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La tigre di carta americana Trump minaccia “distruzione totale”. Ma secondo Axios ora vuole negoziare.

Teheran, 23 Mar 2026 - Esplosioni sono state avvertite nelle zone centrali, orientali e occidentali della capitale iraniana Teheran e in tutto il Paese, dove sono state attivate le difese aeree. A Bandar Abbas, una stazione radio è stata presa di mira e una persona è stata uccisa. Anche a Khorramabad e Urmia, due zone residenziali sono state colpite, causando vittime tra i civili. Anche a Isfahan, Karaj e Ahvaz si sono udite forti esplosioni. Ad Ahvaz, un ospedale è stato danneggiato dalle esplosioni come riporta al-Jazeera. Complessivamente, la Mezzaluna Rossa iraniana ha affermato che oltre 80mila siti civili sono stati colpiti, alcune sono stati completamente distrutti.

Violente esplosioni sono state segnalate nelle zone orientali e occidentali di Teheran e in molte altre città dell'Iran. A Bandar Abbas, riferisce Al Jazeera, è stata presa di mira una stazione radio e una persona è rimasta uccisa. A Khorramabad e Urmia sono state colpite due zone residenziali, causando vittime tra i civili. Anche a Isfahan, Karaj e Ahvaz si sono uditi rumori di esplosioni di grande portata. Ad Ahvaz un ospedale è stato danneggiato dalle esplosioni.

"La pace attraverso la forza, per usare un eufemismo!". Lo ha scritto su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con evidente riferimento alla guerra con l'Iran.

Gli Stati Uniti non vedono alternative a un'operazione militare di terra per conquistare l'isola iraniana di Kharg e stanno accelerando il dispiegamento di truppe nella regione. Lo ha riportato il quotidiano israeliano Jerusalem Post, citando fonti a conoscenza della situazione. Il 20 marzo, Axios ha riferito che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe pronto a impadronirsi dell'isola di Kharg per esercitare pressione su Teheran affinché riapra il traffico nello Stretto di Hormuz. Un funzionario statunitense ha dichiarato al quotidiano che "l'esercito americano ha accelerato il dispiegamento di migliaia di Marines e di personale della Marina in Medio Oriente".

Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno avuto un colloquio telefonico nelle scorse ore durante la quale hanno discusso della crisi dello Stretto di Hormuz. I due leader "hanno convenuto che la riapertura dello Stretto di Hormuz fosse essenziale per garantire la stabilità del mercato energetico globale", ha dichiarato Downing Street in un comunicato, aggiungendo che "si risentiranno presto". La telefonata è giunta dopo che Trump aveva criticato aspramente il primo ministro britannico e altri alleati europei per la loro riluttanza ad assistere militarmente gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran. La Gran Bretagna è uno dei 22 Paesi che hanno espresso la volontà di contribuire agli sforzi per garantire la navigazione sicura dello Stretto di Hormuz. 

Durissima presa di posizione degli Emirati Arabi Uniti contro le organizzazioni islamiche e arabe ree di aver lasciato solo il Golfo durante la guerra. A farsene portavoce è stato Anwar Gargash, potente consigliere del presidente emiratino Mohammed bin Zayed.   "Noi, negli Stati del Golfo Persico, abbiamo il diritto di chiedere: dove sono le istituzioni di azione araba e islamica congiunta, prima fra tutte la Lega Araba e l'Organizzazione della Cooperazione Islamica, mentre i nostri Paesi e i nostri popoli sono soggetti a questa brutale aggressione iraniana? E dove sono i principali Stati arabi e regionali?", ha scritto su X.  "In questa assenza e impotenza, non sarà lecito parlare in seguito del declino del ruolo arabo e islamico o criticare la presenza americana e occidentale. Gli stati arabi del Golfo sono stati un sostegno e un partner per tutti nei periodi di prosperità... quindi, dove siete oggi, in tempi di difficoltà?", ha aggiunto.

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche sta respingendo quelle che definisce false affermazioni degli Stati Uniti, secondo cui Teheran intenderebbe distruggere gli impianti di desalinizzazione dell'acqua nella regione del Golfo. "Quello che abbiamo fatto è annunciare la nostra decisione che, in caso di attacco alle centrali elettriche, l'Iran reagirà prendendo di mira le centrali elettriche del regime occupante (Israele, ndr) e le centrali elettriche dei paesi della regione che forniscono energia alle basi americane, e allo stesso tempo, le infrastrutture economiche, industriali ed energetiche in cui gli americani sono azionisti", si legge nella dichiarazione. "Avete attaccato il nostro ospedale, non siamo stati noi. Avete attaccato i nostri centri di soccorso, non siamo stati noi; avete attaccato le nostre scuole, non siamo stati noi. Ma se attaccate la rete elettrica, noi attaccheremo la rete elettrica", prosegue il comunicato. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha dichiarato che avrebbe reagito a qualsiasi minaccia con misure analoghe per scoraggiare tali attacchi. "Siamo determinati a rispondere a qualsiasi minaccia con lo stesso livello di deterrenza che essa genera, e lo faremo. L'America non conosce le nostre capacità e le vedrà sul campo", ha aggiunto.

Le Forze di difesa israeliane (Idf) affermano di aver lanciato un'ondata di attacchi aerei "su vasta scala" a Teheran, prendendo di mira le infrastrutture del "regime del terrore" iraniano. Lo riporta Times of Israel. In precedenza, aveva aggiunto che diversi organi di sicurezza in Iran erano stati presi di mira tra cui una base militare utilizzata per l'addestramento dei soldati e lo stoccaggio di sistemi missilistici destinati a colpire aerei, un impianto di produzione e stoccaggio di armi del Ministero della Difesa, un sito di produzione di armi dell'Aeronautica militare delle Guardie Rivoluzionarie, il quartier generale del Ministero dell'Intelligence iraniano e il quartier generale di emergenza delle Forze di Sicurezza Interna.

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