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Consiglio Sardegna – Seduta solenne per le celebrazioni di Sa Die de Sa Sardigna.

Cagliari, 28 Apr 2021- La seduta solenne in occasione della 29esima edizione della ricorrenza di “Sa Die de sa Sardigna” è stata aperta dal presidente del consiglio regionale Michele Pais.

Nel suo intervento di saluto ha parlato della “giornata di noi sardi”, fatta di celebrazioni e riflessioni su unità valori comuni del nostro popolo, ma purtroppo condizionata quest’anno da una pandemia che ha sconvolto le nostre vite.

L’insurrezione del 1794 e la cacciata dei piemontesi da Cagliari, ha proseguito, ha di fatto aperto una nuova stagione politica attenta all’identicità, ai territori, all’autonomia, alla specialità e a nuove prospettive. Sa Die dunque, ha detto ancora il presidente del Consiglio, ci ricorda chi siamo e ci indica la direzione da seguire per la Sardegna che vogliamo; la storia del popolo sardo unito contro straniero ci consegna una lezione importante, perché oggi più che mai la Sardegna ha bisogno di tutti. Se quello di Sa Die è stato un nuovo inizio, ha aggiunto Pais, oggi siamo chiamati a superare un momento drammatico e ripartire, con una Sardegna capace di esprimere una nuova autonomia. Con le legge sulle autonomie, ha osservato il presidente, abbiamo tracciato un quadro istituzionale più avanzato e paritario, nel quale i territori tornano protagonisti, città e campagne, grandi centri e piccoli paesi insieme alla Regione, in prima fila per il riconoscimento della condizione di insularità. Ricorderemo questi come gli anni dei “colori”, ha affermato poi il presidente del Consiglio regionale, che hanno avuto conseguenze devastanti sul modo produttivo e sulle fasce più deboli, soprattutto i giovani, così come non dimenticheremo chi ci ha lasciati in una guerra senza vincitori. Nell’auspicare che la Sardegna sappia fare ancora fronte comune, Pais ha concluso il suo intervento ringraziando quanti oggi lavorano contro il virus in prima linea mettendo a rischio la propria vita,e rivolgendo ai sardi un appello ad ascoltare la scienza ed accettare il vaccino, compiendo un gesto libero e responsabile nei confronti di tutti.

Il presidente ha quindi dato la parola all’avv. Antonello Angioni, del Comitato “Sa Die”.

Angioni ha dichiarato in apertura che se dovessimo raccontare i sardi non potremmo che partire dal periodo nuragico e della sua vicenda plurimillenaria, per arrivare all’insurrezione figlia del periodo giudicale e dei quattro regni sardi che esprimono per la prima volta una identità statuale sovrana. Anche in quel periodo, ha ricordato, la Sardegna era isolata e poteva contare solo sulle sue forze, ma riuscì a bloccare l’avanzata dell’Islam nel Mediterraneo e ad affermare durante i giudicati una Sardegna unita e libera dalle dominazioni straniere, orgogliosa della sua identità, della sua lingua, della sua cultura, delle sue tradizioni e del suo ordinamento giuridico. Il ricordo di quella stagione non si è mai spento, ha continuato l’avv. Angioni, ma ha vissuto in altri contesti storici, anche durante la dominazione spagnola e la lotta contro l’assolutismo, negli stamenti del parlamento sardo che fornì un grande contributo alla formazione di una coscienza nazionalitaria ed autonomista. La “sarda rivoluzione” di fine ‘700 ed i moti antifeudali capeggiati da Giovanni Maria Angioy, battuto militarmente ma mai vinto nelle idee, raccontano la rivolta di un popolo protagonista delle sue rivendicazioni e della volontà di stare “dentro” la storia e di dare vita ad una stagione di libertà. Oggi, ha detto Angioni avviandosi alla conclusione, i “pensatori” dell’autonomia hanno il dovere di indicare cosa fare nel presente, in uno sforzo collettivo che partendo dalla ricomposizione dei frammenti del passato, traccia la strada per uscire da ogni subalternità, al servizio di un nuovo agire politico, fondato sull’autonomia come progetto di autogoverno per nuovo modello di sviluppo nell’orizzonte europeo e mediterraneo.

Il presidente ha poi dato la parola ai capigruppo.

