Teheran, 28 Mar 2026 - I ministri degli Esteri del G7, riuniti all'abbazia di Vaux-de-Cernaay per il vertice che celebra i 50 anni dal primo incontro di Rambouillet, hanno concluso la prima giornata di lavori mettendo al centro la crisi in Medio Oriente e il conflitto in Ucraina. L'obiettivo dei sei partner (Italia, Francia, Germania, Canada, Regno Unito e Giappone) è presentare un fronte unito al Segretario di Stato americano, Marco Rubio, atteso per oggi.
I sei ministri chiedono a Washington di agire con decisione per una de-escalation diplomatica in Iran, sottolineando le gravissime ripercussioni economiche globali causate dal blocco dello Stretto di Hormuz, dove da un mese il transito navale è ridotto ai minimi termini. Di contro, Rubio ha già anticipato la linea di Donald Trump: sollecitare il supporto dei partner per riaprire forzatamente lo stretto, definendo l'operazione "nell'interesse di tutti i Paesi del G7".
Sul fronte della sicurezza e dell'economia, il ministro francese Jean-Noël Barrot ha annunciato per maggio la conferenza "No Money for Terror" contro il finanziamento del terrorismo, mentre per lunedì è stata convocata una riunione straordinaria dei ministri delle Finanze, dell'Energia e dei governatori delle Banche Centrali per affrontare l'emergenza inflattiva ed energetica.
A margine dei lavori, il ministro Antonio Tajani ha incontrato l'omologo ucraino Andrii Sybiha, che ha ringraziato l'Italia per il sostegno militare ed energetico durante l'inverno. Il G7 ha inoltre raggiunto un accordo di massima per il restauro dell'arco di protezione di Chernobyl, danneggiato l'anno scorso da un drone russo: un'operazione da circa 500 milioni di euro coordinata con la Bers.
L'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha dichiarato di essere stata informata dall'Iran di un nuovo attacco nell'area della centrale nucleare di Bushehr, il terzo incidente di questo tipo in 10 giorni.
Israele ha attaccato due impianti nucleari in Iran, il complesso ad acqua pesante di Khondab, nel nord-ovest dell'Iran, e l'impianto di produzione di yellowcake ad Ardakan, nella provincia di Yazd. Lo hanno riferito gli stessi media iraniani, precisando che non è stato rilasciato alcun materiale radioattivo. Teheran ha risposto con nuovi raid su Israele. Un sessantenne è morto e altri due uomini sono rimasti feriti nel centro del Paese per un missile balistico che trasportava testate a grappolo, ha reso noto il Times of Israel. Nella zona di Beersheba, più a sud, un 27enne e una giovane donna sono stati feriti dai frammenti di un drone intercettato dalla contraerea israeliana. Nella notte l'Agenzia internazionale per l'Energia atomica (Aiea) ha riferito che un missile ha colpito la centrale nucleare iraniana di Bushehr. Si tratta del terzo attacco su questo impianto negli ultimi giorni.
Il presidente americano, Donald Trump, ha evocato la possibilità di ridurre i fondi alla Nato dopo che alcuni alleati europei hanno respinto la richiesta di contribuire alle operazioni militari contro l'Iran e per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz. "Penso che sia stato un errore enorme che la Nato non fosse presente", ha dichiarato Trump da Miami, come riferisce la Cnn, "questo farà guadagnare molti soldi agli Stati Uniti perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari all'anno per la Nato, per proteggerli, e saremmo ci sempre stati per loro, ma ora, visto il loro comportamento, immagino che non sia più necessario, vero?". "Perché dovremmo esserci per loro se loro non sono lì per noi?", si è chiesto polemicamente il titolare della Casa Bianca.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che, durante la guerra, in Iran più di 600 scuole sono state danneggiate o demolite e oltre 1.000 studenti e insegnanti sono stati "uccisi o feriti". "Il modo in cui gli aggressori hanno preso di mira i loro obiettivi, unito alla loro retorica, non lascia dubbi sul loro chiaro intento di commettere un genocidio", ha dichiarato in videoconferenza durante un dibattito urgente tenutosi al Consiglio dei diritti umani a Ginevra, incentrato sull'attacco del
28 febbraio contro una scuola elementare. Secondo i media statali iraniani, sono state uccise più di 165 persone, la maggior parte delle quali minorenni.
