Cagliari, 1 Magg 2026 - Sono 10mila i lavoratori che stamani "hanno scelto di festeggiare il lavoro, sancito come valore costituzionale e imprescindibile" nelle piazze del Friuli Venezia Giulia. È la stima di Cgil, Cisl e Uil.
Dai palchi di Cervignano - dove hanno sfilato anche i trattori -, Gradisca, Trieste, Pordenone e Cave del Predil, il coro è stato unanime: "il lavoro va rimesso al centro e non progressivamente mortificato. La parola chiave è contrattazione: è solo attraverso questa buona pratica, esercitata nei luoghi di lavoro e nei territori, che si possono dare risposte concrete ai bisogni delle persone. Contrattazione non solo per incrementare i salari, ma anche per blindare nuovi diritti e tutele in un mondo del lavoro che sta cambiando".
Focus anche sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, con l'appello a "non abbassare la guardia", e sull'IA, con "la forte, determinata, riaffermazione della centralità del valore umano" e "l'appello a una regia condivisa dell'IA che dia risposte in termini di utilizzo etico e di tutela della persona-lavoratore". Diversi poi gli appelli alla pace, con le bandiere arcobaleno.
"Il lavoro è presidio della società ed espressione della libertà della persona, è dignità. L'obiettivo di una nuova e piena occupazione è il messaggio dei costituenti che hanno voluto che la repubblica fosse fondata sul lavoro, per sottolineare che la repubblica sarebbe stato il tempo delle opportunità". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando la Festa del Lavoro a Pontedera.
Dal palco di Cervignano il segretario generale della Cgil Fvg, Michele Piga, ha parlato del decreto lavoro varato dal governo ritenendolo "del tutto insufficiente a contrastare il potere d'acquisto di lavoratori e lavoratrici" e ha invitato il presidente del Fvg, Massimiliano Fedriga, ad avere "coraggio: ascolti queste piazze e affronti da subito la discussione sul protocollo regionale sugli appalti".
Dalle 16 in piazza Venerio a Udine è in programma la prima edizione del concertone promosso da Cgil, Cisl, Legacoop, Confcooperative, Coop Alleanza 3.0, Culture Arti e Saperi, Carr Service e patrocinato dal Comune.
"Il lavoro dignitoso non è un semplice slogan, è un obiettivo ed è una rivendicazione. Per affermarlo c'è un primo tema fondamentale che si chiama salario: una questione grande come una casa che dobbiamo affrontare".
Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dal palco del Primo maggio a Marghera. "Bisogna rinnovare i contratti e trovare un meccanismo che permetta di rivalutare annualmente i salari in base all'inflazione reale", afferma Landini, sostenendo la necessità di neutralizzare il drenaggio fiscale. "Oggi chi paga le tasse sono i lavoratori dipendenti e i pensionati", rimarca.
"E' un primo maggio importantissimo qui a Marghera, con i sindacati uniti. Una piazza unitaria importante per difendere la dignità del lavoro.
C'è ancora troppo lavoro povero e lavoro precario in una Repubblica che è fondata sul lavoro. E, appunto, fondata sul lavoro non vuol dire fondata sulla cassa integrazione, fondata sul lavoro povero e precario che colpisce soprattutto i giovani di questo Paese". Così la segretaria del Pd Elly Schlein, dalla piazza del Primo maggio a Marghera.
"Gli aumenti dell'occupazione stanno riguardando quasi esclusivamente i lavoratori over 50. Dobbiamo accendere un faro di attenzione sulle condizioni materiali dei lavoratori più giovani, perché sotto i 24 anni più della metà dei lavoratori ha dei contratti precari. E se hai un contratto precario non riesci a uscire di casa, non riesci a pagare un affitto, non riesci a farti una famiglia se te la vuoi fare. Quindi serve un'azione forte di contrasto alla precarietà, che in altri paesi come la Spagna è stata concertata con le imprese e i sindacati e sta portando dei risultati di crescita molto significativi", aggiunge.
"Stamattina, mentre mi preparavo per il corteo del primo maggio, mia figlia Sara mi ha chiesto: "Mamma, cos'è un corteo?". Non avrei potuto trovare risposta migliore di portarla con me in piazza. Perché certe cose non si spiegano con le parole, si capiscono guardando le facce di chi cammina accanto a te - operai, infermieri, insegnanti, precari - e sentendo che quella camminata insieme ha un senso profondo, che viene da lontano e che parla di futuro. Il primo maggio è questo: è la memoria di chi ha lottato perché il lavoro avesse dignità. Ed è l'urgenza di chi ancora oggi quella dignità la deve conquistare, o difendere, giorno dopo giorno". È quanto ha scritto la Deputata M5s Chiara Appendino, corteo a Torino per il Prio Maggio, in un post sui suoi canali social.