Il capogruppo dei Riformatori Sara Canu ha ricordato che l’Isola, da sempre al centro del Mediterraneo e purtroppo terra di conquista per assecondare le lotte di potere di potenze straniere, ha saputo opporsi agli invasori, come insegnava un grande intellettuale come Giovanni Lilliu parlando di “costante resistenziale”. Con la vicenda storica di “Sa Die”, ha proseguito la Canu, la Sardegna fa un grande passo in avanti nella valorizzazione del sentimento dell’identità; oggi quindi, da un lato, celebriamo la giornata “dell’orgoglio sardo” ma dall’altro, con lo sguardo rivolto al futuro, ci sentiamo fortemente impegnati nella battaglia contro gli svantaggi dell’insularità e per una nuova rappresentatività politica in Europa e nel Mediterraneo. Noi chiediamo, ha detto infine l’esponente dei Riformatori, le stesse opportunità per superare il divario che ci separa dalle altre Regioni ed il Consiglio è stato già protagonista di questa battaglia, con la riforma dell’art 119 della Costituzione, con la proposta di legge nazionale per la creazione della macro Regione del Mediterraneo occidentale, e oggi dal Recovery Found, dal quale non vogliamo stare fuori.

Il capogruppo di Leu Eugenio Lai, prendendo lo spunto dalle grandi sofferenze che sta vivendo la Sardegna a causa dell’emergenza sanitaria ed economica, ha sostenuto che questa edizione de “Sa Die” non può essere solo una festa ma piuttosto una occasione di riflessione, un appello all’unità del di tutto il popolo, forze politiche, sociali e sindacali, ed alla capacità di riscossa dell’intera società sarda. I problemi della sanità e della pandemia, ha proseguito Lai, oggi chiamano la politica ad un atteggiamento del tutto diverso, per questo rivolgo un appello al presidente della Regione Christian Solinas perché dia finalmente inizio ad un percorso di condivisione delle scelte in un momento così difficile aprendosi al confronto con i parlamentari dell’Isola e tutta la società sarda.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Francesco Mura, ha criticato i riferimenti alla polemica politica su fatti recenti, evidenziata dal collega della minoranza che lo ha preceduto, per ricordare “il senso e i valori profondi” della giornata dell’orgoglio sardo («il resto è analfabetismo costituzionale»).

L’esponente della maggioranza ha ricordato i lutti e la sofferenza della Sardegna ed ha poi insistito sulla crisi drammatica che penalizza imprese e famiglie, affermando che “la Regione ha compiuto grandi sforzi ma ne servono ancora di più grandi”. «La sfida – ha dichiarato il capogruppo FdI – è uscire dalla crisi economica e sociale per rilanciare tutti i settori produttivi».

Mura ha rivolto critiche alle chiusure imposte dal governo Draghi («non credo alla storia che non esistono governi amici perché esistono governi nemici»), ha invocato una efficace campagna vaccinale e ringraziato i sardi per i sacrifici fatti “anche a costo della limitazione della libertà personale”.

 «Il riscatto della Sardegna – ha concluso Francesco Mura – è nelle nostre mani e non possiamo sprecarlo nella riproposizione di promozioni partitiche che fanno riferimento all’indipendenza, perché noi siamo contrari in quanto ci sentiamo italiani di Sardegna (come disse Almirante nel suo ultimo comizio in piazza del Carmine a Cagliari)».

Il capogruppo di Forza Italia, Emanuele Cera, ha incentrato il suo intervento sulla grandezza dei Giganti di Mont’e Prama per stimolare “il popolo sardo” ad una orgogliosa presa di coscienza. «Il 28 aprile – ha affermato l’esponente della maggioranza - non sia un rito ma un momento di valori condivisi. Sia impegno che rivolgiamo alle nostre comunità e non solo velluto e launeddas».

Roberto Caredda, capogruppo del Misto, ha incentrato il suo intervento “sui tempi complicati dal Covid” ed ha definito l’emergenza pandemica “la nuova guerra da vincere”. «Come nel 1794 – ha affermato l’esponente della maggioranza – serve la partecipazione popolare ed un grande senso di comunità». Ricordato l’eroismo dei “camici” e “la grande solidarietà dei sardi”, Caredda ha concluso: «Oggi, iniziamo a vedere la luce in fondo al tunnel ma serve un comportamento responsabile da parte di tutti ed essere pronti a ripartire più forti di prima».

«Oggi c’è poco da festeggiare – ha affermato Michele Ciusa, capogruppo M5S – perché per il secondo anno consecutivo celebriamo Sa Die in un regime di restrizioni che stanno causando gravi sofferenze alle imprese e ai cittadini». L’esponente della minoranza si è quindi concentrato sulla “ripartenza” per auspicarne un’effcace programmazione delle diverse fasi: «Il rilancio dovrà essere basato sulle nostre peculiarità e una volta partiti non si dovrà più tornare in dietro».