Un attacco missilistico iraniano ha ferito diversi militari statunitensi e danneggiato vari aerei in una base in Arabia Saudita. Lo ha dichiarato un funzionario americano, spiegando che il raid alla base aerea Prince Sultan ha coinvolto un missile iraniano e droni. Sono stati danneggiati diversi aerei cisterna statunitensi. Non è chiaro quanti
soldati siano stati feriti né quanto gravemente. La conferma, riportata in precedenza dal Wall Street Journal, arriva dopo la diffusione online di immagini satellitari che sembravano mostrare i danni agli aeromobili.
La megalomania del presidente americano non ha confini. Infatti il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito lo Stretto di Hormuz come lo 'Stretto di Trump' durante un suo discorso a Miami. "Devono aprirlo, devono aprire lo Stretto di Trump. Voglio dire Hormuz", ha detto alla folla, come riporta la Cnn. "Scusatemi, mi dispiace tanto. Che terribile errore", ha aggiunto scherzando. "Le fake news diranno 'l’ha detto per sbaglio'. No, con me non ci sono errori. Non troppi".
La maggior parte degli obiettivi statunitensi in Iran sono "in anticipo sui tempi previsti", e "possiamo raggiungerli senza truppe di terra". Lo ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio parlando con i giornalisti dopo il vertice dei ministri degli Esteri del G7 in Francia. "Non discuterò di tattiche militari", ha aggiunto. Interrogato nuovamente sul ruolo che le truppe potrebbero svolgere, oltre all'invasione di terra, ha affermato che Trump "deve essere preparato a molteplici eventualità" e che le forze statunitensi sono a disposizione "per offrire al presidente la massima flessibilità e la massima opportunità di adattarsi alle eventuali contingenze".
"Quello che Trump sta facendo in questo momento non è de-escalation né un tentativo di arrivare a una soluzione pacifica, ma una massiccia escalation dall’esito aperto". Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, intervenendo ad un evento della Frankfurter Allgemeine, esprimendo forti riserve sulla strategia di Stati Uniti e Israele nel conflitto con l’Iran. "Queste sono escalation che considero pericolose, non solo per chi è direttamente coinvolto, ma per tutti noi", ha aggiunto, sottolineando l’impatto globale della crisi. Secondo il cancelliere, rispetto agli attacchi dello scorso anno contro obiettivi militari e nucleari, "ora si tratta di molto di più": "si parla, almeno in parte, di un cambio di regime e vengono attaccate sistematicamente anche le figure di vertice iraniane". Merz ha inoltre richiamato le radici del conflitto, affermando che "la causa sono quasi quattro decenni di regime del terrore a Teheran", che ha avuto effetti "non solo sul proprio popolo, ma sulla destabilizzazione dell’intera regione". Tuttavia, ha espresso dubbi sull’efficacia dell’attuale linea militare: "Non sono convinto che ciò che stanno facendo ora Israele e gli Stati Uniti porterà al successo". Il cancelliere ha infine sottolineato la complessità anche dal punto di vista del diritto internazionale: "Cosa facciamo con un Paese che sostiene il terrorismo in un’intera regione e per il quale tutte le misure adottate finora, fino all’isolamento, non hanno prodotto risultati?".
Le Nazioni Unite hanno annunciato l'istituzione di una nuova task force incentrata sulla gestione delle ripercussioni che la guerra con l'Iran ha avuto sugli aiuti umanitari e sulla produzione agricola che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz. "Sebbene il Segretario generale Guterres si impegni a fare tutto il possibile per raggiungere una soluzione globale e duratura del conflitto, è essenziale agire immediatamente per mitigarne le conseguenze", ha dichiarato Stephane Dujarric, portavoce delle Nazioni Unite, durante il briefing quotidiano. La task force includerà rappresentanti delle agenzie commerciali, marittime e degli scambi internazionali dell'Onu, che si concentreranno sullo sviluppo e sulla proposta di meccanismi tecnici per far transitare gli aiuti essenziali attraverso lo stretto. Il modello suggellerà iniziative simili delle Nazioni Unite, tra cui l'operazione umanitaria a Gaza e il meccanismo di ispezione e monitoraggio per lo Yemen.












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