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Pratobello, in Quarta e Quinta commissione arrivano i costituzionalisti sardi.

Cagliari, 21 Apr 2026 - Il tema delle energie rinnovabili torna in commissione Quarta e Quinta per un parere scientifico: quello dei costituzionalisti sardi Gian Mario Demuro, Andrea Deffenu e Giovanni Coinu.

Introducendo i lavori il presidente Antonio Solinas (Quarta) ha detto: “Sappiamo che la Giunta, a seguito della bocciatura della moratoria da parte della Corte Costituzionale, sta predisponendo un disegno di legge e speriamo di arrivare a una proposta condivisa con i comitati e il governo nazionale, per evitare nuove bocciature”.

Per il professor Deffenu “la proposta Pratobello è chiara nel suo intento e fa leva sull’articolo 3 lettera F) dello Statuto speciale.  Ma la Corte costituzionale ha detto che il mero richiamo a una competenza legislativa primaria come l’urbanistica non basta a proteggere una legge dai rilievi di legittimità costituzionale se la legge comunque viola competenze riservate allo Stato. Aggiungo che l’articolo 117 e lo Statuto vanno interpretati nel senso che il richiamo delle materie va letto in concreto sugli interessi sottesi per arrivare a sostenere la illegittimità costituzionale”. Per il cattedratico “la distinzione tra competenza statale e regionale è una valutazione dinamica che si fa guardando il fine e l’interesse tutelato, di competenza statale o regionale. Probabilmente la chiave è nella contrattazione con lo Stato”.

A seguire il professor Coinu: “Nella sentenza 184 la Corte Costituzionale dice che la legge non può prevedere aprioristicamente il divieto di installazione di impianti di produzione energetica. Le sentenze della Corte, dunque, hanno già modificato l’ordinamento giuridico. Siamo dunque in una situazione di grandissima confusione normativa, con parti della legge 20 ancora in vigore. Ma non esistono aree in assoluto non idonee. Mi sembra che la Pratobello non proponga una soluzione alternativa anche perché l’articolo 3 è titolato “divieto di insediamento”.  La Regione non ha strumenti per opporsi all’interesse prevalente della produzione energetica”.

Per chiudere gli interventi, il professor Demuru ha iniziato il suo ragionamento richiamando l’articolo 9 e il 43 della Costituzione. “L’ambiente”, ha detto, “entra nella tutela costituzionale insieme al paesaggio e nella massima condivisione di tutti i livelli di governo. C’è poi l’articolo 43, che riguarda l’intervento pubblico in economia e ci porta a dire che rispetto alle fonti di produzione energetica lo Stato con legge può riservare a sé forme di controllo attraverso le comunità energetiche o le imprese pubbliche. Vento, sole e mare sono certamente sfruttabili e certamente di tutti: non è così strano pensare che possano essere oggetti di concessione pubblica, com’è stato da sempre con le miniere.

Sono molto dispiaciuto per come lo Stato ha posto davanti alle Regione il tema della produzione di energia perché questo modo di fare è contrario allo spirito autonomista della Costituzione. Sono favorevole a una legge regionale collegata ai principi nazionali, discussa e concordata nella conferenza Stato – Regioni e non credo invece che si possa rapidamente disciplinare la materia con le norme di attuazione dello Statuto sardo”.

Per il direttore del Dipartimento di diritto costituzionale dell’Università di Cagliari “bisognerebbe guardare anche al modello della Valle d’Aosta, dove una società pubblica da sempre si occupa della produzione di energia idroelettrica. L’altro spunto che mi sento di offrire è il principio di ragionevolezza, da introdurre nei decisori amministrativi: è ragionevole consentire una distesa di pale eoliche accanto a un complesso nuragico? È ragionevole introdurre un campo fotovoltaico accanto a Sos Enattos, dove gli scienziati osserveranno la vita dell’universo? Io dico no, un privato non può decidere per tutti cosa fare e dove farlo”. Com

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