Il capogruppo Pentastellato ha quindi ricordato un episodio di vita dell’illustre bisnonno (lo scultore Francesco Ciusa) che dopo essersi perfezionato all’accademia delle belle arti di Firenze ed aver partecipato con successo alla biennale di Venezia con la famosa opera “la madre dell’ucciso”, ricevette l’offerta di un magnate americano per trasferirsi negli Stati Uniti: «Mio nonno decise di declinare l’invito e scelse di restare qui, per riconoscenza verso la Sardegna, dopo essersi consultato col suo amico poeta e scrittore Sebastiano Satta che gli disse: se sei debole parti, se sei forte resta». 

Il capogruppo del Pd, Gianfranco Ganau, ha rievocato i momenti più salienti della “sarda rivoluzione” ed ha sottolineato il “il tono intimo” con il quale si celebra Sa Die. L’esponente dell’opposizione ha ricordato i drammi dell’emergenza Covid ed ha affermato: «Oggi non è un momento celebrativo quanto un momento di riflessione che vuole coinvolgere l’intera società sarda». Il riferimento al contingente momento politico è stato “l’opportunità che ci deriva dal Recovery” perché “la Sardegna, attraverso il corretto utilizzo delle misure straordinarie, può davvero superare i ritardi storici legati all’insularità”. «Siamo davanti all’occasione per riscrivere un nuovo piano di rinascita – ha insistito il capogruppo Dem – ma serve uno sforzo unitario ed il piano coinvolgimento del Consiglio regionale, delle istituzioni e dell’intera società sarda». Nel finale del suo intervento l’appello: «Il presidente Solinas ritiri il disegno di legge n. 107 che da settimane paralizza i lavori del Consiglio e non riguarda nessuna delle priorità che interessano i sardi».

«Il 28 aprile è – ha spiegato Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti – è un momento di riflessione collettiva sulla nostra storia che è fatta di capitoli di una stessa storia, di momenti gloriosi e di resistenza, come è stata Sa Die in Castello nel 1794».  Ricordando la legge istitutive della festa dell’’orgoglio sardo, l’esponente dell’opposizione, ha invitato il presidente del Consiglio a verificarne la corretta applicazione in ordine all’insegnamento nelle scuole della storia sarda ed è quindi passato ad affrontare i temi dell’attualità politica, ad incominciare da quelli che attengono l’emergenza Covid.

Anche il capogruppo della Lega, Dario Giagoni, ha evidenziato “il secondo anno di sa Die con la funesta ombra della pandemia globale” tanto che ha aggiunto: non mi sento di definirla come un festa. «Una giornata non solo simbolica – ha spiegato il consigliere della maggioranza - ma soprattutto di memoria storica che ci ricorda i tanti eventi tragici e le dominazioni che hanno segnato la Sardegna». Inevitabile il riferimento al dramma del Covid («ha portato desolazione e disperazione») ma l’augurio è che davanti all’emergenza e alle restrizioni: i sardi come nel 1794 sappiano rompere le catene per riconquistare libertà e identità.

Il capogruppo dell’Udc, Gianfilippo Sechi, ha preferito concentrarsi sulla ricostruzione storica degli eventi del 28 aprile e sui passaggi storici e politici che ne hanno portato all’istituzione come festa del popolo sardo, con la legge n. 44 del 1993 del Consiglio regionale. «Sa Die – ha spiegato il capogruppo della maggioranza – ci ricorda un momento di lotta unitaria del popolo sardo per l’autodeterminazione e l’autogoverno e la cacciata dei piemontesi ha un significato simbolico che deve essere attualizzato».

«Alla nostra festa manca il popolo – ha dichiarato il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula – insieme con l’abbraccio dei sardi ed il protagonismo dei nostri artisti e del mondo dello spettacolo, penalizzato forse più di altri dalle restrizioni da Covid». «Ciò che è più importante – ha proseguito l’esponente della maggioranza – è però affermare che Sa Die, nonostante tutto, c’è ed è celebrata nel parlamento dei sardi». Mula ha quindi definito sa Die, la legge sulla bandiera e quella dell’inno ufficiale “come doni del Psd’Az che quest’anno celebra i cento anni dalla sua fondazione”. Segue

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