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Referendum costituzionale, urne aperte fino alle 23, e domani dalle 7 alle 15.

Cagliari, 22 Mar 2026 - Urne aperte a partire dalle 7 di stamani per il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia, al quale potranno partecipare 51.424.729 elettori, di cui 5.477.619 all’estero. I seggi resteranno aperti nel primo nella giornata di oggi fino alle 23, mentre domani, lunedì 23 marzo, le urne riapriranno alle 7 e chiuderanno alle 15. Immediatamente dopo inizierà lo spoglio delle schede. Essendo un referendum confermativo, non è richiesto il superamento del quorum. Sulla scheda, di colore verde, gli elettori dovranno rispondere con un Sì o con un No al quesito "Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?". Per votare è necessario presentarsi al seggio con un documento di riconoscimento valido e la tessera elettorale. I dati sull’affluenza saranno rilevati alle 12, 19 e 23 di domenica 22 marzo e alle ore 15 di lunedì 23 marzo, quando - concluse le operazioni di voto - comincerà lo spoglio.

La scheda consegnata agli elettori è di colore verde. Il ministero dell’Interno ha pubblicato sul proprio sito il fac-simile della scheda. All'interno il quesito è il seguente: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”.

Per votare basta una croce sul "sì" oppure sul "no".

Ecco, in sintesi, quali norme sono al centro del quesito referendario.

Separazione delle carriere: l’attuale assetto costituzionale prevede la separazione dei magistrati in due tipologie, i giudici - che pronunciano le sentenze - e i pubblici ministeri - che conducono le indagini e rappresentano l’accusa. Con la riforma Cartabia (2022) è stata prevista la possibilità di cambiare carriera una sola volta, entro i primi 9 anni dall’entrata in servizio, passando da giudici a pubblici ministeri e viceversa. In caso di approvazione della riforma Nordio, non sarà più possibile cambiare funzione, neanche una volta: i magistrati dovranno decidere all’inizio della propria carriera se essere giudici o pubblici ministeri.

Due Consigli superiori della magistratura: oggi la Costituzione prevede un solo Csm, organo composto da 33 membri presieduto dal capo dello Stato. La sua funzione principale è quella di vigilare sul corretto operato di tutti i magistrati, siano essi giudici o pubblici ministeri. Il nuovo articolo 87, in caso di approvazione della riforma, prevede che il capo dello Stato vada a presiedere due distinti Csm, quello giudicante e quello requirente, due nuovi organi che sostituiranno l'attuale Csm unico. 

Il sorteggio per entrare nei due Csm: con la modifica dell'articolo 104, cambierebbe il sistema di selezione per entrare nei due Consigli, i cui componenti non verranno più eletti ma estratti a sorte. I nuovi Csm saranno composti per due terzi da togati e per un terzo da membri laici. I primi sorteggiati tra tutti i magistrati, i secondi saranno estratti a sorte da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento in seduta comune.

L’Alta Corte disciplinare: la riforma interviene anche sull'articolo 105 della Costituzione con la nascita di un’Alta Corte disciplinare, organo composto da 15 membri con il potere di sanzionare le toghe, in parte “laici” e in parte magistrati, che avrà la gestione dei provvedimenti disciplinari.

Dal momento che si tratta di un referendum confermativo e non abrogativo, il risultato della consultazione sarà valido qualunque sia l’affluenza. Basta un solo voto in più per far vincere il fronte del “sì" oppure il fronte del "no". 

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