Rimini, 10 Giu 002025 - Louis Dassilva non è colpevole di avere ucciso Pierina Paganelli ed è libero. Così la Corte d’Appello di Rimini. E a queste parole è seguito, un boato in aula seguito da un applauso ha accolto la lettura del dispositivo della sentenza della Corte d'assise di Rimini, davanti a un'aula piena che ha atteso oltre 16 ore il verdetto arrivato nella notte.
In aula c'erano i parenti della vittima, i figli Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, la sorella e i nipoti che alla sentenza sono rimasti seduti in silenzio impassibili. Tra il pubblico un gruppo di senegalesi, una trentina, conoscenti di Dassilva. Alle spalle dei banchi dell'imputato, la moglie Valeria Bartolucci.
Louis Dassilva, 35enne senegalese, era l'unico accusato per l'omicidio della pensionata e detenuto dal 16 giugno del 2024.
Pierina Paganelli è stata uccisa il 3 ottobre 2023 con 29 accoltellate nell'androne del piano interrato tra il garage e le scale che portano negli appartamenti del condominio in via del Ciclamino 31 a Rimini.
L'udienza al Tribunale di Rimini era iniziata con repliche della Procura, il pm Daniele Paci e poi le controrepliche dei difensori dell'imputato, gli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi.
La Procura aveva chiesto la condanna all'ergastolo per Dassilva contestando una serie di aggravanti tra cui la premeditazione, crudeltà e futili motivi.
La difesa di Dassilva aveva sottolineato le lacune degli accertamenti degli inquirenti, tra cui la mancanza di analisi di possibili tracce in casa della nuora e del padre, e invece avanzato l'ipotesi di piste alternative non esplorate paragonando il caso riminese all'indagine di Garlasco. La richiesta è stata di assoluzione. In subordine, la possibilità di accedere al rito abbreviato con la concessione delle attenuanti generiche e sconto di pena.
Tutto era iniziato quando il corpo di Pierina venne rinvenuto dalla nuora Manuela Bianchi, la mattina del 4 ottobre 2023, nel garage di via del Ciclamino: nell'immediatezza la polizia pensò ad un femminicidio. L'ex marito, però, un albergatore riminese, era in Germania da mesi e la pista venne subito abbandonata. La scena del crimine si presentava con il corpo adagiato su un giocattolo, i capelli bagnati e tirati indietro, la gonna sollevata e la biancheria tagliata. Pierina, fervente testimone di Geova, non sembrava una vittima a caso.
Le indagini coordinate dal Pm Paci, lo stesso che 30 anni fa fermò la banda della Uno bianca, si concentrarono subito sui vicini di casa di Pierina. A pochi metri vivono Louis e la moglie Valeria Bartolucci, il figlio Giuliano Saponi e la nuora Manuela con la figlia 16enne. Frequentava la casa, Loris Bianchi fratello di Manuela che con Pierina non aveva mai avuto un buon rapporto. Un passo avanti l'indagine lo aveva compiuto quando la telecamera di un garage captò le urla di Pierina mentre veniva uccisa, fissando l'orario certo della morte alle 22.13.
L'intercettazione del 4 ottobre, nella sala d'attesa della Questura, rivelò la relazione con Manuela. In quella che il gip Vinicio Cantarini definirà la "presunta confessione", Dassilva, incalzato dalla Bianchi, rispose dopo un lungo silenzio "non cambia niente tra di noi". Emersero allora i particolari dell'amore extraconiugale, le foto al mare, le scritte sui muri e i messaggi in codice. Diventarono di dominio pubblico gli incontri in garage dove Pierina era stata uccisa. In un'escalation, la moglie e l'altra donna si accapigliarono in diretta tv pochi giorni prima dell'arresto, 16 luglio 2024, confermato da tre sentenze di Riesame e due di Cassazione sulla custodia cautelare.
Il processo si è aperto il 15 settembre 2026 con Dassilva detenuto. La Corte d'Assise, in nove mesi, ha acquisito migliaia di atti tra cui intercettazioni su riti voodoo che l'imputato chiese allo stregone senegalese contro i poliziotti e il Pm.
Migliaia di pagine anche le perizie tecniche tra cui l'esame del Dna eseguito dal professor Emiliano Giardina che non troverà nulla di riconducibile a Dassilva e la Cam3, la telecamera della farmacia di via del Ciclamino. Per la Procura ha ripreso l'assassino dopo il delitto. Per il perito del Tribunale invece l'uomo è un altro condomino.
È stata dunque principalmente la confessione della nuora Manuela ad inchiodare il senegalese.
Interrogata per tre giorni, indagata per favoreggiamento, alla fine ha confessato tra le lacrime di aver incontrato Louis in garage prima di scoprire il corpo di Pierina. Manuela ha detto che fu Louis a dirle cosa fare e cosa dire alla polizia.
Sulla credibilità della nuora, su cui la Procura ha presentato ampi riscontri, si è giocato gran parte del processo e nonostante le parti non si siano mai opposte, un confronto diretto tra Louis e Manuela non è mai stato fatto. In Assise Dassilva, lungamente interrogato, ha ribadito la sua innocenza e rinnegato l'amore per Manuela, ammettendo due ulteriori relazioni oltre alla compagna in Senegal con cui ha due figli.
"Valeria mi ha sempre perdonato lo avrebbe fatto anche stavolta". Valeria ha atteso fino all'ultimo, gioendo per l'assoluzione, insieme ai suoi avvocati.












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