"Penso - ha aggiunto - a chi guadagna meno di 9 euro l'ora, a chi è in cassa integrazione, a chi rischia la vita sul posto di lavoro, a chi non ha nessuna garanzia sul proprio futuro. A tutte e tutti loro, oggi, voglio dire una cosa sola: non siete invisibili. Noi vi vediamo. E a Sara, che oggi cammina accanto a me, voglio dire che questo è uno dei giorni più belli dell'anno. Perché in piazza, il primo maggio, si respira la convinzione che le cose si possono cambiare. Buon primo maggio".
È tornata la calma nel quartiere Vanchiglia di Torino, dove dopo il corteo del Primo maggio ci sono stati scontri tra autonomi e forze dell'ordine davanti alla palazzina che per trent'anni, fino allo sgombero di dicembre, ha ospitato il centro sociale Askatasuna.
Parte dello spezzone sociale è ripartito in corteo sul lungo Dora per raggiungere i giardini Pozzo, non lontano dal campus universitario Einaudi, dove ci sarà il pranzo per la festa dei lavoratori, organizzata dagli autonomi. Un evento che nei giorni scorsi avevano chiesto di fare nel giardino dell'ex centro sociale, ma per cui era arrivato il no da parte della prefettura.
"Il corteo si è ripreso le strade di Vanchiglia, rispondendo con forza e dignità. Vanchiglia è nostra" dicono al microfono.
A quanto si apprende dai manifestanti ci sarebbero stati alcuni feriti durante i disordini, soccorsi sul posto dagli stessi attivisti.
Sindacati e lavoratori hanno attraversato le vie di Trieste riuniti in un lungo corteo partito da Campo San Giacomo e giunto in tarda mattinata nella centrale piazza Unità d'Italia. Con garofani rossi in mano, bandiere sindacali, striscioni e musica, i manifestanti hanno ribadito che "Il lavoro non è uno slogan: è dignità, futuro e libertà".
L'iniziativa è stata promossa da Cgil, Cisl e Uil in occasione del Primo Maggio. Circa 3mila i partecipanti secondo una stima della Questura, 5mila la cifra calcolata dai sindacati. Presenti le rappresentanze studentesche con lo striscione "Cercate braccia, avrete persone". Esposte anche bandiere di partiti, tra cui, Avs, Pd, M5s, Adesso Trieste, Rifondazione comunista. "Un lavoro che non è dignitoso non consente alle giovani generazioni di rimanere in Italia e investire qui la propria formazione", ha detto il segretario generale della Cgil Trieste, Massimo Marega. "Stiamo provando a mettere insieme, attraverso tavoli interlocutori con le associazioni datoriali, tutte le nostre esigenze per sollecitare il governo e le istituzioni a rispettare il lavoro e a ridurre il lavoro povero. Questo è un Primo maggio unitario per i lavoratori e le lavoratrici", ha affermato Vera Buonomo, della segreteria nazionale Uil. "Il lavoro va difeso sempre più da quello che è l'impatto dell'IA, che deve essere governata e gestita e non rappresentare gli interessi di pochi, impoverendo la dignità del lavoro", ha sottolineato Andrea Blau della Fisascat-Cisl.
In coda al corteo, separato dall'iniziativa di Cgil, Cisl e Uil, si è formato uno spezzone sociale promosso da Usb con lo slogan "Il lavoro ripudia la guerra. Blocchiamo le armi, alziamo i salari". Lo spezzone sociale ha terminato il suo percorso nella vicina piazza della Borsa.
Come già accaduto in passato, al corteo cittadino erano presenti alcuni simboli che richiamano alla Repubblica federativa di Jugoslavia, tra cui bandiere portate da partecipanti nostalgici.
I giardini Pozzo, non lontano dal campus universitario Einaudi, dove ci sarà il pranzo per la festa dei lavoratori, organizzata dagli autonomi. Un evento che nei giorni scorsi avevano chiesto di fare nel giardino dell'ex centro sociale, ma per cui era arrivato il no da parte della prefettura.
Un gruppo di autonomi è riuscito a raggiungere il cancello del giardino dell'ex centro sociale Askatasuna a Torino e ad aprirlo. All'interno però c'erano i reparti mobili della polizia, che hanno caricato e lanciato lacrimogeni per respingerli.
I manifestanti, rimasti alcune centinaia, continuano a girare per il quartiere di Vanchiglia, quello dell'ex Askatasuna, alcuni di loro a volto coperto, e tentano ripetutamente di attaccare il retro del centro sociale. Contro le forze dell'ordine c'è stato un fitto lancio di bottiglie di vetro e qualche sasso.











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