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Energia, la Sardegna impugna la legge sulle aree idonee. Spanedda e Cani: “Difendiamo le nostre prerogative contro le scelte contraddittorie del Governo nazionale”.

Cagliari, 19 Mar 2026 - La Regione Sardegna ha avviato l’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale della legge 15 gennaio 2026, n. 4, sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili, ritenuta lesiva delle prerogative statutarie e del governo del territorio.

“È una scelta necessaria, di fronte a una norma che interviene in modo puntuale e invasivo su materie di competenza primaria della Regione, svuotando la pianificazione e riducendo il ruolo delle autonomie locali”, dichiarano l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda e l'assessore dell’Industria Emanuele Cani.

Il ricorso si fonda sulla violazione degli articoli 3, 4 e 14 dello Statuto speciale e richiama il ruolo della Regione nella pianificazione territoriale. “La legge statale sostituisce la pianificazione con automatismi: individua direttamente le aree, comprime ogni margine di valutazione e riduce il governo del territorio a una presa d’atto. È un’impostazione che svuota le competenze regionali e locali”, proseguono gli assessori.

In questo quadro, la Sardegna rivendica con forza il percorso già avviato con la Legge regionale n. 20, che disciplina in modo organico l’individuazione delle aree idonee.

“Noi una norma ce l’abbiamo già - sottolineano Spanedda e Cani - certamente da adeguare ma costruita sulle nostre competenze, tenendo insieme transizione energetica, tutela del paesaggio e pianificazione. Il punto non è dire no alle rinnovabili, ma decidere come e dove, con regole coerenti e responsabilità chiare”.

Un ulteriore profilo riguarda i beni pubblici dismessi, che la norma statale tenta di trattenere nella disponibilità dello Stato nonostante lo Statuto ne preveda il trasferimento alla Regione.

Il ricorso della Ras evidenzia inoltre i rischi per il patrimonio paesaggistico e culturale, anche in relazione a contesti di altissimo valore e alle aree di protezione dei siti riconosciuti a livello internazionale. “La tutela non può essere un enunciato: deve tradursi in scelte coerenti. Qui, invece, viene subordinata a criteri automatici”.

La Regione contesta i meccanismi che attribuiscono al Governo poteri sostitutivi fondati su valutazioni discrezionali. “Si introduce un intervento che altera l’equilibrio istituzionale e riduce gli spazi di autonomia, aggirando nei fatti il ruolo della Corte Costituzionale”.

Infine, un capitolo a parte sono le scelte del Governo sull’eolico a mare. “Colpisce la distanza tra le scelte normative del Governo nazionale, in particolare il Piano dello spazio marittimo, e le dichiarazioni politiche: mentre si introducono automatismi che ampliano le aree disponibili, si riconosce per esempio che l’eolico offshore presenta criticità rilevanti in termini di costi, maturità tecnologica e impatto visivo. Una valutazione che, non a caso, emerge con particolare chiarezza in momenti politicamente significativi, ma che non trova riscontro nella legislazione. A questo punto ci aspettiamo che il Governo sia conseguente nel cancellare le sue stesse norme. Da parte nostra verrà formalizzata la richiesta di revoca del Piano stesso".

“La Sardegna - concludono Spanedda e Cani - è ferma nella volontà di governare la transizione energetica con politiche e strumenti propri e nel rispetto del territorio. Difendere l’Autonomia oggi significa anche respingere norme incoerenti, che centralizzano le decisioni senza offrire soluzioni credibili. Non è una questione ideologica: è una questione di responsabilità”. Com

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