciato un esplicito avvertimento ai vertici sauditi, affermando che le operazioni future saranno "più intense e di più ampia portata" e che le milizie si spingeranno ancora più in profondità all'interno dei confini del Regno per colpire le infrastrutture militari ed economiche strategiche.

Da parte loro, le autorità dell'Arabia Saudita non hanno rilasciato commenti immediati riguardo alle ultime rivendicazioni del portavoce Houthi, mantenendo il massimo riserbo sulle contromisure in fase di valutazione.

Le autorità irachene hanno annunciato la riapertura dei valichi di frontiera con l'Iran, chiusi ieri sia ai viaggiatori sia al traffico merci, man mano che ne sarà rafforzata la sicurezza. In una nota, le autorità irachene hanno riferito che la riapertura scaglionata è iniziata questa mattina dai valichi di Shib e Shalamcheh. Ci vorrà fino al 17 settembre per tornare alla normalità.
Baghdad ha disposto la chiusura dei confini e il licenziamento di diversi funzionari della sicurezza provinciale dopo che è stato confermato che gli attacchi al principale oleodotto che attraversa l'Arabia Saudita da est a ovest provenivano da un'area confinante con l'Iran.

Circa 1.400 persone sono fuggite dallo Yemen verso Gibuti a causa dei combattimenti tra le forze governative e gli Houthi, alleati dell'Iran. Lo ha dichiarato il ministro dell'Economia e delle Finanze di Gibuti secondo quanto riportato da Al Jazeera.
Situato di fronte allo Yemen nel Corno d'Africa, il piccolo Stato di Gibuti si affaccia sullo stretto di Bab el-Mandeb, all'imbocco del Mar Rosso dal Golfo di Aden.
"1.400 rifugiati sono arrivati a Gibuti dallo Yemen in sole 24 ore", ha scritto il ministro Ilyas Moussa Dawaleh su X.
L'avanzata delle milizie Houthi lungo la costa dello Yemen affacciata sul Mar Rosso sta provocando un drammatico esodo di civili. Secondo quanto riferito dall'Associated Press e confermato dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), l'intensificarsi dei combattimenti ha già costretto oltre 76.000 persone ad abbandonare le proprie case a partire dal mese di luglio. 

I dati forniti dalle agenzie umanitarie evidenziano un'accelerazione spaventosa della crisi: il bilancio degli sfollati è cresciuto di oltre 30.000 unità nel giro di pochissimi giorni, quadruplicando i numeri rilevati solo la settimana scorsa.

La direttrice generale dell'OIM, Amy Pope, ha sottolineato come la maggior parte delle famiglie stia fuggendo nella notte portando con sé solo i vestiti che ha addosso, trovandosi ad affrontare lo sfollamento per la seconda o terza volta dall'inizio del lungo conflitto yemenito. Le aree più colpite dall'offensiva lungo la costa occidentale e il sud del governatorato di Taiz vedono intere comunità in fuga verso Aden o strutture d'emergenza improvvisate.

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