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Caso Fakir, 11 feriti tra manifestanti e polizia durante gli scontri al corteo. Scene da guerriglia urbana a Bologna dopo il presidio pacifico in piazza del Nettuno.

Bologna, 21 Lug 2026 - Bombe carta, auto date in fiamme, cassonetti divelti e atti vandalici: la manifestazione, nata pacificamente e organizzata per chiedere “verità e giustizia” per la morte di Abderrahim Fakir, morto domenica a Bologna durante un intervento di polizia, è degenerata in ore di forte tensione, culminate in scontri tra manifestanti e forze dell'ordine davanti alla Prefettura e alla Questura.

11 le persone che, nella tarda serata di ieri, sono risultate ferite in maniera lieve: il 118 ha curato 5 poliziotti e 4 civili. Un agente e un manifestante sono stati portati in ospedale con ferite non gravi.

La famiglia di Fakir ha preso nettamente le distanze dalle violenze. Il legale Fabio Anselmo ha definito gli scontri “un attacco alla famiglia”, sostenendo che la strumentalizzazione della protesta rischia di allontanare l'attenzione dalla richiesta di accertare la verità sulla morte del 42enne. L'avvocato ha inoltre espresso solidarietà alle forze dell'ordine impegnate nella gestione dell'ordine pubblico.

Secondo diverse ricostruzioni nelle fasi più concitate alcuni partecipanti hanno contestato gli attivisti dei centri sociali, accusandoli di avere trasformato in violenta una manifestazione nata come pacifica.

“Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tante domande” ha detto prima degli scontri da Piazza del Nettuno la nipote Yosra Fakir. La giovane, tra le lacrime, ha ricordato lo zio chiedendo che la sua vicenda non venga dimenticata, sollecitando l'accertamento di eventuali responsabilità e chiarezza su chi avrebbe dovuto garantire assistenza al 42enne.

La famiglia ha voluto specificare che non chiede vendetta ma “verità, giustizia, rispetto e umanità”. Accanto ai familiari era presente anche il presidente della Comunità islamica di Bologna, Yassine Lafram, che ha invitato la città a stringersi attorno alla famiglia. Durante il suo intervento, tuttavia, una parte della piazza ha contestato le sue parole con cori contro la polizia, tra cui “Assassini” e “Abderrahim non lo abbiamo perduto, lo hanno ammazzato”. 

Dalla piazza gremita si sono alzati slogan come "Tout le monde deteste la police" e "Giustizia, giustizia".  Presenti anche gli antagonisti: "Giustizia per Fakir. Aboliamo la violenza di Stato padrone!" su uno degli striscioni portati in piazza dagli attivisti vicini ai centri sociali. Terminato il presidio migliaia di persone hanno raggiunto in corteo piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura e alla Questura e la protesta si è progressivamente inasprita: ai cori contro le forze dell'ordine e contro lo “scudo penale” sono seguiti il lancio di bottiglie e di altri oggetti verso gli agenti schierati in assetto antisommossa 

Gli slogan si sono fatti sempre più insistenti e la tensione è salita fino a sfociare in violenza. In un crescendo in serata ci sono stati i primi scontri, con lanci di oggetti e bombe carta da parte dei manifestanti, insulti, calci agli agenti che hanno risposto con manganellate e scudi. Poi la situazione è degenerata, con continui tentativi di respingere e disperdere la folla con lanci di lacrimogeni e idranti. 

Gli attivisti hanno usato le barriere del cantiere del tram per difendersi, distruggendo le bici del servizio sharing, lanciando anche le sedie dei dehor.

Il caso di Abderrahim Fakir è arrivato sul New York Times che ha sottolineato in particolare i paragoni con il caso di George Floyd, ucciso da un agente di polizia di Minneapolis nel 2020 mentre veniva tenuto a terra.  L'articolo ha dato conto delle proteste di a Bologna "dove centinaia di persone hanno manifestato, alcune delle quali sventolavano bandiere marocchine e appendevano uno striscione che denunciava 'la violenza della polizia e il razzismo'".

Sul fronte politico è intervenuto il vicepremier Matteo Salvini, che ha condannato gli scontri parlando di “teppisti” e accusando la sinistra di alimentare ostilità nei confronti delle forze di polizia, annunciando una visita a Bologna nei prossimi giorni per esprimere solidarietà agli agenti.

"Qualcuno non perde occasione per utilizzare la morte di una persona che, invece, non dovrebbe mai essere strumentalizzata. La politica dovrebbe esprimere il suo volto più nobile, soprattutto quando c'è di mezzo la vita delle persone. Convocare una manifestazione che sfocia in aggressioni alle forze dell'ordine rappresenta l'ennesima occasione per trasformare una tragedia in una polemica", è quanto affermato dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo al festival Ombre a Viterbo all'incontro dal titolo "Proteggere il futuro - Sicurezza, Europa e nuove sfide della società contemporanea". Piantedosi ha definito la morte di Fakir "un episodio molto drammatico e tragico", "una vicenda che deve interrogare tutti su ciò che si può fare affinché fatti del genere non si ripetano". 

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