Teheran, 8 Giu 2026 - L'esercito israeliano ha dichiarato che l'aviazione israeliana ha colpito obiettivi militari appartenenti al regime iraniano nell'Iran occidentale e centrale.
Il comando militare iraniano afferma che Israele ha "oltrepassato tutte le linee rosse" con l'attacco a Beirut. Dopo il lancio di 10 missili verso Israele, i Pasdaran rivendicano di "aver mantenuto la promessa" di reagire in caso di nuovi attacchi israeliani contro il Libano.
Le Guardie Rivoluzionarie, in una dichiarazione, hanno confermato gli attacchi israeliani, affermando: "Il regime sionista ha preso di mira alcune zone dell'Iran questa mattina presto, utilizzando missili balistici lanciati dall'aria".
L'agenzia di stampa Irna ha inoltre riferito che Israele ha attaccato Karaj, Isfahan e Tabriz, e che due esplosioni si sono verificate in diverse zone della parte occidentale di Teheran alle 04:43 e alle 04:45, tra cui l'aeroporto di Mehrabad, ma non aree residenziali.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non avrà altra scelta che accettare qualsiasi accordo gli Stati Uniti negozieranno con l'Iran. A spiegarlo, in un'intervista telefonica al Financial Times, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Netanyahu "non avrà scelta", ha detto Trump al Financial Times. "Sono io a dettare legge. Sono io a dettare legge. Lui non ha voce in capitolo", ha detto ancora il presidente Usa.
Donald Trump ha anche detto che gli attacchi dell'Iran non hanno modificato la sua volontà di concludere i negoziati. "Non avrà alcun impatto sull'accordo", ha detto il presidente americano al Financial Times. "Vedremo come andrà a finire. Ma gli attacchi missilistici contro Israele non hanno lasciato il segno. È una di quelle cose che vanno avanti da 3.000 anni, o da 47 anni, a seconda di come si conta", ha sottolineato il presidente americano.
Il complesso petrolchimico di Karoun, a Mahshahr in Iran, è stato colpito oggi da Israele. Lo ha dichiarato il vice governatore generale della provincia, Valiollah Hayati. L'agenzia di stampa Fars riferisce che il complesso, nella provincia del Khuzestan, ha subito danni parziali ma che non si hanno notizie di vittime.
"La sicurezza odierna a Bab al-Mandab non deve indurre il nemico a commettere un errore di valutazione", ha dichiarato Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema iraniana per gli affari internazionali, minacciando: "I circoli della resistenza hanno la capacità di bloccare entrambi gli stretti, Hormuz e Bab al-Mandab. La scelta è vostra: fermare questa follia o instaurare un equilibrio di controllo sulle due vie navigabili!".
"Il primo anello della catena di risposta iraniana si è attivato ieri, dopo la follia del regime sionista a Beirut e la chiara violazione del cessate il fuoco", ha affermato, citato da Tasnim.
Massima allerta anti-spionaggio al Pentagono. Un'agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha innalzato al livello più alto l'allarme nei confronti di Israele, accusato di aver intensificato le attività di intelligence per carpire informazioni riservate sulla guerra contro l'Iran. Nel mirino degli agenti israeliani sarebbero finiti alcuni dei più stretti collaboratori del presidente Donald Trump: l'inviato speciale Steve Witkoff, il massimo responsabile delle politiche del Pentagono Elbridge A. Colby, e uno dei suoi principali consiglieri, Michael P. Dimino IV.
Secondo quanto rivelato da tre funzionari americani a NBC News, la mossa della Defense Intelligence Agency (DIA) è maturata in un contesto di fortissime tensioni tra Washington e Tel Aviv sulla strategia militare da seguire contro Teheran, acutizzate da un recente e durissimo scontro diretto tra Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
In un documento di sette pagine accompagnato da un grafico esplicativo, la DIA evidenzia che la capacità di Israele di raccogliere informazioni all'interno degli apparati statunitensi è cresciuta a livelli giudicati "preoccupanti". Sebbene lo spionaggio reciproco sia una prassi comune anche tra Paesi amici, le fonti interpellate hanno sottolineato che le recenti operazioni israeliane hanno superato di gran lunga i normali e prevedibili confini dell'intelligence tra alleati.
A rendere i tre funzionari dei bersagli particolarmente vulnerabili sarebbero alcune loro abitudini logistiche e procedurali. Il rapporto della DIA segnala infatti la tendenza dei soggetti coinvolti a viaggiare a bordo di jet privati, a gestire comunicazioni legate alla sicurezza nazionale tramite telefoni cellulari personali e a rifiutare regolarmente il supporto e i protocolli di sicurezza offerti dalle ambasciate americane durante le missioni all'estero.
Le reazioni ufficiali dei governi hanno cercato di contenere la portata dello scandalo diplomatico. Un portavoce dell'ambasciata israeliana a Washington ha respinto categoricamente ogni addebito, dichiarando che "l'intelligence si rivolge ai nemici, non agli alleati" e liquidando le accuse come frutti di disinformazione o manovre dettate da motivazioni politiche.
Da parte statunitense, il Pentagono si è trincerato dietro a un rigido "no comment", mentre la Casa Bianca ha formalmente definito "falsa" l'intera ricostruzione. Tuttavia, a conferma delle reali preoccupazioni interne, uno dei funzionari ha rivelato a NBC News che il capo negoziatore Steve Witkoff e gli altri membri del team stanno già adottando spontaneamente rigide precauzioni supplementari, specialmente durante i loro viaggi ufficiali in Israele.











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