Alghero, 12 Sett 2026 - La trasformazione digitale, il potere delle grandi piattaforme, l’intelligenza artificiale e la necessità di nuove regole a tutela di democrazia, pluralismo e libertà sono stati al centro dell’incontro “La democrazia alla sfida delle tecnologie”, alla Festa dell’Unità della Sardegna, al porto turistico di Alghero.
Al dibattito sono intervenuti Antonio Nicita, autore di Nell’età dell’odio. Sfera pubblica, intolleranza, democrazia; Pierluigi Adami, autore di Oltre l’umano. Intelligenza artificiale e futuro della società; e Renato Soru, fondatore di Istella.ai. A coordinare l’incontro la giornalista dell’Unione Sarda Caterina De Roberto.
Nicita ha ricostruito l’evoluzione della rete e dei social network, passati da strumenti pensati per connettere le persone a sistemi nei quali la selezione dei contenuti è affidata sempre più ad algoritmi progettati per massimizzare interazioni e tempo trascorso online. Un modello che tende a premiare i contenuti capaci di suscitare le reazioni più forti e che ha conseguenze sulla qualità del confronto pubblico.
La mediazione delle piattaforme, ha sottolineato Nicita, non è neutrale ma può condizionare ciò che vediamo, rafforzare polarizzazioni e incidere sulla formazione dell’opinione pubblica. A questo si aggiunge la concentrazione di un enorme potere nelle mani di pochi operatori. Per questo non bastano le sanzioni ma servono regole sui monopoli, sul mercato e sugli algoritmi capaci di garantire libertà e pluralismo.
Con l’intelligenza artificiale la questione diventa ancora più rilevante. Adami ha ricordato che i sistemi di IA sono addestrati sulle conoscenze e sulle rappresentazioni prodotte dagli esseri umani e possono quindi incorporarne stereotipi, errori e distorsioni. Possono inoltre essere utilizzati per orientare o manipolare l’opinione pubblica, mentre il progresso tecnologico procede più velocemente della capacità delle istituzioni di governarlo. La risposta, però, non può essere il rifiuto dell’innovazione. Occorre comprenderla e governarla, valorizzandone le opportunità e limitandone i rischi. Il mancato controllo dell'evoluzione delle tecnologie può portare ad un non allineamento degli obiettivi di questi sistemi con quelli umani
Un rischio questo che va attentamente monitorato per evitare sviluppi imprevedibili.
Renato Soru ha ripercorso la storia della rete ricordando l’esperienza dell’Unione Sarda online nel 1994, tra i pionieri dell’informazione sul web in Europa. Internet sembrava allora promettere accesso alla conoscenza e nuove opportunità per tutti, una prospettiva progressivamente ridimensionata dalla nascita di grandi ecosistemi chiusi e dall’affermazione di posizioni monopolistiche.
Secondo Soru, l’Europa ha tardato a comprendere la portata della trasformazione digitale, intervenendo quando le posizioni dominanti erano ormai consolidate. Le multe non sono sufficienti ma serve una politica capace di contrastare i monopoli, favorire innovazione e produttività e distribuire più equamente i benefici, anche sul piano dei diritti sociali e del lavoro.
Un ruolo attivo, ha aggiunto, deve essere assunto anche dalla Sardegna, soprattutto nelle politiche digitali e nelle infrastrutture strategiche, evitando che ciò che ha natura e funzione pubblica finisca sotto un controllo esclusivamente privato. Tra gli esempi richiamati, le infrastrutture in fibra ottica che collegano l’isola alla penisola.
Dal confronto è emerso un punto condiviso. La tecnologia non è di per sé democratica o antidemocratica. A determinarne gli effetti sono le regole, gli assetti economici, la trasparenza e la capacità delle istituzioni di governarne lo sviluppo. La sfida è fare in modo che l’innovazione resti al servizio delle persone, della libertà di scelta e della democrazia. Com

Festa regionale dell’Unità, democrazia e tecnologie: “Governare l’innovazione per tutelare libertà e pluralismo”.
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